I falò dell’autunno.

Recensioni

Ci sono dei sogni e delle visioni in questo romanzo della Irene Nemirovsky che sta, ad ogni nuova lettura, diventando una delle mia scrittrici preferite. Falò d’autunno, che bruciano nella nebbia, che devastano per consentire al terreno di essere nuovamente fertile per la vita che si deve ripetere. Un ciclo antico, a cui anche oggi non possiamo sfuggire.

Trama:

La vicenda, divisa in tre parti, distinte con date precise, si svolge in un lungo periodo storico che va dal 1912 fino al 1942. Protagonista è un gruppo di Parigini, borghesi, le cui vite si intrecciano. Le famiglie vengono ritratte nei loro costumi e nelle abitudini consuete del periodo poco prima della prima guerra mondiale. Piccoli divertimenti, passeggiate, la scuola, le minime speranze di ognuno. Modesti alcuni, più agiati altri, ambiziosi taluni e sognatori. Lo scoppio della guerra sancisce un taglio netto con la vita come l’avevano conosciuta fino quel momento. Therese insieme alle altre donne e ai genitori anziani resta ad attendere che si svolgano le battaglie, che rientrino a casa i ragazzi andati a combattere. Qualcuno non tornerà, lasciando un posto pesantemente vuoto per gli anni successivi – fino alla fine del libro – qualcun’altro tornerà profondamente segnato come Bernard, partito giovanissimmo, contro il volere dei genitori e poi trasformato, privato di quell’innocenza e di quel desiderio idealista di libertà. Bernard incarna quella parte della società che si sentiva tradita dalla guerra, aveva lasciato la parte migliore di se in campo di battaglia, ora rivedeva la borghesia rimasta in città arricchirsi, speculare su vicende che loro, i soldati, avrebbero continuato a vivere come un incubo ricorrente. Tutto trasformato in gioco, a nulla erano valse le vite cadute, quelle che si sarebbero spente successivamente. Ogni mossa sembra guidata dal desiderio di afferrare l’attimo fuggente. Il denaro guadagnato facilmente è una chimera dalla quale viene affascinato anche Bernard, Theresa invece incarnerà per tutta la storia la parte buona ma vinta di quest’uomo. Lei resterà fedele all’Amore, anche nei tempi più bui, anche quando capirà di non avere speranza, di non giocare una partita con carte vincenti. La tragedia di una perdita importante sembra risvegliare in Bernard il ragazzino sopito, quello che aveva creduto nei principi di onore e di rispetto. Dopo aver vissuto distante e prigioniero, dopo essere stato per anni schiavo di desideri meschini finalmente sembra vincere qualcosa di buono, conservato come una fiammella, un piccolo falò interiore, che nemmeno le bruttezze più spietate sono riuscite a spegnere.

Il suo linguaggio, pur appesantito a tratti dal tempo, risulta ancora moderno, i temi sono universali. Lei parla di contrapposizioni umane, quelle che non smetteremo mai di vedere e di vivere sulla nostra pelle e nelle quali ci riconosciamo.

Quali temi universali si ripresentano in questo romanzo. L’Amore, sicuramente è uno dei fili conduttori dei romanzi della Nemirovsky, però è comprensivo di tutte le sue sfaccettature, è un amore complicato dalla diversa prospettiva dei due amanti, un Amore dentro il quale confluiscono i desideri del mondo. La coppia è annientata dalla realtà nella quale si trova immersa, le complicazioni dovute alla guerra, all’ingordigia, alla corruzione, alle tragedie quotidiane che sembrano sovrastare ed annientare anche chi si vuole sottrarre da queste.

Therese vive una vita minuscola, fatta di desideri piccoli, speranze spesso nascoste. Lei nella sua ingenuità già conosce ciò che desidera, ciò che le appartiene e ciò che inevitabilmente perderà, eppure, consapevole del dolore che sarà destinata a provare non rinuncia al suo amore per Bernard Jacquelain.

Personalmente a tratti mi sono identificata molto in Therese, e poi anche con Bernard che si perde dietro ai suoi desideri per poi, acquisita consapevolezza, tornare sui suoi passi e riabbracciare la sua identità… tornare alle sue origini.

Un circolo inevitabile, quello verso la consapevolezza. La sfida nei confronti della vita, ognuno a modo suo.

Carver

Conversazioni

Recentemente ho letto un libro che mi ha dato molti spunti sui quali riflettere. Il mestiere di scrivere di Carver, ancora sto metabolizzando parecchi concetti. Si tratta di una raccolta di riflessioni, interventi, lezioni ed esempi di mentoring svolti da Raymond Carver durante la sua fase di insegnante di scrittura. Immagina di trovare qualcuno che legga e voglia darti un parere disinteressato rispetto quello che scrivi.

Ma non uno qualunque, uno che sa scrivere. Uno che per farlo ha sofferto, si è strappato i miinuti di sonno per potersi dedicare alla sua passione, non faceva finta. Uno che quando leggeva sondava le pieghe della scrittura, della storia. Insomma io avrei proprio desiderio di incontrare qualcuno, con la mia passione per la scrittura e con l’intenzione di comprendere a fondo le motivazioni che stanno dietro certe scelte linguistiche e della trama. E’ uno studio dettagliato, particolare, estenuante. Ogni tassello deve andare esattamente al punto giusto, altrimenti non funziona.

Questa mia idea e sensazione di inadeguatezza mi costringono a revisioni continue. Finisco la frase e la rileggo, voglio che esprima il concetto, che suoni bene e che sia corretta. Mi correggo vorrei fosse così, ma temo ci vorrà molto tempo per rendere così efficace la mia scrittura. Mille revisioni prima che le mie storie possano essere lette.

Chi ben comincia. Sto scrivendo a singhiozzo, anche qui nel blog, questo caldo cittadino mi uccide, riesco appena a leggere qualche pagina ma la concentrazione è veramente dura da conservare. Devo ammettere che ho molta difficoltà, ma le passioni non dovrebbero conoscere limiti…eppure quest’anno il calore pazzesco al quale siamo esposti mi sta scarnificando l’anima, la mente, il cuore. Uno strazio fatto di sensazione di sconfitta, quella che purtroppo aleggia intorno a me, nella società che frequesto, solida.

Vorrei fuggire, ma non c’è porto sicuro. Devo solo tirare i remi in barca ed attendere un vento propizio, possibilmente fresco – ma ormai ho gettato la spugna col meteo – mantenendo la rotta, per ora e Carver mi sta aiutando a comprendere alcuni punti, con un’estrema semplicità come si conviene alle persone intelligenti. Ora comincerò anche Amaerica Oggi, una raccolta di racconti. Devo scriverne uno in particolare, per farlo ne sto leggendo molti. Voglio buttarmi in questa iniziativa della Sara Rattaro, se ti capita su Donna Moderna c’è una ribrica settimanale, lei da dritte sull scrittura creativa e poi si possono spedire degli elaborati, partecipa se ti va io se tiro fuori qualcosa di buono manderò… sono 3000 battute, posso farcela a mettere insieme un’idea e presentarla in modo efficace? Sembra un gioco da nulla, ma poi quando ti ci metti e pretendi da te stessa qualcosa di più… diventa più complicato. Vedremo, c’è ancora un pochino di tempo, forse che mando… anche se ad essere onesta temo che nessuno leggerà mai nulla di mio.

Si lo so, sono nella fase di pessimismo e fastidio, non è da me, ma sarà il caldo a parlare, mi sento come se avessi attraversato l’Oceano a vuoto.

QUI IL LINK PER L’ACQUISTO DEL LIBRO!

Spero la tua estate sia decisamente più soft!

Lucy

Karla Suarez. La viaggiatrice.

Recensioni

Una scrittrice che desidero approfondire anche perchè con un rapido test su instagram mi sono accorta che la conoscono in pochi, o comunque pochi di coloro che frequento nella mia community, forse sono stati timidi, non lo so.

Classe 1969, laurea in Ingegneria informatica all’Havana e primo romanzo “Silenzi” pubblicato nel 1999 con cui vince in Spagna il premio Lengua de Trapo. Questo contrasto tra la sua formazione e la capacità di conciliare la sua professione e la scrittura, mi ha conquistata quando nel 2007 avevo comprato, alla stazione dei treni di Padova oppure alla Feltrinelli, ora non ricordo un suo libro, “La viaggiatrice”, che ho divorato viaggiando in treno. Ricordo addirittura le persone che erano sedute con me nel treno, mentre leggevo, la calura impossibile di quel luglio. La copertina arancione con una donna munita di trolley. La mia vita allora era sempre in viaggio, nemmeno disfavo completamente la valigia, pochi giorni in una città e via pronta per la prossima. Mi mancano tantissimo quei tempi e riprendere in mano questo libro me li ha riportati alla memoria.

La viaggiatrice è un romanzo in viaggio e ricerca, nel quale avevo trovato un sacco di rimandi alla mia stessa vita e alle emozioni che provavo allora. Si tratta del secondo pubblicato da Karla. Le protagoniste sono due cubane, Lucia e Circe, due donne profondamente diverse e per questo legate, forse anche dalle loro radici, come accade a me ed una mia carissima amica, viviamo in città e paesi lontani, esperienze diverse, eppure unite da un filo indissolubile. Entrambe lasciano la loro città, Circe seguendo un uomo a Roma ma vivendo di rimpianto e nostalgia per il suo paese, pur consapevole che nemmeno li avrebbe trovato pace. Ricordo che a quel tempo vivevo una sensazione simile verso la mia Trieste ma in realtà volevo essere Lucy (mia omonima tra l’altro), lei sembra decisa a cercare davvero il suo posto nel mondo, certa che le appartenga di diritto, lei vuole la libertà, sempre a cambiare città, progetti, sogni, tesa verso la sfrenata ricerca di qualcosa che le sfugge. Si passa da l’Avana a Parigi, Roma, poi il Messico…tutti posti che avevo già visitato quando ho letto il romanzo, forse per questo motivo sono riuscita a seguire oltre che spiritualmente anche fisicamente i movimenti delle donne. Circe inoltre sccrive un diario di bordo, annota i suoi pensieri le sensazioni che vive nei luoghi che attraversa, “sorride alle piazze, si perde e cammina fino a farsi dolere i piedi”. Mentre leggevo ricordo che risuonava Concierto de aranguez nelle mie orecchie perchè più volte citato nel romanzo, anche oggi se ascolto quell’aria ecco che tutta la potente nostalgia di queste vite mi pervade.

Una volta letto credo possa rientrare facilmente tra i romanzi preferiti di molti. Chi non è in bilico? Chi non vive momenti di smarrimento per affrontare i quali si potrebbe pensare effettivamente ad una fuga dalla routine, una ricerca di altre case, altra aria, altra gente?

Mi ci ritrovavo molto allora e anche oggi. Credo i libri vengano a cercarci quando ne abbiamo bisogno oppure è proprio l’inconscio a guidarci nella ricerca di risposte. Per quel che mi riguarda questa storia mi aveva aperto un mondo rispetto la vita, uno sguardo consapevole sulla realtà, sulle amicizie, sui desideri che non possono essere sopiti. Credo abbia risvegliato allora qualcosa in me, che temo non si sia mai spento.

Una giovane donna che pur non avendo particolari possibilità o poteri, si ribella, al suo retaggio, alla sua storia, si cimenta nel riscrivere la sua vita e per farlo va nel mondo a cercare nuovi tasselli. Suggerisco a tutti gli adolescenti la lettura di questo genere di libri, stimolare il linguaggio e l’ideale, il proprio modo di vedere la realtà che ci circonda. Comprendere ed interrogarsi sulla vera natura dei rapporti con le persone e con i luoghi che abitiamo, ci parlano o ci ricordano qualcosa? Li viviamo con tutta la passione di cui siamo capaci oppure siamo sospesi nel presente, senza la reale convinzione di appartenervi? Abbiamo coraggio?

Sono quesiti per niente banali se ci pensi, domandati adesso a bruciapelo, cosa ci stai facendo esattamente dove ti trovi adesso, ti piace? Chi hai al tuo fianco? Quali sono i tuoi amici? Ci credi in quello che ti raccontano, ci tieni? Davvero? Sei nel posto giusto. No? Devi continuare la tua ricerca, che temo non smetta mai perchè come cita Karla “La città esiste e ha un semplice segreto: conosce solo partenze e non ritorni” da Le città invisibili di Calvino ed io so, per certo, che quando ho lasciato per la prima volta la mia città, non sono più tornata uguale ed ho perso in parte le mie radici, non lo considero un male ma è un dato di fatto con cui ho dovuto confrontarmi.

Siamo una specie senza pace. Destinati al tormento forse fino all’ultimo respiro, perchè la curiosità, quella che ci fa rompere le cose e di cui parla Stirner nell’incipit di “L’unico e la sua proprietà” sempre alla ricerca legittima, come bambini alla ricerca di un sacrosanto conflitto con la realtà, per dominarla finchè, dopo averla esplorata e compresa, sono sicuri e paghi. Chi legge e scrive ha l’opportunità di trasformare in un cubo di rubik lo scenario, di riconsiderarlo… forse è solo un inganno. Siamo qui a cercare un senso, un posto, uno sguardo nel quale perderci e che ci confermi di non essere soli a guardare il mondo.

Il romanzo della Suarez mi ha sempre lasciato questa sensazione di nostalgica ricerca, leggendola mi sono sentita meno sola, spero possa consolare altri questa mia segnalazione.

#21giorniscrivendo 4° esercizio

Scrittura

Si lo so non sto facendo gli esercizi ogni giorno ed il mio grillo parlante mi sta massacrando. Eh si perchè io oltre ad essere supercritica verso me stessa ho pure una sorta di vocina interiore che rincara la dose. Tuttavia voglio prendere, ok vorrei prendere questa avventura morbidamente. La scrittura la trovo essenziale, ma devo ancora costruirmi una mia routine. Noto che la mattina potrebbe essere il mio momento anche perchè, con questa afa, nel pomeriggio trovo difficile concentrarmi. Invece il mattino, nel mio studio, con il riverbero del sole ed un po’ di aria si insinua dalla porta finestra, nel silenzio interrotto solo dal cinguettare di qualche canarino mi sento a mio agio. Anzi, mi sento esattamente al mio posto, dove vorrei stare sempre in realtà, se non avessi mille cose che mi distraggono. Devo decidermi a sfrondare. Ho la testa occupata da troppi pensieri nocivi ultimamente, questo sicuramente non fa bene alla creatività.

Se avete voglia di cimentarvi e taggarmi su instagram @amatoluciana_ con #21giorniscrivendo vengo a commentarvi con molto piacere! Buon lavoro!

Ed eccoci quindi al motivo per cui scrivo questi esercizi, per sgombrare la mente. Liberarmi da fardelli e disancorate le zavorre ecco che posso vibrare nell’aria e magari divertirmi e divertire, oddio, la seconda sarebbe il massimo!

Ecco l’esercizio di oggi:

Ti risvegli e scopri di aver cambiato sesso. Racconta la tua prima giornata nel nuovo corpo.

Foto di Nick Demou da Pexels

Apro gli occhi e mi sento allegra. Mi avvio in cucina per preparare il caffè, mio marito si sveglia sempre soltando al gorgoglio della caffettiera, un patto tacito di non belligenanza mattutina. D’altronde mi dice sempre che sono come le bambole: mi metto orizzontale e dormo, mi alzo verticale e sono al cento per cento. Tutto vero!  Il fuoco traballa sotto la moka e vado in bagno a lavarmi la faccia, sono senza occhiali. Apro l’acqua e guardo il getto fresco, con le mani la raccolgo a bacinella e me la lancio sul viso… peli? Come hanno fatto a crescermi dei baffetti così folti durate la notte, sotto le dita sento ispidi i peletti sopra il mio labbro, gli occhi sono chiusi per l’acqua che un po’ mi brucia sempre, anche senza sapone. Afferro con una sensazione di orrore e di panico l’asciugamano alle mie spalle, scartavetro la mia faccia in tutta velocità, mi avvicino allo specchio. Bocca aperta, occhi sgranati. La chioma è sempre quella, riccioluta, scura ed indomita, il pigiama a fiorellini è al suo posto, peccato che la mia mascella sia decisamente più robusta e che al centro della mia faccia, esattamente tra il naso, è sempre lui, e la mia bocca, è lei, spuntino due baffetti orripilanti alla Magnum PI. – No! – Guardo nella maglietta, sparito tutto, sono una tavola da surf. Ok ammetto questo l’avevo sognato da sempre. Già mi vedo a correre comodamente e senza sballonzolamenti molesti. Purtroppo però sento pure qualcosa di diverso più sotto, no questo davvero non l’avevo preventivato. I baffi passi, avevo già immaginato di debellarli con la lametta di Vince ma del resto? Come faccio. – Oh santo cielo, ora Vi si sveglia, che gli devo dire, infarta sicuro. – Il caffè gorgoglia ed il mio cuore impazza. Metto tutto nelle tazze, meccanicamente, pacco di biscotti. Mi siedo al mio posto. Vince si affaccia alla cucina, sono di spalle, tengo la tazza davanti alla faccia. Lui è assonnato, di solito parla poco a colazione, ci mette cinque minuti e si rifugia in bagno. Perfetto. Sono ancora in incognito, mi metto una tuta. «Vado a correre!» da dietro la porta del bagno, con le chiavi in mano. Sento scorrere l’acqua della doccia. « Oggi vado a cena con i colleghi, torno tardi. Scusa mi sono dimenticato di avvertirti» – Evvai! – «Nessun problema, stasera devo sbrigare una cosuccia». Esco correndo dalla porta e comincio il mio solito giro, la comodità è davvero unica, mi sento leggera, anche i pensieri molto più radi sembrano non affastellarsi in mille scatole cinesi. Tutto fluido, A poi B. Incrocio una ragazza bionda che vedo tutti i giorni e solitamente sembra concentratissima nella corsa al mio fianco, mi fa l’occhiolino. Non ci credo. Sento le budella che si contorcono, avrò anche l’aspetto di un uomo ma dentro sono donna. Ma poi, si usa ancora fare l’cchiolino? Proseguo la corsetta tra le felci che bordano il vialetto, sono veloce anche in salita, mai avuto tanto fiato. Buono per correre, ma cosa me ne faccio di questo corpo, come può essermi accaduta una cosa del genere. Avevo letto qualcosa sugli ormoni nella lattuga, ieri sera ho mangiato solo quella, per farle crescere in serra chissà cosa ci mettono. Finita la corsa passo un salto al supermercato, non lo avrei mai fatto da donna sudata ma da uomo sudato mi sento autorizzata, mancano diverse cose e riempio due borse, le tiro su come niente. Vantaggi: sono piatta, forte e me ne frego di quello che le persone intorno pensano di me, puzzo di sudore e mi sento al mio posto anche così. Faccio spallucce. Rietro a casa che Vi è già uscito, doccia, rapida e senza guardarmi, ho abbastanza ribrezzo per questo mio corpo fuori posto. Indossata una tuta pulita avverto in ufficio che non potrò recarmi a lavoro stamattina. Emicrania e mal di gola, si per quello è così cavernosa, passano le ore e aumentano segnali di mascolinità, mi trovo un sacco di peli su braccia e gambe, che orrore e che caldo. Lavoro in smart working tutto il giorno, non faccio pulizie e poi indosso un vestito di Vi e vado a fare due passi, voglio bermi una birra al pub vicino casa, quello con i tavolacci di legno dal cui ingresso esce sempre un odore di rancido, mi attrae. Ordino una lager al bancone e scambio due chiacchiere col barista, i miei vicini sono due ragazzi più giovani, mi invitano subito ad incrociare le pinte, giochiamo a freccette, li vinco e non nascondo la soddisfazione, anzi la sottolineo ridendo sguaiatamente ma offro generosamente un’altra birra ai due. Parliamo di calcio, per fortuna Vi mi fa da anni una testa così e riesco a ribattere qualcosa fingendomi interessata, niente massimi sistemi, niente pare sulla società o pettegolezzi, si parla asciutti. Concludiamo la serata con un sigaro ed un rhum, loro mi raccontano delle mogli, non generosamente, complice l’alcool, sembra una sorta di rituale a conclusione serata, prima di tornare a casa. Pur capendo a cosa si riferiscono cerco di non prenderli a randellate con lo sgabello, ma alla fine non conosco le mogli e potrei anche provare un pizzico di compassione per loro, mi sono anche divertita. Rientro a casa spossata e con le tempie pulsanti mi svesto, ripongo in lavanderia gli abiti puzzolenti di sigaro e di alcool e mi butto sul letto. Mi risveglia Vi che è rientrato a casa, si sta cambiando a fianco del letto. Buio quasi pesto, guardo con un occhio la sveglia, le due e mezza. «Ti sembra l’ora…» Biscico istintivamente e poi, memore delle parole dei ragazzi al pub, mi mordo la lingua girandomi sul fianco per nascondere ulteriormente la faccia, mi seguono le mie forme e mi porto immediatamente la mano sotto il naso. Liscia, grazie al cielo, liscia.

#21GIORNI SCRIVENDO 3° ESERCIZIO!

Scrittura

Ecco il terzo esercizio ho scritto questa cosetta proprio in dieci minuti zik zak col caffè! E’ stato davvero divertente se hai voglia anche tu di metterti a scrivere questi sono spunti molto interessanti!

 Racconta una partita a scacchi dal punto di vista di un pedone sulla scacchiera.

Ringrazio sempre il cielo per essere fatto di legno. Mi hanno tornito in un resistente mogano, sono pregiato, risplendo e posso sempre darmi un tono. Mi staglio bene sulle caselle di avorio della nostra scacchiera, tutta la mia famiglia è al completo, non come accade a certe scacchiere di resina o legnetto di seconda scelta, a noi ci ripongono con cura, ci contano e quando sono certi che riposiamo tutti nei nostri giacigli di velluto, ci ripongono in un luogo sicuro. Si, sono fortunato per queste attenzioni, i giocatori ci sfiorano con un certo ossequio, d’altronde dove dovrebbero andare senza di noi, soprattutto senza di me, pedone e fiero del mio ruolo. Tarchiato e ben piantato a terra, ho un delizioso feltrino sotto che rende carezzevole il mio incedere sugli scacchi. Ora mi stavo appisolando nella silenziosa penombra della stanza ma improvvisamente ho sentito dietro la mia nuca lo sguardo preoccupato di giocatore 1, giocatore 2 mi aveva posizionato qui già da un pochino. Solo adesso Giocatore 1 si è accorto che qualcosa non va, ed ecco che ci risiamo, mi punta gli occhietti slavati addosso, sento il fiato che arriva pesante su tutti noi, ci lamentiamo moderatamente, per fortuna non abbiamo nessun foro attraverso il quale gli effluvi sgradevoli di questi esseri umani sudaticci ci possa dar fastidio, noi pedoni, diverso è il discorso per cavalli re e regine, ma loro sono parenti di non so che grado e si sa anche tra pedine i rapporti non sono così forti. Ora sono fermo qui e blocco la mossa di giocatore 1, percepisco giocatore 2, gongola, come sempre. Giocatore 1 cambia spesso, giocatore 2 è sempre lui, si sfrega le mani ogni volta che ci tira fuori, di solito vince. Sono contento sia lui ad averci in questa partita, non ha mani mollicce e sudate come capita ai giocatori 1. Tamburello di dita sul tavolo, mano che si avvicina alla mia testa, no non mi muovono, l’attenzione si sposta verso torre che vedo abbastanza preoccupata, lei detesta le mani appiccicose che la prendono per la collottola, poi a lei il contatto può durare parecchio anche tutta intera la fila, sei o sette riquadri, non la invidio. Ora mi sembra di potermi riposare sereno, ho già visto questo schema, giocatore 2 guarda giocatore 1 scuotendo la testa… e scacco matto ecco Re per l’ennesima volta schiacciato a faccia in terra, io sono pedone bello tarchiato e luccicante e nessuno mi ha mai capottato. Questa partita sono stato mosso solo due volte da mani asciutte e tra poco si torna a casa. Alla prossima!

#21giorniscrivendo 2° esercizio!

Scrittura

Eccoci al secondo esercizio di scrittura, li metto qui nel blog così per divertimento. So benissimo che non si tratta di niente di particolare ma voglio tenerne memoria qui e poi è un modo interessante per interagire, qualora uno dei “passanti” volesse dirmi qualcosa o meglio scrivere qualcosa per instaurare un dialogo costruttivo a tema scrittura.

Ricordo che gli esercizi sono semplici butade, giusto per attivare la creatività. Inoltre non devono essere papiri, siamo sulle 15 massimo 40 righe. E’ una scrittura rapida, che deve stimolare la creatività, automatizzare meccanismo e far elaborare rapidamente scene, esattamente come le vediamo nella nostra testa, ognuno con il suo sile particolare, ovviamente!

Se partecipate fatemelo sapere sia su instagram @amatoluciana_ oppure con un commento qui! Mi farà molto piacere interagire!

Foto di cottonbro da Pexels

L’esercizio di oggi è il seguente:

Sei a cena con una coppia di amici che improvvisamente cominciano a litigare. Tu sei amico di entrambi e li conosci da tempo. Racconta il litigio dal tuo punto di vista di osservatore esterno.

Cena alla Marinella, il ristorante di tutte le nostre occasioni più importanti, elegante, ma non troppo formale. Accarezzo il cartellino della prenotazione, c’è scritto a mano Paola, lei conosce bene il proprietario ed era sempre caschè e prosecco fresco al nostro arrivo, non questa volta, forse mancavamo da troppo tempo. Non vedevamo i nostri amici da due anni, tra mille cambi a lavoro e problemi familiari. Eravamo sempre prodighi di cortesie telefoniche, per lo più asettiche conversazioni che invece di avvicinarli me li facevano sentire distanti, ma reggevo la recita. In attesa del dessert, per la prima volta in anni di amicizia, desidero che la serata si concluda. Simone al mio fianco è seduto di sghimbescio, muove ritmicamente il ginocchio mentre ascolta con la bocca imbronciata Stefano, Paola giocherella con i resti di un grissino. Avevo già notato anni fa questa sua tendenza, mangiava e parlava sempre meno, anche stasera tergiversa e si guarda intorno annoiata, mentre lo fa i solchi delle scapole mi bloccano il respiro. Mi sento triste per lei, per il ricordo delle risate con cui solitavamo pasteggiare. «I motori quest’anno ci stanno dando problemi, i fornitori dei pistoni hanno cambiato lega…». Un’infinito susseguirsi dei soliti dettagli tecnici che ci tagliano fuori dalla conversazione, non me ne ero mai accorta. Si avvicina il cameriere con i piatti, Paola si stringe nelle spalle, da un colpetto sul braccio di Stefano, immagino per sviarlo «Ste, ordina una bottiglia d’acqua frizzante dai». Stefano, si irrigidisce al suo tocco e scatta verso di lei mentre i dolci vengono adagiati davanti a loro. «Ordina tu, scusa» una voce stridula che non avevo mai sentito. «Ometto inutile» sibila Paola. Mi si raggela il sangue nelle vene, mai avevo sentito loro due rivolgersi parole aspre, il tono sembrava ormai ben accordato. Avverto Simone rizzarsi sulla sedia, immagino stia pensando – è successo qualcosa?- . Terminiamo in silenzio il nostro dolce, Paola ne lascia metà, Stefano lo divora in pochi minuti poi ci guarda cercando conforto. Lei si concentra sulle sue unghie, vuole alzarsi e scappare o scomparire, la conosco, anche se non mi parla più di quello che sente, la vedo. Sono in imbarazzo, per la recita a cui si sono voluti sottoporre. «Avevo solo voglia di una serata tra amici, come ai vecchi tempi, è chiedere troppo secondo voi?» Stefano rompe il silenzio all’improvviso, tagliente. Paola diventa paonazza, lei vuole lavare i panni sporchi a casa. «Ma se sono anni che non vuoi uscire con loro due!». Trasaliamo, la situazione si fa spinosa. Stefano sembra snodarsi come un serpente «Strega e farneticante, sei piena di problemi, io ragazzi non resisto. Voglio il divorzio. Ora lo sapete». «Si. Il divorzio. Povero illuso. Lo sapevate voi due anni fa con chi se la faceva, si?» Questa volta lei mi guarda direttamente, sento una voragine sotto la mia sedia. Stringo la mano di Simone e mi ci aggrappo, la testa mi gira, siamo alla resa dei conti. «Lo sapevi, tu. Tu, la mia amica». Scandisce quest’ultima parola, lentamente, ogni lettera è una silettata allo stomaco. Sento tenerezza per loro due, il mio rammarico è che non si potrà riavvolgere il nastro. «Come ci siamo potuti ridurre così». La frase mi esce di botto,  un pensiero che da tempo mi trascino dentro. – Come faremo a ricomporre questa brutta copia di noi. – Mi guardano stupiti. «Io prendo un taxi» sbotta Paola alzandosi bruscamente e facendo cadere la sua borsa, di riflesso balziamo tutti in piedi, Stefano cerca di aiutarla, lei lo scosta in malo modo, con le mani tremanti afferra la borsa e si avvia dignitosa fuori dalla sala, senza guardarci. Stefano rimane solo, davanti a noi, spalle curve e sembra un bambino. «Che gran cazzata che ho fatto!».  

Maggio di lettura

Recensioni

Maggio è scappato rapidamente, trentuno giorni, un mese lungo eppure, mi è sfuggito tra le mani.

Sono stata molto impegnata in queste settimane. Sto cercando di trovare, di nuovo, un posto nel mondo. Il mio precedente “sistema” è crollato. Sto attivando i piani C,D,E…tengo da parte F,G,H. So per certo che prima o poi arriverò a Z. A quel punto? Cosa si fa, si riparte con A oppure si inventa un nuovo alfabeto. Chi può dirlo, vivendo lo scopriremo.

Maggio, sono stata abbastanza brava con le mie letture, ho amato quasi tutto quello che mi è capitato a tiro, alla lista andrebbero aggiunti due titoli di autori sconosciuti e di cui non conosco il titolo, letti durante un corso, è stata un’esperienza interessante che mi ha impegnato le domeniche. Ho imparato delle cose, il che è utile, ho capito anche qualcosa in più di me, decisamente non secondario.

🌸A sangue freddo – Capote
🌸La mano nera – Giuffrida/Ciatti
🌸La signora trasformata in volpe – Garrett
🌸Sortilegi – Pitrzorno
🌸Sullo scrivere e sui libri – Orwell
🌸L’orchestra rubata di Hitler – Montemurro
🌸La figlia unica – Nettel
🌸Quel fantastico giovedì- Stainbeck
🌸L’assassino – Simenon
🌸L’arte del romanzo – Kundera
🌸La luna e i falò – Pavese
🌸Il mare senza stelle – Morgenstern questo ancora in lettura va a rilento…

A sangue freddo credo dia il primo romanzo di Capote che leggo, e dovrò recuperare tutto. Un taglio pazzesco dato alla storia, netto, preciso, con descrizioni perfette. So che non si deve scrivere perfetto. Chi sono io per definire uno stile tale, ma lo è. I tempi sono dosati, i personaggi svelati escono dalle pagine, netti pennellati perfettamente. L’atmosfera ti coinvolge a tal punto che ad un certo punto ti senti catapultato nelle pagine e VEDI letteralmente la storia scorrere davanti ai tuoi occhi.

La mano nera, a questo testo ho dedicato un post intero ovviamente mi è piaciuto perchè è una sorta di dossier su un tema tremendamente attuale. Leggetelo è istruttivo e molto toccante!

La signora trasformata in volpe, una favola delicata e struggente. Un momento di poesia, di richiamo alla natura. Un desiderio sopito dentro a tutti i nostri cuori, la ricerca della propria natura, diventare noi stessi è la missione più difficile da compiere e lo si deve fare a costo di un grande sacrificio, ma altrimenti la vita non avrà senso averla vissuta. Oggi ci leggo questo dentro…oltre ad una visione dell’Amore, quale possesso, niente di più inconcludente, come potrà sperimentare il protagonista di quuesta incredibile vicenda.

Sortilegi qui siamo davanti alla raccolta di tre racconti. Il primo quello più lungo credo sia anche quello che mi ha conquistata maggiormente. Un rifacilento di un precedente lavoro della Pitzorno, che ammetto non avevo ancora letto. Si tratta di una favola struggente, che parla di pregiudizio e di ingiustizia con uno sguardo innocente. Si sente il peso di questa riflessione entrare nel cuore leggendo il testo. Notevole la ricerca del linguaggio, lavoro non da tutti. Molto bello.

Sullo scrivere e sui libri. Ho adorato questo libretto di Orwell. Lucido saggio in cui sembra quasi di intrattarnere una conversazione con lui, quale privilegio sarebbe stato. Lungimirante, netto, prodigo di visioni lungimiranti. Inconfondibile ed imprescindibile, conto di leggere tutto quello che ancora mi manca di suo.

L’orchestra rubata di Hitler, un bel romanzo, ormai ho capito che i libri della Montemurro mi entrano subito nel cuore, secondo me qui è andata ancora avanti sia nello stile che nella costruzione della trama, dovrebbe avere maggiore successo, lo meriterà, forse deve arrivare il momento giusto come per tutti. A mio avviso è un libro interessante da leggere, tratta un tema interessante e poggia su figure femminili.

La figlia unica questo romanzo attendeva da qualche mese di essere letto e finalmente è arrivato e in un paio di giorni ho divorato ogni sua pagina. Mi ha conquistata per il suo tratto molto semplice, la trama è strutturata bene, i personaggi ci sono. Il tema interessante, soprattutto mi ha fatto pensare molto questo concetto di maternità liquida. Tema per me, che ho deciso di non avere figli, molto importante, soprattutto alla luce degli ultimi sconvolgimenti nella nostra famiglia che hanno minato moltissimo le relazioni e che mi hanno fatto soffrire molto, portando alla ribalta tematiche che ero riuscita a far tacere per qualche anno. Ma le ferite si riaprono facilmente, purtroppo c’è chi gode nel togliere le crosticine. Io non ne avevo bisogno, ma la vita è fatta anche di sconfitte, questo libro quindi per me è stato particolarmente tocante.

Quel fantastico giovedì mi ha riprovato che Steinbeck è uno tra i miei autori preferiti, ha una narrazione ed una caratterizzazione dei personaggi che prendono immediatamente il lettore. Ti catapulta nei suoi mondi, sei parte delle vicende che accadono spesso ti riconosci nei tratti di qualcuno dei suoi personaggi. Qui sono stata tramortita dalla triste esistenza dei personaggi, sembrano degli emarginati che nella tristezza delle loro esistenze hanno trovato un sodalizio, sopravvivono malgrado l’oscenità della realtà nella quale sono calati.

L’assassino qui ho ritrovato lo stile asciutto di Simenon che descrive sentimenti e psicologia con un tocco noir particolarmente interessante. La società ed il suo asservimento alle apparenze. I ragionamenti di Kouperos ci fanno pensare ad un dialogo con la nostra stessa coscienza, siamo tutti esenti da questa follia borghese oppure ne siamo vittime?

L’arte del romanzo di Kundera ovviamente occupa uno dei primi posti nel podio delle letture di maggio. Sono particolarmente legata a Kundera perchè è stato l’autore che mi ha davvero fatto vedere la scrittura sotto un’altra luce. In questo libro composto da sette parti descrive il romanzo come una polifonia, scrittura e musica vengono accomunate da questa capacità di “raccogliere” un sentire umano trasversale, in termini di condivisione di sentimento e competenza pura, nel trasmettere un senso che altre forme letterarie non riescono a raccogliere in se.

La luna e i falò l’ultimo romanzo scritto da Pavese prima del suo suicidio, una summa forse, o per lo meno rispetto la consapevolezza acquisita fino a quel momento. Mi domando cosa avremmo potuto leggere ancora, se fosse riuscito poi a superare questi sentimenti contrastanti e sofferti co cui filtrava realtà ed emozioni. La luna ed i falò è una storia di ritorno ma si snoda come una specie di flusso di coscienza, ricordi, presentimenti, odori riflessioni che tramite l’espendiente dei flashback e dei monologhi restituisce una visione poetica della realtà nella quale i personaggi si muovono.

Il mare senza stelle, non so se riuscirò a terminarlo. Forse lo farò, lentamente, soltanto perchè nella mia vita ciò che odio di più è lasciare un’opera a metà. Non riprovarci e non finire. Devo farlo per una specie di questione di principio. Forse il mese prossimo potrò scriverne… vedremo. Il genere proprio non riesce a prendermi.

Destini da forgiare. Probabilmente con dolore.

Conversazioni

Eh niente. Ultimamente sono sovrastata dall’incompletezza della mia formazione, in generale proprio. Intendo l’ABC per affrontare la vita, malgrado questo, la mia incontrovertibile arroganza nel volerlo comunicare sta diventando sempre più urgente. Lo voglio fare, ho realizzato che si tratta di una delle poche cose che so da quando ho voce. Voglio scrivere, esserci, avere una cazzo di voce e darla in pasto al mondo. Perché scrivere è solo un dolore latente che non conosce altra via. Si scrive per se stessi, per farlo sapere e per vendicarsi di un’esistenza fatta di umiliazioni, di privazioni e di ingiustizia. E’ una guerra contro se stessi, un’ingaggio che non trova mai pace. Il chiodo batte sempre lì. Ma oggi ho una sensazione così diversa, così lucida come si trattasse di una folgorazione che mi esalta ed al contempo mi distrugge, so che può sembrare un discorso folle.

Mi viene addosso una disperazione gelida e mi faccio un altro litro di caffè. Questa inquietudine con cui convivo da sempre, messa a tacere con palliativi, per anni, ora è urgente. Spinge il suo dolore in gola e me la annoda, crudelmente. Mi vergogno tremendamente per aver perso tempo e non essere evoluta come essere umano, per aver scordato chi sono. Voglio liberarmi, disperatamente da questa mia mediocrità. Alice nel paese delle meraviglie, esci da questo corpo. Io so di avere un talento ma poi? Come strizzarlo fuori da questa carne putrida nella quale sono racchiusa? Si, siamo destinati a marciare per marcire, lì sotto terra, inutilmente o forse utilmente, secondo logiche naturali perfettamente architettate e che non avremo mai il privilegio di esplorare a fondo.

Nel mentre, in questo respiro intermedio che cosa siamo chiamati a fare? Cercare un significato o offrirne un’interpretazione? Ho paura, più leggo, più mi informo, più studio ecco, aumenta la mia inquietudine. Voglio scrivere e lo voglio fare sapendo dove mi trovo. Voglio servire a questo meccanismo in cui il caso mi ha lanciata.

Sto candendo vorticosamente verso la fine dei miei giorni, senza paracadute ovviamente. Voglio fare un gran botto anche farmi male se serve ma fare casino, per una volta nella mia vita, esserci. Nel mentre mi sbraccio e precipito, perché questo nulla, tutta questa aria che mi ferisce il viso, che mi fa lacrimare, è troppa, tutta assieme, essenziale ed al contempo assassina. Mi sento dilaniare nel corpo e nello spirito.

Inspira, espira. Forse oggi è nata l’idea di chi sono, di dove potrei andare. Oggi ho avuto questa illuminazione. L’identità. Altra ricerca non potrebbe avere senso ora, altra esplorazione sarebbe superflua. Andiamo per grado, sveliamoci con pazienza. Parlo a me stessa come stessi davanti ad un folle, con calma, cercando di estrapolare qualche parola di senso, per capire cosa ancora di può salvare di questa identità perduta. Ci sei. Mi guardo negli occhi attentamente. In cerca di identità.

Ti scruto cara mia, forse ti ho vista oggi, per la prima volta. Sei nata, ma la strada per il primo vagito è lunga. Se si partorisce con dolore si diventa se stessi con altrettanta disperata urgenza e tremenda lacerazione.

L’orchestra rubata di Hitler – Silvia Montemurro

Recensioni

Silvia Montemurro, classe 1987, pubblica il 13 maggio 2021 il suo nuovo romanzo edito con Salani. La Montemurro è una giovane scrittrice che ha saputo con questo romanzo confermare le sue indiscusse capacità di creatrice di incanti.

La storia di questo romanzo prende spunto da una vicenda reale, consumata durante le persecuzioni naziste durante la seconda guerra mondiale: Hitler aveva organizzato una squadra speciale incaricata di razziare spartiti e strumenti musicali, la Sonderstab Musik. Perchè la “musica ha il potere di incantare” e quindi rendere sovversivi, come d’altro canto l’arte tutta può fare, espressione del pensiero intimo e della liberà a cui ogni essere umano propende.

La lettura scorre velocissima, lo stile si conferma chiaro, accogliente. Il lettore quando acquista un libro di Silvia Montemurro si sente a casa, coccolato. La voce con cui le vicende sono raccontate ti cattura, i personaggi, femminili sono forti, sono donne che hanno vissuto l’orrore di un’epoca in cui i diritti non erano nemmeno messi sul tavolo come argomento di conversazione. Donne complementari, unite dalla passione, dall’amore per la musica che le fa sentire vive. Un violino pregiatissimo, un Guarnieri del Gesù che le unisce in una lotta silenziosa, con pochi mezzi, ma indefessa volta a custodire quanto di più prezioso, nessun orrore potrà mai portarci via.

Lottare per qualcosa o qualcuno che si ama ed in cui si crede, far vibrare la musica che ognuno di noi custodisce nel suo cuore e brillare. Questo è il messaggio che mi sento di cogliere da questa meravigliosa lettura.

Curiosità, in copertina vedete due concertiste con violino, sono idealmente Elsa rossa ed Adele bionda, una foto trovata d’archivio e che ora, con la storia nel cuore, posso dire di amare moltissimo.

Tra le altre pubblicazioni della Montemurro 2013 romanzo d’esordio “L’inferno avrà i tuoi occhi” segnalato dal comitato di lettura Italo Calvino. Sono poi seguiti “Cercami nel vento”, “La casa delle farfalle” ed “I fiori nascosti nei libri”.

Guardo le nuvole lassù

Recensioni

Questo secolo oramai alla fine

Saturo di parassiti senza dignità

Mi spinge solo ad essere migliore

Con più volontà.

Non so quanti di voi siano stati fan di Franco Battiato che ci ha lasciati oggi, io ho sempre ascoltato con rispetto e molta gratitudine i suoi testi.

Stamattina mi sono svegliata con un senso di vuoto ed una profonda tristezza, malgrado il sole splendente, coincidenze. Sono uscita di casa col groppo in gola, cielo terso mare blu scintillante, voglio sempre fare due passi prima di immergermi nuovamente nello studio matto e disperato che sta scandendo le mie giornate. Rientrata a casa mio marito mi ha dato due notizie molto tristi, la morte di Battiato e la morte ieri di un suo collega indiano, mancato assieme alla mamma ed al fratello a causa del Covid che in India sta falciando giovani e vecchi senza distinzioni, si trattava di una famiglia molto benestante senza problemi ad accedere alle cure ed istruiti, siamo rimasti basiti. Un ragazzo di 35 anni con un bambino piccolo. Mi sono immaginata i suoi occhi, mi sento impotente, nulla davanti a questa tragedia che si sta abbattendo tremenda sulla nostra gente.

Buio su buio, e mi sono messa ad ascoltare “Stranizza d’amuri” la prima, tra le tante canzoni-poesie di Battiato che mi è venuta in mente. Non so la ragione, non ho grande confidenza con quel dialetto, eppure ecco che questa canzone, nella sua semplicità ed universalità mi è entrata nel cuore, dalla prima volta che ho avuto occasione di ascoltarla. Si racconta nelle canzoni di Battiato. Si interpretano sentimenti attraverso favole, e sono storie che toccano noi tutti come solo le anime sensibili riescono a fare. Le sue parole, se ascoltate ci afferrano e ci esprimono verità, la sua musica come un tappeto volante ci trascina verso lidi inaspettati, in zone dentro la nostra stessa anima che nemmeno sospettavamo esistessero.

Se un adolescente ascolta Battiato, impara, se da adulto ascolta di nuovo i suoi testi scuote la testa dicendo “come aveva ragione”. Stessa cosa che faresti ripensando ai consigli saggi di chi ti ammoniva da ragazzino, ma non potevi crederci, eri certo delle tue verità, d’altronde la vita è così. Le canzoni di Battiato resteranno, sempre da ascoltare e da assaporare, come ricordi di noi stessi un tempo e come magia nella quale vorremmo vederci un domani e dopo… quando torneremo.

Questo sentimento popolare

Nasce da meccaniche divine

Un rapimento mistico e sensuale

Mi imprigiona a te.

Ciao Franco e grazie.

La mano nera.

Recensioni

Vorrei ringraziare Infinito Edizioni per avermi inviato copia e-book di questo splendido saggio. Lettura preziosa che consiglio caldamente a tutti. Regalatelo e conservatene copia, perché l’usura è un pericolo concreto e serpeggiante che potrebbe intaccare la serenità di chiunque, in qualsiasi momento di difficoltà ed in questa fase storica di tracollo economico, scontento sociale e Covid stiamo rischiando molto.

Il testo è un racconto, un documentario scritto che attraversa il fenomeno dell’usura storicamente e geograficamente. Una pratica diffusa nel vicinato e su tutto il territorio italiano, parla dei cravattari romani, dell’immigrazione degli anni settanta ottanta al Nord e la creazione, in particolare in Lombardia, di una rete mista di imprenditori, colletti bianchi e mafia. Sonda tramite l’esperienza diretta delle vittime questo tremendo fenomeno, che imbavaglia costringendo alla schiavitù chi ne è vittima. La parola schiavitù, non siamo abituati a confrontarci con le conseguenze reali di una tale condizione, la consideriamo superata. Eppure gli autori, Salvatore Giuffrida e Luigi Ciatti, riescono a restituire esattamente la sensazione di claustrofobia in cui è costretto a vivere chi malauguratamente decide di avvicinarsi a queste offerte d’aiuto. La parte più controversa di questo reato sta proprio nel fatto che il primo atto di avvicinamento lo fa proprio la vittima.

Il reato di usura a differenza dell’estorsione è di difficile individuazione, i colpevoli devono essere colti in flagranza di reato e questo mette in difficoltà chi decide, con coraggio, di denunciare. E’ un reato che, si comprende bene leggendo le parole delle vittime, soggioga dal punto di vista psicologico, ti porta via la dignità non solo i soldi, alla fine non sempre ti restituisce la tua identità anche se resti vivo, ci saranno incubi, tic, ferite indelebili a segnare ogni giorno della tua esistenza. Resti marchiato per sempre dall’esperienza, perché ti nascondi nella menzogna, nell’orgoglio ferito, nella convinzione di riuscire a liberarti con le tue mani dalla situazione, ma più ti muovi e più il cappio si stringe attorno al collo, tuo e dei tuoi cari per i quali cominci ad avere paura. Mi sento ancora adesso soffocare se ripenso ad alcune delle prime testimonianze. Ho pianto per pagine intere, soprusi, violenze, percosse, minacce ed intimidazioni hanno ridotto le persone a spettri in cerca di denaro impossibile da racimolare, debiti che da poche centinaia o migliaia di euro si trasformavano in montagne di soldi che sarebbe stato impossibile mettere assieme. Lo spettro della perdita di tutto, della propria attività, della casa, paura di non poter riempire il frigo. Una vita senza libertà, solo per aver voluto più denaro di quello che si poteva gestire. Il sottile filo che separa noi tutti dalla follia o dalla povertà è facilmente valicabile e questo libro lo dimostra, come dimostra che viviamo in una società totalmente malata.

L’allarme è tremendo ed è lanciato causticamente dagli autori che hanno realizzato questo lavoro intervistando questori, personale impiegato nelle prefetture, la Caritas, responsabili degli sportelli di ascolto, la Federazione Antiracket, e tanti tanti altri che non posso citare qui, incluse tutte le vittime che con la loro testimonianza hanno reso tangibile il concetto di usura, ormai un fenomeno in rapida espansione. Dopo la crisi del Covid, le conseguenze economiche hanno condotto al disastro economico moltissime aziende che non avendo disponibilità economica né opportunità di accedere a prestiti bancari sono facili prede di questo sistema. Ormai si tratta di un’organizzazione innestata con la malavita. Dal Veneto al Lazio per la Puglia, la Campania la Calabria e la Sicilia, ma in tutta Italia le denunce e le richieste di aiuto al Fondo di prevenzione dell’usura sono in crescita. Addirittura l’impoverimento delle famiglie ha portato, in mancanza di altre opportunità di accesso al microcredito, per pagare bollette e spesa (!) a cadere vittime di questi giri loschi, ed il problema, il nocciolo della questione sta in due punti fondamentali:

  1. Scarsa educazione economica in una società di consumi
  2. Esclusione finanziaria

Questi due fenomeni rendono l’usura ormai un fenomeno innestato nella metamorfosi sociale, lo Stato dove lascia spazio viene sostituito dalla criminalità organizzata la quale utilizza questo strumento dell’usura come panacea iniziale per le proprie vittime per riacquistare credito ad esempio in Sicilia dove le grandi operazioni antimafia avevano provveduto ad estirpare certi fenomeni, ed in altre zone dell’Italia dove guadagna posizioni.

Economia sana viene trangugiata da questo sistema malato portando sul lastrico lavoratori spesso sprovveduti o semplicemente in un momento di difficoltà, ed alimentando i traffici di mafia e ‘ndrangheta che, con questi soldi ed acquisendo le aziende vessate, hanno l’opportunità di riciclare denaro sporco. Tutto sulla pelle di persone ingenue o impreparate ad affrontare situazioni troppo impegnative, in un sistema che con l’assenza dello Stato genera a sua volta condizioni adatte a questo fenomeno subdolo.

La denuncia è l’unica via. Proprio oggi ho sentito un’intervista di Condorelli, che ha denunciato un tentativo di estorsione ed oggi dopo due anni sono state arrestate quaranta persone. Ma i grandi imprenditori sono una fetta, dobbiamo pensare alle migliaia di persone e di piccole imprese che vengono vessate quotidianamente e che stanno vivendo l’incubo peggiore.
Ci sono gli strumenti e le persone a cui affidarsi per uscire da questa situazione, nulla sarà come prima, non subito, ma il sollievo di chiudere con una vita di sotterfugi e di paura deve essere un baluardo a cui tendere. Chi osserva situazioni poco chiare deve denunciare, per non consentire a questo costume di diffondersi e distruggere la vita di altre persone.

Ripensandomi.

Conversazioni

Consideriamo il fatto che sono una persona ignorante. Non so. Non conosco. Uniamo questa mia consapevolezza ad un carattere ansioso. Oddio non so. Oddio non conosco. Il mix è micidiale. Rendersi conto di questo è un peso agghiacciante, e credi di essere senza via d’uscita. Avevo credo undici anni quando ho cominciato a pensare in questo modo di me stessa, in relazione al mondo esterno, ovviamente. Senza metri di paragone non potremmo mai conoscerci a fondo. L’adolescenza infatti è uno spartiacque tra quello che credevamo, le famose credenze e la verità, o la realtà, cruda e pura, non edulcorata e assicuro che la mia non lo è mai stata. In questa perenne dicotomia e contrapposizione eccomi, affacciarmi al Mondo, mi vedo nitidamente. Sono una ragazzina, matura per la mia età, ma troppo riflessiva. Non mi piacciono molto le persone, inclusi gli adulti. Mi correggo. Soprattutto gli adulti. Li trovo ondivaghi. Non mi raccontano la verità. Ed io a undici, dodici, tredici anni la verità la vedo, ne ho vista tanta. Ingurgitata e vomitata, più e più volte. Mi guardate con sguardo stupito, eppure non sapete quanto la vostra falsità mi offenda. Ma non posso dirlo a nessuno, non conosco le parole esatte per esprimere il senso di inadeguatezza e di disillusione che mi provoca affacciarmi alla realtà. Quindi leggo. Nella mia stanza, cerco tra le pagine dei libri, risposte. Le cerco forsennatamente. Proust, quando avevo quindici anni era il mio migliore amico, Marquez mi aveva insegnato cosa significa un amore per sempre, malgrado tutto, Flaubert mi aveva raccontato del dolore. Sono sconfitta da questo mondo orrendo nel quale mi dovrò tuffare, prima o poi. L’unica strategia che riesco a trovare è un diversivo, faccio finta che nulla mi interessi. Vivo, nel senso che inspiro ed espiro, eseguo le mie debenda. Poi che farne, sfuggo tutto ciò che posso sfuggire, il confronto con questa realtà che ho già intravisto, come la vedo oggi a quarantadue anni, non mi piace. Mi sottraggo perché già so che la delusione sarà cocente. Mi ripenso e vedo un po’ di Emily Dickinson, mentre con le manine aggrappate alla mia penna scrivo diari pieni di filosofia esistenzialista adolescenziale, ma rileggendo, scopro che di adolescenziale c’è ben poco. Ho scritto di un dolore molto più inspiegabile. Mi rendo conto di aver vissuto per anni sul ciglio di un burrone, nessuno se n’era accorto, perché sorridevo sempre. Vivevo oscillando tra il conformismo richiesto e l’agognata follia da disertore.

Per poco, pochissimo, la mia vita non si è trasformata in una tragedia, ma quella che viviamo è un’avventura fatta di chiaro scuri, di ipocrisie infinite e di compromessi: ciò che rifiutavo da adolescente. Il mio percorso è stato accellerato, violento, impervio e pieno di lacrime che, generose e pazienti, mi hanno forgiata come steatite. A qualcuno sembrerà di una lontananza siderale eppure è la mia storia. Oggi questa sono io, summa di tutto quello che ho visto e che non ho potuto esprimere e che ha sedimentato dentro di me un hummus dal quale attingere. Un filtro attraverso il quale osservo la realtà. Distaccata ed al contempo coinvolta. Un equilibrio in perenne movimento. Ma libera. Si, posso affermare di essere libera, dopo aver camminato per certe lande desolate del mio spirito, aver respirato a fondo la solitudine a cui siamo naturalmente destinati, dopo aver accettato il mio passato semplicemente vedendone il bello, questo deserto umano in cui siamo destinati ad esistere appare nulla a confronto, onestamente. Ringrazio sempre per il viaggio fatto. Senza di questa avventura, la mia percezione del mondo e di me stessa non sarebbero uguali. Non potrei scriverne, anche se scrivere è sempre stato il mio rifugio, la mia scialuppa di salvataggio. E continuo, sperando di poterlo fare a lungo, con racconti che possano suscitare emozioni, semplicemente perchè vicini al cuore di chi legge. Il miracolo, la magia arcana e lo stupore insito nella chimica inaspettata suscitata dalla mescolanza di parole e pensiero. Il ponte tra scrittore e lettore, quello che non ho mai avuto il coraggio di costruire ma che ritengo sia arrivato il tempo di progettare.

Salti nel passato e voglia di rivincita.

Conversazioni, Scrittura

Ci sono fotogrammi. Scene particolari della nostra stessa vita che si cristallizzano nei ricordi, di tutto il contorno non resta niente, ma quella situazione per qualche ragione si imprime indelebilmente nella nostra memoria. Un ricordo, anche bello, può diventare doloroso un giorno, ma in quel momento non lo sappiamo, viviamo, inconsapevoli della nostra fortuna. Chiudo gli occhi e respiro, come fosse adesso, la grande felicità provata un giorno di giugno del 2001, in bicicletta a tutta velocità, sfreccio sotto i portici di Padova, l’ultimo esame in programma per la sessione, architettura del paesaggio – andato – tra l’altro con un bel trenta e lode. Quel lavoro in pizzeria – mollato il giorno prima – mi ero stancata di lavare piatti senza guanti di gomma ed uccidere scarafaggi col piede per liberare la strada alla cuoca in cucina. Il limite alla mia sopportazione credo di averlo raggiunto una settimana fa, durante un turno a pranzo, una pizza fumante con una bestiolina carbonizzata e mimetizzata, con le zampette rattrappite, tra le bolle annerite del cordolo. Il piatto, dalla bocca del forno era arrivato  fino al tavolo dei signori Lovato, ci conosciamo tutti al Portello. Un urlo in sala, poi silenzio, imbarazzo, movimenti rapidi delle sedie. L’uscita discreta degli ospiti aveva segnato il proprietario e la sua famiglia, io ero una dei pochi dipendenti extra. Erano delle brave persone, gentili e corrette, ma  il Portello, la zona residenziale sopra in canale, era infestato dalle blatte fuochiste, piccoli ed impertinenti scarafaggi rossicci, ma per non farsi mancare nulla faceva capolino anche qualche personaggio più corpulento e scuro. Nel ricordare queste creaturine rabbrividisco, nulla mi fa più orrore di questi insetti. Avevo capito che il mio tempo presso questa famiglia allegra era finito e forse anche la loro lunga avventura da ristoratori, ma al di là di questo, l’estate era sempre uno spartiacque per me. Tra una sessione e l’altra succedevano cose incredibili, a giugno ottobre sembrava lontano anni luce. Pregustavo il ritorno a Trieste in treno, una birretta fresca bevuta in cucina con i miei genitori a cui raccontare tutte le avventure degli ultimi mesi, il  puntuale ed allegro garrito delle rondini che ogni anno trovavano spazio sopra le grondaie della corte grigia su cui si affacciava la sala da pranzo. Sogno di essere già li, ma devo ancora fare tutto il viaggio in treno, lungo, caldo e scomodo.    

Parcheggiata la bicicletta dentro il garage, recupero lo zaino preparato la mattina presto prima di andare in sede a sostenere l’esame. Recupero il dolce del Santo che piace tanto a papà. Lo avevo comprato al mercato tradizionale che si svolge in Prato della Valle il 13 giugno appunto per Sant’ Antonio, patrono della città. Mi ero sentita molto padovana di adozione in quel frangente. Se non lo conoscete si tratta una torta con punte di pasta sfoglia ai lati e ripiena di un impasto morbido alla mandorla e sopra tanto zucchero a velo, viene imbustata in nylon trasparente, la metto in una borsa di carta bianca per non rovinarla, imbraccio il mio zaino e mi avvio a piedi verso la fermata dell’autobus, fa troppo caldo per arrivare a piedi fino la stazione dei treni. Mi fermo dal solito tabaccaio all’angolo, vicino al silos degli autobus, compro gomme da masticare e due biglietti orari. Ci sono sempre le stesse due persone dietro il banco che si alternano da anni, vicino invece noto una nuova attività di pizza al trancio, ottimo prima o poi la provo. Metto i biglietti in tasca e con lo zaino pesante in mano mi avvio nella calura. Pochissime persone camminano a piedi in questa zona residenziale, tutto intorno palazzetti con garage sotto, oppure villette accostate. Un signore elegante dentro una macchina scura mi chiede il numero di telefono, oggi so che si chiama cat calling, faccio finta di non aver sentito, come al solito. Mi dirigo con passo deciso alla fermata dell’autobus, per fortuna c’è una coppia di signore anziane, ora mi sento più a mio agio. Sono infastidita, ma mio malgrado, abituata a queste situazioni che si presentano all’ordine del giorno. Arriva l’autobus ed in poche fermate sono arrivata all’ampio piazzale davanti la Ferrovia. Sgattaiolo tra gli spacciatori, supero il solito drappello di ragazzi tunisini che fischiettano mandandomi segnali di disponibilità, continuo per la mia strada ignorando questi uomini ammiccanti in canottiera, sono tutti uguali, evito accuratamente di guardarli in faccia, cammino assorta nei miei pensieri. Una catasta di biciclette ammassate e incatenate le une con le altre fanno bella mostra di se luccicando sotto il sole dell’ora di pranzo. Molte lunedì non saranno più li, in parte recuperate dai legittimi proprietari, in parte destinate al mercato nero delle bici rubate a cui gli studenti, di regola senza molti soldi, ricorrono pur consapevoli di fare una brutta cosa ma spinti dalla necessità di avere un mezzo per spostarsi in città tra casa lavoro e lezioni, probabilmente perché la loro bicicletta era stata rubata la settimana prima. Entro nell’atrio della stazione, il caldo umidiccio aumenta, file interminabili di ragazzi e ragazze con i capelli appiccicati sulla fronte e le magliette chiazzate si accalcano davanti alle casse e agli sportelli automatici, mi metto in fila. Negli anni a Padova credo di aver fatto scorta di attese, file, odore di sudore e disappunto, una palestra per la vita, che ho capito constare soprattutto di queste cose e poche gioie nell’intermezzo.

Ritorno in me, quanti anni saranno passati da quel giorni di giugno, quasi venti. Due  decadi eppure indelebile quell’emozione mi torna indietro come un boumerang, carica di nostalgia. Una sottile consapevolezza di aver vissuto già molte chances, di averne colte alcune e perse altre. Probabilmente in queste due decadi non ho visto il potenziale di molte cose che potevano succedermi, a tratti mi sono lasciata interrompere da chi interferiva con le mie scelte e con la mia vita, giocandoci. Ma questo è il ritmo della mia esistenza, alti e bassi, imperscrutabili per chi mi osserva e che non sa, esattamente, cosa sia stata la mia vita e aggiungo, va bene così. Ora stiamo uscendo da questa fase rossa e da oggi a Trieste rientriamo in arancione. Chi mai avrebbe detto che i colori sarebbero stati i nostri alleati o nemici quotidiani, che ci saremmo chiesti con gli amici sparsi per l’Italia: «Ma tu, di che colore sei?». Torneremo bianchi, il colore che contiene tutti i colori, torneremo a splendere a sorridere, ci vorrà ancora del tempo, ma nel mentre so, ne sono certa, ho preso delle decisioni, intrapreso dei percorsi, stravolto la mia routine e puntato degli obiettivi. Questo reinventarsi e lavorare con costanza è l’unica strategia sostenibile nel lungo termine, l’unico modo che abbiamo per sfruttare il nostro potenziale e tirare fuori, da questa roccia da scolpire, la splendida opera d’arte in cui siamo chiamati a trasformarci per esserci, consapevoli, essenziali ed unici per chi ci circonda. Devo lavorare sulla pazienza, ma la mia voglia di rivincita è uno sprone che mi ha sempre fatto puntare lo sguardo più in la, conducendomi a mete un tempo inaspettate.

Ad maiora Lucy!

Post di chiacchiere! Letture multiple!

Conversazioni

Buongiorno, questa mattina complice una prima tazza di caffè fumante, ora faremo anche la seconda, prima di immergermi in un milione e mezzo di debenda, ecco che vorrei parlare della mia modalità di lettura. Da qualche tempo ho deciso di impegnarmi molto per quel che riguarda i libri. Ammetto di aver trascorso qualche anno buio per quanto riguarda questa mia passione, come se non riuscissi ad individuare il bandolo della matassa in cui mi stavo aggrovigliando. Non riuscivo a trovare la concentrazione necessaria, sempre circondata da persone e assillata da tanti problemi, ogni volta che mi sedevo tranquilla con un libro in mano, ecco risaliva viscido il senso di colpa a dirmi devi fare ancora questo e quello, chiudevo il libro e mi impegnavo, non bastava mai. Tanto che alla fine, l’unico momento di relax dopo cena con la televisione era fare a maglia, che per carità mi piace, ma non quanto leggere. Nel vivere così mi sentivo un’ameba ma non trovavo il modo di uscire da questa routine. Quindi complice la pandemia, ho avuto più tempo per me stessa, senza tutte le interruzioni a cui vengo continuamente sottoposta, analizzando i miei desideri ed organizzandomi meglio, sono riuscita a ricavarmi del tempo.

Ora, avendo chiuso il mio B&B sicuramente è più semplice, anche se ci sono comunque tante cose da sistemare, burocratiche e non, aggiungiamoci anche che sono una persona malata di “pulizia&ordine”, ad ogni modo ora posso ricavare diverse ore al giorno per leggere. Fin qui tutto bene, direte voi. Magari! Perché io sono un’esperta nel doppio carpiato delle complicazioni esistenziali, ovviamente. Quindi leggere diventa una sorta di maratona ma, ragazzi, con gli ostacoli. Devo leggere tanti libri. Alcuni erano in lista da anni, altri li vedo in giro e li salvo e scarico, altri novità mlol sono in attesa e ho un mese per leggerne quattro. Corri corri Forrest! Sento una vocina alle mie spalle. E io corro a leggere o ad ascoltare un podcast appena ho un attimo. Poi c’è il blog tra poco collaborerò con un altro(!), amo condividere contenuti e comunicare in genere, ma attenzione solo se mi piace il tema e l’interlocutore sono una chiacchierona, altrimenti, statua di sale. Ultimamente ho creato un contest di scrittura che, sembra di no, ma richiede attenzione e tempo, ne sono entusiasta! Non ancora paga ovviamente ho avviato i mio primo gruppo di lettura che parte il 25.04.21 appositamente per portare avanti un libro (lunghetto) che mi interessava, Il mare sotto le stelle, se volete eccovi il link diretto alla chat telegram per iscriversi! A breve pubblicherò le tappe che saranno molto soft una sessantina di pagine a settimana!

ECCO IL LINK PER CONDIVIDERE I PROGRESSI! PARTIAMO IL 25.04.21!

https://t.me/joinchat/2Ee5RAmo2p40YmY0

Detto questo parliamo di organizzazione, ho dovuto cominciare a stabilire delle tappe per raggiungere i miei obiettivi. Si fa con tutto così.

L’organizzazione, in ogni cosa è la chiave del successo.

Ho stabilito fasce orarie e tipologia di letture. Divido i libri in obiettivi e leggo in base al programma. Ma ovviamente non voglio perdere il piacere di leggere solo per attenermi ai programmi, quindi se poi tra le mani mi capita un testo particolarmente bello, come è capitato con Circe della Miller, ecco che mollo tutto il resto mi concentro su questo libro ed una volta ultimato, riprendo il mio ritmo!

Ecco come mi sono organizzata per la lettura, ci sono ancora grossi margini di miglioramento, considerato che in queste ultime due settimane a causa di parecchi impegni e lavori a casa, non sono riuscita a proseguire bene con i miei programmi, ma credo con il tempo si migliori sempre di più. Soprattutto vedo che man mano che passano i giorni aumenta il mio livello di concentrazione.

Importante, il cellulare ed i social sono uno strumento fantastico di condivisione e socializzazione ma anche un elemento di disturbo, per quanto concerne il proprio focus, quindi ho stabilito alcuni momenti specifici della giornata in cui connettermi e utilizzare i social, in modo da non disperdere troppe energie per queste utili attività, concentrandole in tre momenti mattino, pranzo, cena, massimo mezz’oretta a volta e credetemi non è semplice fare tutto in poco tempo, a volte sforo, bisogna stare attenti!



Ottimo questa è la giostra sulla quale sono salita da qualche mese a questa parte, mi sto divertendo e prendendo le misure per trasformare questa fase in un’esperienza costruttiva ed interessante in cui dare pieno sfogo alle mie passioni, alle mie capacità relazionali e alla mia voglia di scrivere che poi è il vero unico obiettivo di tutto questo lavoro!

Leggere a più non posso di tutti i generi e scrivere senza un domani. Perché le due cose vanno esattamente di pari passo.

SAVE THE DATE!!!! #SCATTOESCRIVO torna il 10.04.21

Recensioni, scattoescrivo, Scrittura

Carissim* Finalmente sabato 10.04.21 torna questo piccolo contest di scrittura!


Se ancora non lo sapete si tratta di un appuntamento bimensile con esercizi di scrittura creativa con i quali giocare con le parole e condividere un’esperienza collettiva divertente.
Mi piace tantissimo avere la possibilità di leggervi e anche di provare io stessa a trovare l’ispirazione cimentandomi in queste mini sessioni di scrittura!
La volta scorsa abbiamo affrontato i sogni dell’infanzia scrivendo una lettera al nostro Io bambino. Devo dire che molti hanno partecipato con grande entusiasmo, condividendo spesso frammenti personali della loro vita, davvero mi sono sentita in alcuni casi trasportata nella loro intimità, vi ringrazio di cuore per questa generosità nel mettervi in gioco, senza remore, perché una community di persone animate dall’amore per i libri e la scrittura, altro non può essere che un porto sicuro in cui esprimersi, senza timori di alcun genere. Lasciamo il flusso delle nostre creatività fondersi e condividiamo, per conoscerci di più.

Infatti chi riceve più like avrà alla fine la possibilità di presentare il proprio lavoro e le proprie aspirazioni alla community, creando una catena di condivisioni e di interesse che sono alla base della vita nei social, a mio modesto avviso. Sto incontrando e leggendo di tante persone interessanti. La volta scorsa mi è quasi dispiaciuto avere un solo posto da destinare, perché avrei voluto saperne di più di molti di voi… spero lentamente di averne l’opportunità!

Ecco cosa faremo il 10.04.21 3 step sempicissimi:

Siamo quindi arrivati al nuovo appuntamento e questa volta ho pensato ad un gioco interattivo sulla base della foto che troverete nel post di sabato 10.04.21:

  1. scegliere e indicarci un libro dalla vostra libreria
  2. sfogliarlo e scegliere 5 parole a caso da inserire nel vostro pensiero collocandolo nella foto che pubblicherò sabato per il contest

    Vi sembra difficile? Non credo, dimenticatevi di voi stessi, delle vostre idee, di tutto ciò che vi circonda ed immergetevi in una dimensione nuova, inaspettata, dove può accadere di tutto.
    Chiudete gli occhi e lasciate le idee arrivare depositarsi ed intrecciarsi nella vostra fantasia.
    Non vedo l’ora di leggervi. Potrete postare i vostri commenti sotto il post di instagram @amatoluciana_ e farvi votare da quanti volete, segnalate l’iniziativa, condividetela nelle storie e ci divertiremo, più siamo e meglio andremo!

    PREMIAZIONI:
  3. I 3 testi più votati andranno a spareggio: lunedì sera metterò nelle storie un box per la votazione e poi chi riceve più voti verrà premiato con un’intervista personalizzata e pubblicata sul blog, gli altri due profili riceveranno delle storie ad hoc che sicuramente valorizzeranno il loro profilo!

Cosa ne pensate? Fatemi sapere nei commenti se parteciperete! Io sono entusiasta e non vedo l’ora di leggervi!

Lucy

IL MARE SENZA STELLE di Erin Morgenstern

Recensioni


Vi lascio qui il link diretto per acquistarlo così poi ne parliamo se vi va, pensavo di creare un gruppo di lettura visto che è un libro abbastanza lungo, direi una sessantina di pagine a settimana, assolutamente fattibile! Sono molto curiosa di vedere se riesco a metterlo in piedi! Che ne dite, lo comprate anche voi e cominciamo il 25 aprile?
Oggi preparo una scaletta di lettura e il gruppo su telegram! Seguite il blog e le storie su instagram vi metterò tutte le indicazioni necessarie!

Ecco il link!!!

https://amzn.to/39QgEwH

Oggi non scrivo esattamente una recensione ma parlo di questo acquisto fatto su Amazon! Si tratta di un libro della Morgenstern che ho visto in tante librerie su instagram e anche in parecchie liste di Goodreads!
Quindi golosa come non mai lo volevo, soprattutto dopo aver parlato con una mia cara amica del Surrey la quale però mi consigliava Black Circus che ancora non sono riuscita, stamattina, a trovare in italiano, me lo devo procurare perché me ne ha parlato entusiasticamente!

Edito da Lainya per FaziEditore, è un racconto fantastico, parla di libri di visioni e presagi, biblioteche che aprono mondi sommersi. Insomma è una storia inconsueta che parla anche di amore per i libri, secondo me ci affascinerà!

Kaukokaipuu

È una parola molto curiosa, che ammetto non conoscevo, ma cercando materiale in merito a questo libro mi sono imbattuta anche in questo termine, identifica una sorta di nostalgia verso luoghi mai visti o addirittura verso posti ed atmosfere che non esistono, come capita per le storie del genere fantasy. Si tratta di una parola finlandese, direi che avendoci vissuto un breve periodo, definirei la Finlandia come una terra unica, fatta di spazi infiniti immersi nel ghiaccio, spesso inaccessibili, caratterizzata da una cultura alquanto autoreferenziale. Non ho dubbi che qualcuno lassù abbia avuto questa sensazione, questa tensione ad immergersi in mondi inventati e averne nostalgia. La Finlandia, terra quasi da favola di ghiaccio è sicuramente uno stage perfetto per questo genere di sensazioni. Ma in realtà può capitare a tutti di avere nostalgia anche di epoche passate, di avere il desiderio di camminare in città quando le stavano costruendo ad esempio, a me è successo di avere il desiderio di rivedere Cnosso non passeggiando tra e sue rovine ma al momento del suo maggiore fasto, avendo studiato archeologia all’università ho molti di questi desideri devo ammetterlo!

Ho proprio voglia di cominciarlo!

Fatemi sapere se avete voglia di cominciare!

Lucy

Tsugumi di Banana Yoshimoto

Recensioni

Tsugumi è un libro che ho letto molti anni fa. Ricordo di averlo comprato sbadatamente, non avevo ancora acquistato nulla di questa autrice che poi, tra i venti ed i venticinque anni ho letto sempre con tanto piacere. L’atmosfera del libro mi era molto congeniale in quel periodo, tratta di adolescenti e di amicizie, i sentimenti che li legano durante lo svolgimento della storia avevano qualche parallelismo con la mia vita di allora.

Il messaggio sottostante lo ricordo bene, mi aveva lasciato in parte ferita. In quella fascia d’età in cui stai uscendo dall’adolescenza e ti affacci alla vita da adulto, al mondo reale con tutte le sue complicazioni. Molte delusioni hanno già mitigato la tua visione del mondo e delle relazioni, non sogni più ad occhi aperti, tuttavia, resta quella vocina dentro di te, insiste, ottimista dicendo che comunque vada sicuramente la spunterai. Ora che ho superato i quaranta comprendo bene, che quella voce non ci abbandona mai.
Usciti dalle età in cui è concesso demandare ad altri le nostre responsabilità ed in cui possiamo decidere di essere altro da noi ogni secondo giorno, l’unica cosa a cui ci possiamo aggrappare è questa voce colma di speranza, è un Io interiore e bambino, un io impertinente che malgrado la razionalità ci spinge ancora a sognare un pochino, ad essere noi stessi anche se solo a stralci, rubando alle responsabilità di ogni giorno una piccola bolla di ossigeno, l’unica che ci consente di trattenere il fiato fino a domani.

Questo è il quarto romanzo della Yoshimoto, uscito nel 1989 in edizione completa e prima a puntate sulla versione giapponese del giornale “Marie Claire”, si tratta di uno dei titoli di maggiore successo dell’autrice con all’attivo più di due milioni di copie vendute. Non male. Segreti, spiriti, messaggi nascosti. Questo romanzo si materializza come una cartolina e sembra cristallizzare una località di mare dimenticata e monotona, uno di quei luoghi in cui siamo stati trascinati al seguito dei nostri genitori. Azioni vuote, ripetute nella noia e compiute con la speranza di vivere, domani, una vita più interessante, inconsapevoli della struggente nostalgia che proveremo da adulti per quell’ozio familiare, ormai un ricordo color seppia.

Provo molta nostalgia sfogliando le pagine ingiallite di questa edizione del 1999. Una vita fa.

Vi presento Roberta Falciani che ha partecipato sabato 27.03.21 a #scattoescrivo il mio piccolo contest di scrittura, conosciamola!!!!

Conversazioni, scattoescrivo, Scrittura

Eccoci al “momento intervista”, forse una della parti più belle del contest #scattoescrivo. Non sapete di cosa si tratta? Ma ve lo spiego subito!

Io amo la fotografia e adoro gli esercizi di scrittura, ho pensato quindi di condividere con voi queste mie passioni unendole in un contest che si svolge così: io pubblico una mia foto con sotto alcune linee guida a cui attenervi e voi se ve la sentite scrivete una vostra riflessione, un mini racconto, una frase, un verso, non ci sono limiti alla creatività, ovviamente. Poi condividete, vi fate votare e chi riceve più like avrà uno spazio qui nel blog e nelle mie storie, una piccola vetrina per il vostro lavoro o per dire la vostra. Credo i social servano a questo, a condividere, conoscere, sentirsi parte di una comunità che si riconosce in valori e idee, che ne discute. Mettersi in gioco anche in questa realtà è fondamentale perché qui si vive davvero parte del nostro tempo, possiamo farlo in modo costruttivo e crescere insieme e nei nostri modi di vedere ed accettare la realtà, più siamo gruppo e più possiamo superare i nostri limiti, quindi mettiamocela tutta!

Perciò, siccome non si può ridurre tutto ad una sola immagine, come accade con instagram, ecco che mi piace l’idea di conoscere di più almeno un profilo per ogni appuntamento, e dietro queste gallerie deliziose ecco uscire in tutta la loro umanità persone magnifiche!

Roberta si è contraddistinta immediatamente per la sua creatività è una illustratrice, (wow!) ed ha creato addirittura una grafica per l’intervista che ho lasciato intatta perché mi sembra proprio carina, di pari passo mi ha colpito subito per la sua connaturata energia positiva, la voglia di mettercela tutta, di esserci, esattamente le inclinazioni che ritengo indispensabili per farcela nella vita. Non intendo successo materiale, quello male non fa per carità, ma intendo per esserci come persone, fedeli a se stessi e generosi con gli altri. Per quello che ho capito qui abbiamo scovato una persona speciale!

Ma sono curiosa quanto voi! Leggiamo!!

La piccola Parigi di Massimiliano Alberti

Recensioni

Avverto che si tratta di una “recensione entusiasta” filtrata dall’amore che ho provato nel leggere questo libro.
Ci sono romanzi che appena li cominci si svelano con tutta la loro dirompente bellezza, dalle prima pagine.
Io non me ne ero accorta, ma travolta dagli eventi di queste ultime settimane, evidentemente ne avevo bisogno e mi sono lasciata trasportare dalla storia raccontata in “La piccola Parigi” pubblicato nel 2020 con InfinitoEdizioni. Una fuga in un mondo nuovo, visto con occhi diversi e con prospettive inaspettate ma che in parte hanno saputo guardare dentro di me, a mio modesto avviso queste sono le linee guida per riconoscere un classico.

Ero curiosa perché l’autore è di Trieste e racconta di una zona della città che mi ha sempre incuriosito, Piccola Parigi per l’appunto, la storia del nostro protagonista Lorenzo si svolge nello specifico in Corte Fedrigovez. Tra case sgretolate, odore di malta, gatti e muschio crescono i bambini, vivono gli adulti, tutti imbrigliati da una sottile brama di equilibrio, felici perché spensierati i piccoli, costretti a tirare avanti in qualche modo gli adulti.

Nel romanzo inizialmente sembra di trovarsi in una piccola Via Pal, un gruppo di bambini che sognano di trasformare il loro mondo che percepiscono ai margini e fatiscente, ma è la loro casa, insieme si lanciano in avventure e scoperte, esplorano i dintorni bisticciano anche picchiandosi ma restando uniti, da piccoli e forse anche da adulti. Attraverso le vicende dei personaggi si esplorano emozioni importanti, l’amicizia, i primi tormenti dell’amore, il rapporto con i genitori, i benpensanti, i limiti di una società sempre contrapposta, la malattia mentale, l’egoismo della gioventù, il sacrificio di mani ruvide, la voglia di ordine, quella cassetta della posta da mettere “a posto” anche dopo l’ennesimo vandalismo. Si incontrano la delusione, il dolore e la morte spesso tabù che vengono nascosti erroneamente ai bambini, qui nella Piccola Parigi ognuno vive una vita autentica, si fa carico della verità, completa di tutte le sue parti.

Le pagine si susseguono, rapide, intrise di una storia che ti conquista ad ogni paragrafo. Si fa strada lo spettro della droga degli anni ottanta e novanta, sempre sullo sfondo c’è chi parte e chi resta, immanente un desiderio di riscatto condito da una sottile speranza, sembra una lotta impari, un pensiero azzardato.

Leggendo del desiderio di rivalsa dei giovani protagonisti, che sembrano nella loro semplicità, incarnare gli unici ancora capaci di sognare o a cui è concesso questo diritto, mi sono venute in mente le mie riflessioni ai tempi dell’università, quando preparavo l’esame di architettura del paesaggio. Quanto la condizione dell’ambiente circostante interferisce sulla percezione di noi stessi e delle possibilità a cui possiamo aspirare? Moltissimo, e qui il romanzo diventa foriero di un messaggio cruciale, non lasciamo dimenticati gli spazi, perché vi abitano sogni che potrebbero esserne soffocati.

Proverò nostalgia per questa storia, mi è rimasta nel cuore, anche adesso dopo 24 ore, è un romanzo che rileggerò sicuramente, e troverò nuovi dettagli, emozioni e chiavi di lettura. Spero di trovare nei commenti le vostre impressioni se lo avete letto e se non lo avete ancora fatto, affrettatevi ne sarete conquistati!

Grazie Massimiliano Alberti per questo gioiellino.

Lucy

Contest #scattoescrivo ecco chi si cela @libri.dietrolatendascarlatta

scattoescrivo, Scrittura

Eccoci al post dedicato al mio piccolo contest di scrittura a cui avete aderito con tanto entusiasmo!
Tra i partecipanti che si sono fatti notare per il testo originale e generoso sicuramente annovero loro Serena e Stefania che collaborano nella gestione del profilo @libri.dietrolatendascarlatta, le trovate su instagram il loro nome e la loro gallery mi hanno subito conquistata per la scelta dei titoli e devo dire la loro risposta subito propositiva a questa mia piccola iniziativa mi ha portato una grande gioia! Sono due ragazze molto solari e vedrete, piene di sogni!

Se anche voi desiderate partecipare a #scattoescrivo, questo sabato 27.03.21 ci sarà il prossimo appuntamento per giocare con le parole, divertirci, stuzzicare la fantasia e conoscerci! Dai vi aspetto!

Conosciamole!

  1. Parlateci un po’ di voi, da dove arrivate e come e perchè siete sbarcate su instagram?

Siamo Serena e Stefania, due amiche di lunga data e viviamo nella “regione che non esiste”, il Molise. 😅 Dal liceo agli studi umanistici all’università, sono molte le esperienze e le passioni che condividiamo. La lettura ne è una e abbiamo aperto questo profilo instagram per poterle condividere e per sentirci più vicine durante questa fase particolare per tutti.

2. Scrivete o vi limitate a leggere? Chi vi ha trasferito questa passione?

Ci piace immaginare storie, spesso parlando partiamo da una situazione semplice e iniziamo a fantasticare. Abbiamo scritto qualcosa, ma per ora la lettura continua ad essere predominante
Serena: La lettura è un momento irrinunciabile per me. Passione trasmessa da mia madre che legge di tutto e colleziona fumetti; da mia nonna, amante di Pavese e Silone, che mi leggeva favole ogni sera da bambina e infine dalla maestra delle elementari che ci invogliava a leggere con iniziative molto coinvolgenti.
Stefania: Sono sempre stata affascinata dai libri, dal loro odore e dal potere di far vivere emozioni e esperienze. Mio padre è il lettore di casa, leggere per lui è cibo per l’anima e la mente ed è ciò che ha trasmesso anche a me. A mia madre devo il primo ingresso in una biblioteca ed è lei che mi ha fatto conoscere il mondo delle trasposizioni cinematografiche dei romanzi già da piccola.

3. Leggete? Quali sono i vostri tre autori preferiti e potreste darci una parola per convincerci a leggerli?

Essendo in due possiamo dirne 6? 😅 Isabel Allende, Jane Austen, le sorelle Brontë e Luis Sepúlveda. Li descriveremmo tutti con la parola “anima”, perché è a essa che danno voce, ognuno di loro con la propria unicità, ed è all’anima che parlano.

4. Scrivete? Quando e come avete cominciato?

Fino a un po’ di tempo fa la scrittura restava più in un mondo platonico e le idee non riuscivano a prendere forma sul foglio, c’era una specie di pudore. Finiti gli studi, abbiamo scoperto che insieme le cose stavano diversamente e abbiamo passato molte mattinate o pomeriggi a scrivere. In questo momento un po’ complicato, non potendo stare ore vicine, annotiamo idee sulla chat e diamo loro una forma quando abbiamo tempo libero da passare davanti a uno schermo, a distanza.

5. Avete pubblicato qualcosa o desiderate farlo in futuro? Dove potremmo acquistare il vostro libro? Oppure hai qualche progetto per il futuro da bookgrammer?

Conserviamo qualcosa nel cassetto e chissà, magari riusciremo a pubblicare. Progettiamo idee per la nostra pagina, per ora abbiamo già due rubriche mensili (una dedicata alla letteratura cilena e un’altra in cui viaggiamo per le regioni d’Italia attraverso i libri). Stiamo ancora imparando anche noi, vediamo come andrà e magari ci sarà tempo e modo per portare avanti altri percorsi.

6. Cosa potreste consigliare a chi ti sta leggendo per addentrarsi nel mondo bookgrammer o per la pubblicazione di uno scritto?

Siamo da poco su instagram e il nostro consiglio per chi vorrebbe intraprendere questo percorso è quello di curare i propri contenuti essendo sempre sè stessi. Riteniamo che non si debba mai cambiare solo per piacere di più.

7. Dove vi vedete tra 5 anni, raccontateci, quali sono i vostri desideri?

 A sistemare gli scaffali della piccola libreria che vorremmo gestire…è così che ci vediamo tra 5 anni, magari resterà solo un sogno, ma è sempre bene coltivarli, no?!🙂

8. Grazie per il tempo che avete dedicato a questa intervista e se lo desiderate potete lasciare un pensiero qui, una massima, una citazione, una vostra frase topica in cui vi riconoscete.

Grazie per l’opportunità, è stato un piacere partecipare a questa iniziativa e, se possiamo, vorremmo lasciare un messaggio di speranza per il futuro, in un momento storico così complicato, citando alcuni versi di un romanzo meraviglioso di Isabel Allende.
“Infine fu l’alba. Avanzò l’aurora come un fiore di fuoco e cacciò lentamente l’oscurità. Il cielo schiarì e la brumosa bellezza del paesaggio scaturì dinanzi ai loro occhi come un mondo appena nato.”

Grazie a voi ragazze per la vostra energia positiva è stato bello leggervi e scoprire di più di voi due. E spero il vostro sogno si concretizzi e di poter ordinare libri da voi un giorno!

Questa era l’ultima intervista in programma mi scuso per il piccolo ritardo nella pubblicazione sabato spero di leggervi in molti e di vedere i vostri commenti sotto i testi e i like!
Ricordo che dal prossimo evento solo un profilo riceverà questa mini intervista e così un piccolo posto in vetrina qui nel blog ma credo parleremo anche del testo che vi proporrò perché si tratta di un esercizio di scrittura molto intrigante e penso utile per tutti!

Stay tuned!
Con molto affetto!

Lucy

Scatto e scrivo il mio contest di scrittura!

scattoescrivo, Scrittura

Siamo arrivati al momento in cui vi parlo di una mia iniziativa legata alla scrittura, sono molto emozionata al riguardo.

Quando ho creato i mio account su instagram dedicato ai libri non avevo esattamente idea di come riempire questo spazio. Mi sembrerebbe riduttivo limitarlo a mie recensioni, non sono un critico letterario, quale valore aggiunto potrei dare a chi legge.

Invece so di essere una persona molto creativa ed empatica. Ci sono numerose attività di cui voglio occuparmi nella vita, uno dei primi posti è occupato certamente dalla scrittura e ho pensato ad una iniziativa che possa fondere in se questa mia passione, la fotografia e la voglia di conoscere tante persone. Memore di un vecchio esercizio di scrittura fatto tanti anni fa ho pensato di proporre nel mio profilo instagram una foto e chiedervi di scrivere cosa quell’immagine vi racconta, fino ad ora ho lasciato tema libero e anche lunghezza e modalità. Con il tempo mi piacerebbe trasformare questo appuntamento in una sorta di palestra e direi in un luogo in cui confrontarsi. Vedo che ci sono molti profili di aspiranti scrittori come me del resto, siccome mi piace molto l’idea di supportarli vorrei dedicare ogni volta ad evento concluso, un post nel mio blog alla persona che riceve più like al suo commento!

IL PROFILO CHE È STATO PIÙ VOTATO DI CHIAMA @DUEADUE_ROMANZO ECCO DI SEGUITO L’INTERVISTA CHE LE HO FATTO PER CONOSCERLA DI PIÙ, SONO CURIOSISSIMA DI LEGGERE I VOSTRI COMMENTI!

<p class="has-drop-cap" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">L' ultima edizione fatta il 13.03.21 ho pensato, visto che era la prima con commento lungo, di premiare tutti i 5 profili che hanno avuto il coraggio e la voglia di buttarsi, anche questo non è da poco. L’ ultima edizione fatta il 13.03.21 ho pensato, visto che era la prima con commento lungo, di premiare tutti i 5 profili che hanno avuto il coraggio e la voglia di buttarsi, anche questo non è da poco.


Ecco il calendario con le uscite dei post ed i profili che vi presenterò:

  1. @dueadue_romanzo post il 21.03.21
  2. dami_giac diretta 21.03.21 ore 20.00
  3. @ilvelieroincantato 22.03.21
  4. @natasciafacchini 23.03.21
  5. @libri.dietrolatendascarlatta 24.03.21

  1. Parlaci un po’ di te, da dove arrivi e come e perchè sei
    sbarcat* su instagram?

Ciao, mi chiamo Grazia Marzolla e sono l’autrice del romanzo Due a due edito da Giovane holden edizioni a ottobre 2019. Sono pugliese, lavoro nel turismo per un’agenzia che affitta ville di lusso in valle d’itria ma da un anno faccio la mamma a tempo pieno. Sono sbarcata qui su Instagram per dare la possibilità alla mia opera di arrivare a nuovi lettori.

  1. Scrivi o ti limiti a leggere? Chi ti ha trasferito questa
    passione
    ?

Leggo da quando avevo più o meno 13 anni, mi sono appassionata autonomamente alla lettura iscrivendomi a quegli abbonamenti mensili che arrivavano per posta di acquisto libri da catalogo cartaceo. Ho iniziato a scrivere di ritorno da un viaggio di volontariato in Africa undici anni fa ma quelle pagine sono rimaste nel cassetto. Ho ripreso poi due anni fa in un periodo un po’ buio della mia vita quando volevo un figlio ma non stava arrivando. Leggo ma non sono una divoratrice di libri. Mi piace usare il mio tempo libero anche per fare passeggiate, stare con la famiglia e cucinare. Tre autori che mi sono rimasti nel cuore sono Kalhed Hosseini, D’avenia & Mazzantini. Per tutti e tre mi piace il modo diretto e reale con cui arrivano. D’Avenia anche per la sua capacità di portare la fede e Dio in una maniera non invadente(cosa che ho cercato di riproporre nel mio libro) e la Mazzantini per la sua dote di graffiare dolcemente.

  1. Leggi? Quali sono i tuoi tre autori preferiti e potresti
    trovare una parola per convincerci a leggerli?

Ho sempre scritto pensieri, sfruttando negli ultimi anni la possibilità di divulgarli con semplici post sui social. Nell’inverno del 2019 però ho avuto la prima vera ispirazione e ho scritto il mio primo libro in soli tre mesi. Ho iniziato semplicemente mettendomi davanti al pc lasciando fluire tutto ciò che arrivava.

  1. Hai pubblicato qualcosa o desideri farlo in futuro? Dove
    potremmo accquistare il tuo libro? Hai qualche progetto
    per il futuro da bookgrammer?


Ho pubblicato il romanzo “Due a due” in seguito ad una proposta da parte della casa editrice Giovane Holden. Potete trovarlo online su tutti i siti noti: ibs,Amazon, Libraccio e il sito della casa editrice nella sezione autori. Non ho progetti come bookstagrammer, sono sui social più in veste di autore con la speranza di far conoscere il mio romanzo.

  1. Cosa potresti consigliare a chi ti sta leggendo per
    addentrarsi nel mondo bookgrammer o per la
    pubblicazione di uno scritto?


Il mio consiglio è di scrivere senza pretese e proporsi con ancora meno. Chiunque pubblica qualcosa pensa di aver scritto l’opera più bella del mondo…(un detto lo dice “scrivi il libro che vorresti leggere“) ma in realtà è un mondo così grande e vasto che restare con i piedi per terra e accettare che c’è sempre da crescere è un’arma vincente. Il mio mantra è “Due a due l’ho scritto per me stessa e per chi è destinato a leggerlo.” Niente sforzi e pretese, rovinerei la magia della sua natura.

  1. Dove ti vedi tra 5 anni, raccontaci, quali sono i tuoi
    desideri?

Sinceramente mi vedo esattamente dove sono. Forse e spero con la continuazione di Due a due pubblicata e chissà un altro figlio. Sono più donna mamma e moglie che scrittrice in carriera

Grazie di cuore per il tempo dedicato a questa intervista!
Se avete letto e se vi è piaciuta vi chiedo di fare una piccola story in instagram così da far conoscere Grazia anche ad altri lettori!
Spread Love!

Lucy

J.J. Winkelmann in Trieste

Conversazioni, Travelling&Discover

Few days ago I did a review in my instagram account @bbmywaytrieste in order to ask you directly a starting point for the new section in my blog dedicated to tourism and your feedback between Nature and Museums was the second option! Museums will be the theme of my first post!
This section will be directly written in englsh in order to reach more of you reading. I hope this will be a plus for you!

I will start with Trieste in the North of Italy, it’s my city, and I really love and the J.J. Winkelmann Museum, this is a museum I appreciate also because of my studies. I graduated in “cultural tourism planning” and the most part of exams were about Archeology, reason why I will talk today about the Maya section that you can see at the third floor in the museum.

Did you know that J.J. Winkelmann, one of the most important exponents of neoclassicism, was murdered in Trieste in 1768? Inside the archaeological park you will be able to see a mausoleum containing his remains!

The donation, which took place in 2002, of the Mayan “Cesare Fabietti” ceramics from El Salvador made it possible to include in the archaeological itinerary a look at the pre-Columbian civilizations of Central America. I took a photo of the case in which a wooden crate is displayed. Inside, Fabietti wife, with great surprise, had found numerous archaeological finds from the Maya period found by her husband who was in charge of a new coffee roasting plant in those areas in collaboration with the Illy family. All wrapped in newspaper and more or less filed. He then decided to send them to the Winkelmann Museum which created a small room dedicated to the donation and the historical period.

I found the layout of this small section of the museum very intriguing. Discoveries made by pure chance, as sometimes happens, but fortunately felt into the hands of a farsighted person who had protected them and then after his death his wife had decided to leave them at the disposal of a large public, guarded by the competence of a museum.

I love in a special way this section because my first international trip, after graduation, have been exctly in Center America, in Youcatan where I’ve been visiting all the archeological parks, Chichen Itza, Uxmal, Tulum… I really can’t forget that trip… Are you interested in that archeological story?

Question time!
Would you like a guided tour in this Museum in case you arrive in Trieste?
Let’s contact me It will be my pleasure to host you around the city and in this amazing place!

Lucy

Copertina Feltrinelli Fabienne Kanor D'acque dolci

D’acque dolci di Fabienne Kanor

Recensioni

Questo romanzo è una lettura fatta tanti anni fa. A voi capiterà uguale, di alcuni libri ricordo anche i luoghi in cui li ho letti. L’odore, addirittura alcune delle persone intorno, l’ambiente e molto frequentemente lo stato d’animo.
D’acque dolci in particolare, ricordo di averlo acquistato alla Feltrinelli di Padova, vicino al Palazzo del Bo, ero di corsa, al mio solito, per andare a prendere il treno, come ogni weekend. Terminate le ultime lezioni e se libera da impegni di lavoro, trascinando il mio trolley dalla mattina presto, tornavo a Trieste. Rimpatriavo per rivedere la mia famiglia e respirare l’ossigeno che a casa mia sapeva di mare. In quel periodo, tra il 2000 ed il 2008 non avevo molto tempo per leggere, ero impegnatissima tra esami all’università, stage al Museo degli Eremitani, lavoro in agenzia viaggi, casa spesa qualche amica, moroso e poi lavoro impegnativo nel settore degli eventi, ma questa è un’altra storia.
Leggere, era un lusso, un’attività relegata al week-end e molto spesso riempiva il viaggio, andata e ritorno, e le interminabili ore seduta, freddo o caldo, poco importava, sulle panchine a Mestre.

In queste ore d’intermezzo, dove non ci sarebbe stato spazio per nulla, potevo leggere. Da noiose e piene di fastidi, le attese o i ritardi erano ben accolti, potevo leggere ancora un capitolo, poco male.
Sceglievo libri non troppo spessi, sia per il poco tempo sia perché dovevo trascinarli nella mia borsa e ho sempre odiato le borse giganti, sono una persona minimal quasi per tutto, tranne che per le porzioni di dessert, ma chi è perfetto!

Fabiennne Kanor, nel 2008 quando ho acquistato il libro, non la conoscevo ma la sinossi, letta rapidamente sul retro del libro mi ha rapita e non ci ho messo molto a decidermi. Di solito scelgo quello che mi piace con molta rapidità, raramente sbaglio, posso dirlo con nessun timore di essere smentita. Lei è una scrittrice e giornalista nata ad Orleans in Francia nel 1970, solo nove anni più di me, la ammiro come ammiro tante persone che vivono di scrittura e la usano come una spada per farsi strada nel mondo, è il mio sogno, ma bando alle ciance su di me, Fabienne dopo la laurea in Linguistica e Letteratura moderna parte da una carriera ne settore della comunicazione, scrittura e capacità di trasmettere sono nelle sue corde e prende il volo, lavora per la televisione, radio e stampa. Il suo primo romanzo rimane ancora non pubblicato. Vive due anni in Senegal dove scrive D’acque dolci che pbblicato con Gallimard nel 2004 vince il Prix Letteraire Fetkanne. Poi esce nel 2006 Hummus.

La passione per la comunicazione ed il desiderio di mettere a nudo alcune verità troppo ombreggiate, rimangono trasversali e dirompenti quando successivamente si dedica con la sorella, Veronique Kanor, a girare un film: La Noiraude. Dove parlano di una donna, le figure femminili sono sempre predominanti, ma non solo donna è originaria di Guadalupe e vive a Parigi. Una “principessa nera” come viene chiamata. Sarà il primo film della trilogia progettata, poi verrà “C’est qui L’Homme” che indaga le dinamiche di genere in una società in evoluzione, direi amaramente in CONTINUA lotta per stabilire un equilibrio costantemente precarizzato.

La storia di Frida, protagonista di D’acque dolci, è intrisa di fatti crudeli. Ha ucciso e sta meditando di uccidersi. L’escursus temporale tra queste due vicende purpuree è la sua intera esistenza, fatta di lotta e desideri sopiti, di osservazioni sul mondo a tratti incomprensibile che la circonda. Amore e libertà, senso di colpa atavico e resilienza, lotta. La parola a cui penso sempre leggendo questo libro è lotta fino all’ultima goccia di sangue, fino all’ultimo respiro per vincere l’unica battaglia che ognuno di noi è chiamato a combattere in vita, la lotta pe chi è vivo e vivrà, il resto è tutto andato, guardiamo avanti. Mi sembra una lettura azzeccata per il periodo attuale e spero di avervi dato uno spunto interessante!

Fatemi sapere nei commenti, con affetto

Lucy

La ragazza con l’orecchino di perla – Tracy Chevalier

Recensioni

Questa settimana, anche senza programmarlo, ho alcuni libri da recensire e sono tutti di scrittrici donne, parlano, ognuno con una sfumatura diversa, di donne. Qualcosa in ogni libro suggerisce che le donne devono lottare, hanno sempre dovuto farlo nel corso della storia e la memoria di quelle battaglie ci arriva come un’ eco.

Devo recuperare parecchi libri di febbraio e qualcuno di gennaio, non credo di voler scrivere una recensione per ogni libro letto, questo porterebbe via troppe energie e temo non apporterebbe a chi legge alcun valore aggiunto. Penso utilizzerò i libri letti come un ponte comunicativo, ogni testo, se ci pensiamo è veicolo di un messaggio. Quale sia il messaggio principale nelle intenzioni dello scrittore probabilmente è spesso noto, arriva, poi all’interno di ogni libro ci sono, a mio avviso dei meta messaggi interpretabili in base allo stato d’animo del lettore, alla sua recettività, alla storia del suo vissuto, spesso anche in relazione aa sua consapevolezza… alcuni libri ci parlano in modo diverso a seconda dell’età nella quale li leggiamo. E’ un mondo magnifico un libro.

Copertina del romanzo edito da Neri Pozza con una tazza in ceramica bianca ed azzurra...come quelle piastrelle descritte nel romanzo dipinte dal padre di Griet

Nell’orecchino di perla di Tracy Chevalier ho trovato un paio di ingredienti che a me piacciono particolarmente, la protagonista, Griet, è donna, si parla d’arte, percepita in alcuni tratti anche dalla fantasia semplice di questa ragazza, ci sono intrighi, personaggi delineati bene, è un romanzo storico, ambientato nel XVII secolo, racconta di un’epoca di cui coglie lo spaccato sociale intrecciandovi la vita di personaggi immaginari, questo cala la storia in una dimensione verosimile ed utile per riflettere ed al contempo imparare qualcosa. Sullo sfondo la città di Delft, nei Paesi Bassi, fuori Rotterdam verso il mare del Nord, qui potreste visitare il Veermeer Centrum, se decidete di visitare il paese. Questo è il genere di romanzo che apprezzo di più. L’aspetto che più mi ha toccato è ovviamente la condizione di subalternità della protagonista, una ragazzina inerme e vinta dalla necessità, dagli eventi. Costretta a servizio da una disgrazia familiare e poi entrata in un turbine che la porterà a respirare un attimo di libertà consapevole di dover fare i conti con una realtà moto più dura rispetto quella in cui vive Veermeer ad esempio, ma a scapito di tutte le parole rivolte alla giovane Griet i suoi pensieri corrono molto veloci. Il piccolo colpo di scena finale è un minimo risarcimento, una piccolissima rivincita, su carta, per tante anime costrette ai margini, questo è il potere magico dei libri!

Dopo aver rimandato a lungo la lettura di questo romanzo sono finalmente felice di annoverarlo tra le letture fatte e lo consiglio!

Spero di avere i vostri commenti qualora lo abbiate letto o nel caso abbiate intenzione di farlo!

Lucy

Amore colpevole

Recensioni

Questo di oggi sarà un post diverso dal solito ma sempre legato alle mie letture, evito di fare riassunti e valutazioni stilistiche perché ho già letto innumerevoli post al riguardo e mi limito a condividere i pensieri che questi due libri mi hanno suscitato.
Il titolo è il romanzo di Sof’ja Tolstaja Amore colpevole, si l’Amore è colpevole in molti modi.


Marzo è il mese in cui si celebrano le donne, una tradizione nella quale, a tratti, sento odore di stantio.
Marzo lo dobbiamo riconquistare, perché la nostra causa non finisce, è sempre sul filo del rasoio e non solo in senso figurato. L’8 marzo diventa l’occasione in cui si rispolverano lotte, storia, voglia di rivalsa, molte denunce, innumerevoli sogni.
Naturale sarebbe gioire ogni giorno con empatia oltre le barriere segnate dal genere, per natura dovremmo dimostrarci solidali ed uniti nel reciproco rispetto per l’affermazione di pensiero, personalità e desideri dell’altro. Eppure mossi da egoismo ed incomprensione, viviamo tragedie che portano in se la colpa di essere già note.

Trovo che le donne in particolare, alcune inconsapevoli, possano essere  guidate  da una  passione capace di imprese titaniche. Siamo in grado di sostenere pesi fisici – vedi il parto, che non ho sperimentato personalmente e che trovo la cosa, in assoluto, più coraggiosa e generosa che un essere umano possa affrontare e lo può affrontare solo la donna – e pesi psicologici, tolleriamo stress, grandi sconfitte e privazioni, ma noi donne riusciamo comunque a trovare forza e risolutezza, arriviamo al fondo di ogni questione, se lo desideriamo veramente. Gli uomini, forse da sempre abituati al successo e ad avere un ruolo atavico nel mondo, si concedono davanti alle difficoltà delle pavide malinconie davanti alle quali bisogna ammutolire, per custodire la dignità. Invece le donne, abituate dai tempi di Adamo ed Eva a gestire situazioni alquanto scomode, ecco, noi donne siamo pronte a tutto. Lo dico con il rischio di essere presa in antipatia da alcuni uomini, che sento molto spesso, affermare di sentirsi esasperati da queste prese di posizione, forse ridondanti…ma devono esserlo, dobbiamo oltrepassare la linea! Il traguardo è molto lontano, anche se il tema è sulla bocca di tutti, rendiamocene conto.

Questa premessa per dirvi che in febbraio mi sono unita per la prima volta ad un gruppo di lettura di instagram si chiama coppie nell’inchiostro, ogni mese si cambia coppia e si approfondisce la relazione che c’è stata tra gli scrittori a livello personale ma soprattutto letterario. Solitamente lo scrittore di genere maschile è molto più noto, e già qui il tema si rivela, ma andando a fondo alla questione non si tratta esclusivamente di visibilità, è quel mix di inaccessibilità, di diritti e soprattutto di parole  non concesse che porta in se la discriminazione di genere. Ebbene, posso dire che aver letto i due romanzi “Sonata Kreutzer” di Tolstoy e “Amore colpevole” di Sof’ja Tolstaja mi ha lasciato l’amaro in bocca, ho terminato di leggere questi due libri intorno a 19 febbraio, proprio nei giorni in cui è stata uccisa a Genova, nel suo piccolo negozio Clara Ceccarelli, dall’ex compagno. Una donna di 69 anni, non una ragazzina, una donna con la responsabilità di un padre anziano ed un figlio disabile, accoltellata ripetutamente dalla follia di un uomo instabile. Stesso epilogo riservato alle protagoniste dei due romanzi, stessa vicenda narrata con prospettiva maschile e femminile. Ho letto a fatica la Sonata e mi sono lasciata conquistare da Amore colpevole, per lo stile scorrevole e la sensibilità unica con cui viene descritta l’esistenza di questa giovane protagonista, privata di innocenza e di gioia da un uomo egocentrico e a tratti crudele, insicuro ed ingiusto.
Un uomo che decide, con i suoi pensieri e le sue azioni di giudicare e di recludere un altro essere umano all’interno di un ruolo prescritto, senza comprenderla conduce Anna fuori dalla sua esistenza portandola in uno stato di confusione e sensi di colpa, fino a dubitare di se stessa come madre. Quanti uomini riescono ad avere questo subdolo potere, rendendo inerme la donna al loro fianco, che per errate convinzioni lascia l’amore trasformarsi in uno strumento di tortura. Io ho trovato queste letture dolorosamente attuali, pertanto consigliabili in età adolescenziale a tutti le ragazze ed i ragazzi, dobbiamo aiutarli ad acquisire consapevolezza, per rispettare se stessi a tal punto da vivere relazioni sane, equilibrate.

Il 19 febbraio ho provato, forse più delle altre volte in cui sento di questi assassinii, una rabbia esplosiva e dolorosa, un moto di esasperata impotenza. Io cosa posso fare per aiutare le donne che vivono e muoiono per mano di uomini gelosi e violenti?

Tutti noi, cosa possiamo fare per non continuare ad ascoltare queste vicende, per consentire a tutti uomini e donne di vivere una vita appagante e libera. Abbiamo tanta saggezza, pensiero sviluppato, cultura, libri, documentari, fil, piece teatrali, poesie, lotte politiche, donne che sono state paladine eppure continua questo stillicidio orrendo.

Possiamo liberarci da questo bagaglio ancestrale? Evolvere?
L’importante è non mollare mai e non stare mai zitte, come scrive la Murgia nel suo ultimo libro che sarà il mio regalo per lunedì … già vedo instagram in fermento e le bacheche piene del suo libro! Ma va bene, è una mossa commerciale che fa da cassa di risonanza per un tema importante, VA BENE! Daje!

L’isola sotto il mare di Isabel Allende

Recensioni

Siamo a Santo Domingo, ora Haiti, terra di colonie francesi dove grandi proprietari terrieri vivono una realtà ben diversa da quella della spensierata Parigi del 1770, siamo poco prima della rivoluzione, l’aristocrazia vive un sogno ormai destinato a tramontare, una società corrotta dai privilegi di pochi in cui un nuovo pensiero, rivoluzionario, comincia a farsi strada e non solo tra gli intellettuali, il popolo brama uguaglianza, legalità ma la “fraternite”, quel senso di innata solidarietà tra esseri umani e che trascende la diversa estrazione economica, sociale e  colore è ancora un miraggio lontanissimo. Belletti e pizzi che adornano le dame nei salotti della capitale sono pagati con denari sporchi di sangue ed umiliazione. Il giovane Touluse Valmorain giunge in queste terre esotiche e disperate in visita al padre, presto si rende conto suo malgrado di avere il dovere morale di sostituirlo per difendere il nome e le ricchezze della sua famiglia. Riluttante si appresta a gestire e terre e gli schiavi, giustificandosi sempre e sostenendo di gestire con più umanità la sua gente. Zaritè entra nella vita di Valmorain come serva per la sua giovane moglie in arrivo da Cuba. Le sofferenze di queste donne si intrecceranno tra riti tribali, medicina tradizionale, spiriti, parti dolorosi e morti inaspettate. Zaritè trascorre la sua vita occupandosi, uno dopo l’altro, dei figli e delle vite degli altri, attendendo il suo turno per vivere, questa attesa colma di speranza non la abbandona mai, anche quando derubata di tutto ciò che ha di più caro, figli, amore, danze tra i tamburi il cui suono è un richiamo invincibile che dai piedi vibra risuonando in tutto il suo corpo, Erzulie la guida, lei è inconsapevole eppure sacrario di un’antica tradizione, di una cultura che la permea e la rende il perno attorno a quale girano le vite degli altri, lei è una lucciola, brilla sempre anticipando la strada da percorrere. La libertà il cui desiderio arde nel cuore della piccola Zaritè incontrata nei primi capitoli sarà una conquista dura, segnata dal dolore. Intorno alla nostra eroina si svolgono rivoluzioni culturali e politiche, gli americani invadono Haiti, la situazione a Cuba diventa incandescente perchè i rifugiati dalle piantagioni di Haiti ormai erano troppi, Zaritè assieme a Valmorain e i suoi figli si rifugiano a New Orleans, qui la famiglia si occupa sempre di piantagioni, entra una nuova figura antagonista di Zaritè che avrà ancora tante avventure da vivere nei suoi quarant’anni descritti nel romanzo.

Durante i dialoghi interiori di Zaritè, che avvicinano in modo sapiente alle emozioni di questa piccola grande donna, viene nominata spesso Erzulie, loa dell’amore, una divinità familiare propria del Vodun, praticato ad Haiti dove era nata la nostra protagonista. Zaritè vi si affida con tutte le sue forze per superare le privazioni ed il dolore di vivere in un mondo in cui nemmeno la dignità di essere umano le viene concessa, non si ritiene possa avere emozioni questo è uno dei pensieri che spesso mi hanno trafitta, al di là dell’espediente letterario, posso immaginare che le emozioni descritte dalla Allende siano state effettivamente sperimentate da qualcuno, forse anche in questo momento mentre io scrivo o tu leggi, e questo mi indigna profondamente, la mia totale impotenza mi fa percepire le emozioni del tenero Moris che scoprirete leggendo il romanzo . Ma questa donna coraggiosa porta con onore le sue cicatrici, le rispetta e riesce a trasformare i suoi dolori in gioielli. La fraternitè tarda ad arrivare se pensiamo che ne 1860 si stima che gli africani deportati in America e costretti ai lavori forzati fosse circa 4 milioni e mezzo milioni era costituito da schiavi liberi tra Nord e Sud, ma liberi cosa poteva significare per persone costrette ai margini di una società che fino a ieri aveva trattato queste persone come oggetti. Nella storia viene descritta la ribellione degli schiavi realmente condotto dal sacerdote vudù Boukman, ribellione che portò all’uccisione di moti bianchi e alla distruzione delle piantagioni, infine la testa di Boukman catturato venne esposta per spaventare i ribelli, ma ormai l’impresa era iniziata, nel 1792 era stata concessa la cittadinanza ai maroons, decisione contrattata in terra coloniale, e per questo motivo venne inviata una delegazione composta da Leger-Felicitè Sonthonax ed Etienne Polverel per mediare le decisioni prese. Le vicende del romanzo si intrecciano con i fatti ed i personaggi realmente coinvolti nel processo di abolizione della schiavitù a cui i bianchi si opponevano fermamente. Si incontrano Galbaud, che guida le forze francesi a Le Cap, per sconfiggerli Sonthonax si servì di mulatti e di una forza di mille schiavi ai quali venne concessa la libertà. Questo irritò i mulatti schiavisti, tanto da privare Sontonax di un importante sostegno, quindi cercò sostegno tra i neri, per i quali il 29 agosto del 1793 decretò l’emancipazione generale del Nord di Santo Domingo, poi estesa a tutta la colonia.

 Il 4 febbraio del 1794 la Convenzione Nazionale Francese dichiarò abolita la schiavitù.

Inghilterra Francia e Spagna in ogni caso si apprestavano a conquistare la colonia ormai sguarnita e indebolita dalle lotte interne, le vicende di Zaritè si intrecciano su più fronti con i fatti storici realmente accaduti tra il 1770 ed il 1806, quarant’anni di vita di una donna in lotta e un subbuglio storico e culturale che porterà lentamente a conquiste ancora oggi da definire.

Una passeggiata d’inverno di Henry Thoreau

Recensioni

Durante la notte il vento gelido artiglia la natura. Il bosco viene vestito da piccoli cristalli di neve, la vediamo posata sui davanzali e sugli alberi intorno.  Il sole ancora non fa mostra di se ma abbandoniamo il tepore casalingo e ci avviamo nell’aria gelida a scoprire la metamorfosi del bosco. La neve è ancora intatta, segnata solo da rade impronte di volpi,  scricchiola sotto i nostri passi, in lontananza si ascoltano versi di animali, rumori indecifrati, il suono ritmico delle accette sui tronchi. Nella foschia mattutina balugina la luce del carro di un contadino mattiniero. L’umidità si dipana in una nebbia rasoterra e si ritrae svogliatamente al sorgere del sole. Camminare nel freddo dell’inverno fa pensare con nostalgia all’estate, ma è dentro al nostro cuore che alberga il calore giusto per ogni stagione. Lasciamo alle nostre spalle la boscaglia, un sentiero ci riconduce in uno spazio aperto, un camino ci preannuncia compagnia affine, umana. Ma presto la passeggiata nel bosco ci richiama, seguendo lo scorrere del fiume, entriamo in confidenza con la vita che percorre l’acqua nei diversi momenti dell’anno. Il corso del fiume modifica il paesaggio tra il ghiaccio sul quale camminiamo ora ed il vapore che esala con il primo sole di aprile,  cerchiamo i pesci e gli altri animali, li ricordiamo in frenetica ricerca di cibo in estate, curiosi e spontanei. Nelle giornate di neve tutto tace, scompare ogni traccia, il vento suggerisce di tornare sui nostri passi, a raccoglierci in una rinnovata spiritualità. Al caldo della nostra dimora.

Thoreau in questo breve racconto, con la sua narrativa poetica ci conduce per mano durante una passeggiata invernale nel bosco, immediatamente ci uniamo a lui in un inno alla natura. Il paesaggio è sfigurato dalla potenza del gelo, gli animali che cicaleggiavano durante l’estate sono un ricordo, ora tutto si ritrae, con il nostro mentore seguiamo le acque del fiume a tratti sepolte dal ghiaccio e veniamo investiti dal vento che sferza noi, le pietre intorno ed i rami sopra le nostre teste. In fuga dalla città e dalle descrizioni scientifiche, dentro il bosco siamo natura nella natura, Thoreau ci insegna ad essere parte di essa, pur nella sua ostilità. Gli alberi sempreverdi spruzzati di neve portano in se l’estate, il cielo ci avvolge appiattedosi sulla terra, si crea un tutt’uno confuso con il nostro spirito, che il filosofo ci spinge a sondare profondamente. Siamo invitati dall’aspetto etereo ed imperturbabile del bosco algido in cui camminiamo, alla meditazione, al raccoglimento. L’aria fredda purifica l’ambiente e noi stessi, che dietro sprone del filosofo torniamo ad essere parte di un ciclo unico a cui apparteniamo da sempre. La connessione con la natura, nelle sue manifestazioni più selvagge e lontane dalla nostra comodità secondo Thoreau ci deve portare ad uno stato di purezza, e di apertura tali da ricongiungerci con una pace completa che ci rende consapevoli di noi stessi e del nostro posto nel mondo.

questo testo edito da @lanuovafrontiera tradotto splendidamente da @tommaso_pincio ed impreziosito dalle illustrazioni in bianco e nero di @rocco00073
La prima parte e’ 𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 e il titolo, appena visto, risuonava. Io cammino, tanto, quasi tutti i giorni.
La copertina illustra una montagna con un fiume o lago… un panorama che ultimamente occupa la mia immaginazione, ogni giorno, mentre scrivo la mia storia, quando cammino, bevo il caffe’, mangio, faccio la spesa. Era IL libro che mi chiamava.
Al posto giusto nel momento giusto.
Pensavo sarebbe stato un fuoco di paglia. Ma no!
La pesia nella narrativa mi ha afferrata, letteralmente. Cio’ che, in questa prima lettura, mi ha sorpreso e’ la capacita’ di Henry David Thoreau (1817-1862)di cesellare le frasi con le parole, limate una ad una, soggiogate e conosciute, trasmesse a chi legge.
Mi esalta leggere chi scrive con perizia ma non posso descrivere la gioia di scoprire chi sa farlo con sentimento.
Lo consiglio vivamente!

I fiori nascosti nei libri di Silvia Montemurro

Recensioni

Chiara, giovane stilista, muove i suoi primi passi nel mondo della moda. Ha ricevuto l’invito, da parte di un hotel di lusso a Sankt Moritz in Svizzera, di presentare la sua nuova collezione durante un evento, un’occasione inaspettata che la galvanizza, senza pensarci troppo parte piena di entusiasmo. Il viaggio in macchina però si dimostra quasi subito difficoltoso per una fortissima nevicata. Giunta alla dogana la avvisano che la strada è chiusa e non può proseguire a causa dell’allarme valanghe, le consigliano di pernottare presso Villa Gorbald. Brutto colpo per Chiara che non aveva preventivato nessun imprevisto del genere, partendo da una Firenze in cui la primavera stava appena sbocciando. Il suo soggiorno presso Villa Gorbald, la inquieta fin da subito. I due custodi Arold e Thomas, la osservano con un certo imbarazzo e seppure contraddistinti da una gentilezza fuori tempo, la fanno sentire a disagio. Si aggira nelle stanze della casa e viene rapita dai dettagli, dai profumi, da suoni e scricchiolii che non riesce a capire se provengono dalla sua fantasia o se davvero si propagano dagli spazi piu’ nascosti della Villa. Un quadro in particolare la rapisce e la lascia senza parole, ritrae una donna che le assomiglia in modo sorprendente, ma questa immagine sembra dissolversi enigmaticamente durante la notte. Chiara si interroga su questa figura femminile, gira per le ampie stanze, i corridoi, la biblioteca ed in un gioco di indizi tra fiori, quadri e lettere riesce a comunicare con questo fantasma del passato. Irena, tramite le sue lettere nascoste, parla a Chiara della sua fuga da Cracovia prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, della sua adolescenza solitaria, poi della scuola fatta proprio a Villa Gorbald che ospitava giovani di buona famiglia da preparare al mondo del lavoro, del suo amore clandestino per il contrabbandiere Toni, dei dolori della sua vita e delle speranze mai sopite. Un parallelismo tra due donne, separate dal tempo e dagli eventi.

I fiori nascosti nei libri è l’ultimo romanzo di Silvia Montemurro. La storia è un intreccio di enigmi e destini che si rincorrono attraverso il tempo ed i luoghi. Frash back che fanno incursione nella vita della protagonista Chiara. Il romanzo fa uso della forma dell’epistolario, capiremo con lo snodarsi del racconto il motivo per cui, un fantasma del passato, Irena, decide di comunicare in modo così personale e materico con Chiara. Interessante è il parallelismo creato tra due donne, simili nell’aspetto, come inequivocabilmente i quadri suggeriscono, ma separate dalla loro storia personale, dai contesti in cui sono cresciute, dall’epoca storica in cui vivono. La prima lettera di Irena ci catapulta in Polonia, siamo all’inizio della seconda guerra mondiale racconta che i suoi genitori, per metterla in salvo dalle persecuzioni di cui si cominciava a mormorare a Cracovia, l’avevano affidata ad un’amica della madre in Svizzera. Qui, una delle scene topiche del libro, che racchiude il filo conduttore della storia, un fiore, da proteggere e preservare con coraggio e determinazione. Irena deve fare i conti con una storia malvagia a tal punto da rimanere ai margini delle conversazioni, non si nominano i suoi genitori deportati o il suo fratellino di cui ricorda sempre piu’ vagamente il viso paffuto. Rimane segregata in casa finchè non parla fluentemente il tedesco, deve sostenere il giudizio severo di una società a cui non sente di appartenere. Chiara vive con una certa spregiudicatezza la sua esistenza, una ragazza libera, come voleva essere Irena. Due donne che sarebbero state uguali se avessero vissuto nella stessa epoca, due donne che scopriranno di avere molto in comune oltre all’aspetto. I fiori sono protagonisti assieme a Chiara ed Irena, essi rappresentano un linguaggio universale, un ponte emozionale che supera la barriera di tempo e spazio e unisce intimamente il cuore delle due donne. Donne che devono ritrovarsi, per chiudere finalmente il cerchio e restituire amore a chi ne era stato privato dal destino.

10 febbraio: giorno del ricordo

Conversazioni

Memoria. Abbiamo il dovere di conservarla. Siamo sentinelle vigili. Dobbiamo custodire la fiamma del ricordo, perché un’ingiustizia come quella perpetrata nelle foibe non accada mai più, perché ve ne sia consapevolezza, sempre più diffusamente.
Oggi ho pensato di cercare qualche lettura da dedicare a questa ricorrenza, dolorosamente legata al nostro altipiano carsico, affacciato su Trieste, la mia città. Ho avuto modo di riflettere a lungo sulla questione della memoria e del ruolo di ogni singola persona chiamata a proteggerla.
Siamo custodi di un passato mai troppo lontano. Per onorare questa ricorrenza ho tirato fuori dalla mia libreria alcuni testi ed un vecchio numero della rivista millenovecento, mi sono riletta alcuni stralci, per rinverdire la memoria, appunto. Lo faccio ogni anno e lo considero un dovere di ogni cittadino.

Tra le mie attività preferite annovero le lunghe camminate, possibilmente immersa nella natura. Spesso vado proprio a Basovizza, qui il bosco riesce ad infondermi un senso di pace e di equilibrio come pochi luoghi. A breve distanza dal centro città, un dedalo di sentieri ti conducono rapidamente in una realtà silenziosa e intatta, il verde dell’erba, la corteccia, il verso delle ghiandaie e piccoli scricchiolii provenienti da chissà dove… tra un prato e l’altro e superando ruscelli una tappa immancabile è certamente la sosta silenziosa davanti ai luoghi in cui tante persone sono state assassinate brutalmente. Il 29 e 30 aprile 1945 la località di Basovizza si trovò al centro di violenti scontri tra le formazioni jugoslave della IV Armata che puntava sulla città e le unità tedesche che la stavano abbandonando, vi fu l’esecuzione sommaria di soldati tedeschi e di altre persone, davanti ad un drappello della comunità, i corpi vennero messi in questo vecchio pozzo minerario scavato all’inizio del XX secolo e ormai in stato di abbandono. Il 5 giugno 1945 il Comitato di liberazione nazionale di Trieste, tornato in clandestinità durante l’occupazione jugoslava, raccolse notizie di uccisioni sommarie avvenute a Basovizza. Nel corso dell’estate, ritirate le truppe jugoslave da Trieste e costituito il governo alleato, il CLN chiese di recuperare le salme, ma le operazioni saranno frammentarie, rallentate e mai completate, tanto da non venire mai accertato l’esatto numero delle vittime, si parla a fine guerra di 250 persone, ma le stime potrebbero suggerire un numero dieci volte piu’ grande.

Infine la decisione di coprire questi siti e porvi una lapide, appena nel 1980, con l’intervento delle associazioni combattentistiche, patriottiche e dei profughi istriani-fiumani-dalmati, rese giustizia al luogo trasformandolo in Monumento di interesse nazionale.

Foibe, un brivido gelato che avvicina alla profonda ingiustizia vissuta da fratelli in quell’angolo perduto e silenzioso.
La foiba rappresenta idealmente una voragine nella coscienza umana, come se, in una fenditura nelle rocce di questa terra, sarebbe stato possibile nascondere questi delitti atroci. Esecuzioni sommarie di uomini, a cui per tanto tempo non è stato riconosciuto il diritto ad una degna sepoltura, il tutto per uno strascico ideologico. Ideologia che ancora oggi a tratti da segno di se, prova ne è la poca risonanza di questa ricorrenza, relegata a qualche approfondimento dopo la partita di calcio, sulla rai, le altre reti poco o nulla. Una pagina di storia dolorosa, che ha costretto all’esilio intere famiglie, forzate ad abbandonare le proprie case, la propria terra, a vivere da estranei e spesso isolati.

Mi sembrava doveroso un post per rendervi partecipi di queste mie riflessioni.
Lucy❤️

Le città di carta di Dominique Fortier

Recensioni

Emily Elizabeth Dickinson, Emily come le piacerà farsi chiamare, nasce nel 1830 nella piccola città di Amherts nel Massachuttes. Una sola fotografia ci restituisce il suo volto, in bianco e nero una sedicenne emaciata e magrissima con uno sguardo intenso, vicino a lei ovviamente un libro. Emily cresce nella campagna osservandone curiosa ogni dettaglio, ascolta il becchettio dei merli ai quali allunga molliche, intorno i fiori sembrano bisticciare tra loro, impara dalla natura acquisendone la calma serafica, la studia e ne raccoglie le tracce tra i libri, si commuove davanti alla prima neve. Il suo delicato sbocciare e l’inclinazione alla contemplazione delle piccole cose viene sempre accompagnato dall’espressione da “orologio a pendolo” del padre o dal silenzio indisposto di Madre. Le giornate scorrono scandite dalla quotidianità assieme ai fratelli Austen e Lavinia, ed Emily inizia a spillare le parole, come farfalle, a pezzetti di carta rubacchiati tra una faccenda e l’altra. Le stagioni si susseguono in circolo ed Emily perde la sua amica Sophie, senza lacrime. Durante il seminario Emily studia molto e condivide la vita, i sogni e i giochi di parole con le altre ragazze iscritte, domandandosi anni dopo come può qualcuno rispondere allo stesso nome dopo essere cambiato così radicalmente. Emily comincia ad arrovellarsi sulla trinità. Per un problema di salute ritorna a casa e alle occupazioni domestiche intervallate dai momenti di quiete silenziosa nella sua stanza, quando può fare posto alla sua voce interiore. Si sente fuori posto, uno spaventapasseri. Osserva con distacco la sua famiglia, non vi si riconosce. Scopre nuove prospettive dalle passeggiate brevi fatte sempre nello stesso giardino. Il tempo sembra immobile, i suoi bisogni sono ridotti al punto che potrebbe non essere mai esistita.

Malgrado le numerose pubblicazioni sulla poetessa, Emily Dickinson resta un personaggio affascinante ed enigmatico per la sua visione del mondo e per la scelta di vivere quasi da reclusa, sempre accudita dalla sorella piu’ piccola Lavinia che, silenziosa come i suoi gatti, si aggira intorno a lei, discreta e protettiva. In questo saggio, delicato ed evanescente, scritto con uno stile che evoca lo spirito con cui Emily si affacciava al mondo, l’autrice Dominique Fortier ci accompagna attraverso i luoghi della sua esistenza, Amherset, Boston il seminario di Mount Holyoke, ci porta per mano attraverso pensieri di Emily e ricostruzioni della sua vita, facendoci conoscere i volti che l’avevano accerchiata e da cui ad un certo punto aveva deciso di staccarsi. La  paesia di Emily Dickinson è questo, sparire dietro quel filo d’erba che non avremmo mai visto, non certo sotto la luce delicata ed unica con cui lei riesce ad illuminarlo per noi, lo può far risorgere dalla neve. Lei è fatta di carne, sangue ed inchiostro. La Fortier ci suggerisce i quesiti che Emily quasi certamente si sarà posta, la ragazzina si domanda se anche gli altri vedano la realtà come fa lei, forse non hanno finestre altrettanto nitide. A tratti l’autrice fa incursione nel racconto parlandoci in prima persona di se stessa, raccontando di aver toccato come reliquie i manoscritti ed il fragilissimo herbarium di Emily che sono custoditi alla Houghton Library dell’Università di Harvard, non si possono vedere ma solo manipolare dei fac-simile, tuttavia ci rende partecipi di un’esperienza commovente quasi lacerante, eppure ci fa scorgere come ogni giorno per Emily sia stato completo, in se e per se. Non c’è stata mancanza ai suoi occhi, quella di Emily è vita piena, fatta di ripetizione che trasforma il tempo in un unico filo continuo e sospeso nell’infinita bellezza delle piccole cose che lei riesce a far vivere in semplici parole, con poche gocce d’inchiostro.

Urla sempre primavera di Michele Vaccari

Recensioni
Ph Luciana Amato

Ho impiegato molto tempo per elaborare le emozioni suscitate da questo libro. Non conoscevo Vaccari prima di leggere Urla sempre Primavera, bugia, ho avuto occasione di ascoltarlo durante un corso organizzato da Giulio Perrone Editore e credo ancora quest’inverno mi ero imbattuta per caso in una sua intervista. Ricordo di averlo archiviato come “iinteressante appena ho tempo vedo” e poi, presa dal marasma di informazioni a cui siamo tutti normalmente sottoposti, me ne sono scordata, dimmi che succede anche a te. Intendo recuperare gli altri suoi libri, dopo l’estate, ora devo leggere una pila infinita di acquisti compulsivi.

Ebbene il libro è uscito con NN editore, a cui mi sono avvicinata da poco e che considero tra gli editori attualmente più interessanti per scelte, valori e per le persone che vi gravitano intorno. La copertina di Rocco Lombardi aveva subito conquistato la mia attenzione, vi sono alcune sue illustrazione anche all’ interno, mappe. Il libro si contraddistingue per un’impostazione grafica originale, ci sono pagine con significato e formato che vengono distinte con un colore grigio, o carattere differente. Anche questa scelta non scontata per l’editore, è esemplificativa del coraggio e dell’ indipendenza che sembrano mettere l’arte al centro, non solo l’ economica (credo), così cresce la stima che provo per queste persone. Il libro pertanto già di per se è un “oggetto anomalo”, quindi meritevole di essere acquistato, sfogliato e letto.

Urla sempre primavera, il titolo, così evocativo, ecco contiene una summa di significati, tutto il testo è fatto anche di sottotesto. La storia non è fine a se stessa. Questo è l’unico motivo per cui sono riuscita a leggerlo fino in fondo malgrado l’ osticità con cui volutamente lo scrittore pungola il lettore. Ho percepito, in ogni riga lo sforzo intellettuale dell’autore. Pur trattandosi di un genere lontano anni luce dalla mia definizione di “bel libro” ovvero quel genere di letture che ti fanno sentire a casa… qui mi si è aperto un mondo e non so se sia possibile poi tornare indietro. Posso dire, senza paura di essere smentita, che questa storia resta nel cuore e nelle budella. E’ un libro che risveglia ricordi di altri libri, Orwell c’è, si tratta di una lotta umana, naturale ed anche di linguaggio, quindi di emancipazione e sopravvivenza.

Il libro è diviso in cinque: Rosso, Blu, Nero, Verde, Bianco. Ogni sezione è una storia che trova continuità col precedente ed è intrecciato col successivo. I personaggi cambiano, sono tutti splendidamente caratterizzati, ognuno di loro porta in se un corredo di sentimenti ed emozioni universali. Siamo noi in tutti i personaggi visti. Disgusto per il potere che opprime Zelinda, tra l’altro che splendido nome, originale e credo non scelto a caso. Il commissario Giuliani, a metà strada tra comprensione e sogno, tra lotta per la libertà ed ossequio alle regole, lui mi sembra incarnare il rimorso per la propria pavidità. Spartaco è un centenario massiccio, che ti sconvolge con il racconto della sua esistenza tormentata, ne attraversa tutte le bruttezze e bellezze, un paradigma di cui porta il carico e non si arrende, comunica, trasferisce. Egle sua nipote è l’ultimo strumento della sua lotta, non sua, della libertà. Libertà da chi? Da uno Stato oppressore, controllato dalla Venerata Gherusia, qui a tratti mi sono anche divertita quando a scapito della gioventù e della rigenerazione sovvenzionano la ricreazione vegliarda, piste di bocce a gogo. Il finale è pazzesco, inaspettato quasi fino all’ultimo, come tutto nella vita. Uno squarcio che fa gioire da un lato e dall’altro fa riflettere, cosa stiamo facendo al futuro, ai bambini che ci osservano. Chi sta prendendo le loro parti, chi rispetta la vera libertà. Sappiamo ancora dove si trova la libertà?

Ph Luciana Amato

Già le mie idee sono usualmente sovversive ed insofferenti per quanto concerne la nostra non-società, ma il libro sicuramente ha il grande merito di avermi fatto riflettere. Mi viene sempre più spesso da pensare che siamo una società di controllori ansiosi e controllati, al contempo abbiamo perso di vista cosa siamo, chi siamo a chi apparteniamo e soprattutto dove vorremmo arrivare. Non a caso tutti i coach della jeu de vivre pongono spesso queste domande e gli individui non sanno rispondere, se il branco o il gregge non lo sa nelle sue componenti minime, ecco che ne deriva che anche le sovrastrutture siano confuse. Il caos in cui viviamo concede il potere a pochi. Nell’ attivismo becero e nel pensiero piccolo borghese in cui ci rincitrulliamo, altri decidono della nostra sorte. La lotta a che prezzo dev’essere riscoperta, chi sono i partigiani della nostra epoca? Possono ad esempio gli scrittori instillare desideri e sogni, forse questo libro ha un obiettivo più grande di lui, oppure le rivoluzioni sono fatte di piccole gocce che tarlano lentamente ma inesorabilmente la quiete apparente. La nostra società corre troppo velocemente, come far sedimentare e crescere un pensiero, temo per questa ragione stia avanzando il nulla, eppure da qualche parte nel mondo, in qualche angolo del tempo, qualcuno capace di ribellarsi e di mostrare una via alternativa prenderà voce. Un ciclo inesorabile, come la primavera che urla il richiamo alla vita.

Questo il punto che ho colto sulla linea della trama. In parallelo con il tema viene trattato il linguaggio. Non c’è spazio per il consueto, il già sentito, ogni frase è cesellata, le parole usate in modo inconsueto ma sempre coerente, pennellate che stupiscono come un quadro di Kandinski visto per la prima volta, le hai già viste quelle forme ma messe così, no. I colori sono pochi, eppure dicono tutto. Essenziale eppure pieno di tutte le anomalie della nostra contemporaneità e foriero di memoria, ti prende per mano e ti scomoda ti fa pensare. Queste mie personali osservazioni me lo faranno sempre considerare come un classico e come tale meriterà altre letture, sono certa si scoveranno altri significati, dettagli sfuggiti, interpretazioni a seconda del tempo in cui lo leggeremo.

21 giorni di esercizi di scrittura creativa

Recensioni

In questo periodo mi sono accorta di aver bisogno di stimoli per la scrittura, ho voglia di buttare giù pensieri ma non riesco a portare a termine il racconto che ho da parte e men che meno ho la fantasia e l’energia per rimettere mano ad un lavoro più impegnativo, duecentocinquanta pagine da riscrivere. C’è poi un’idea che vorrei cominciare ad elaborare dopo l’estate e per la quale sto raccogliendo materiale. Insomma come al mio solito, tanta carne sul fuoco. Tuttavia credo che cimentarsi quotidianamente con un esercizio diverso possa innescare un processo di consapevolezza e di produttività interessanti. Ho voglia di provare cose nuove e di farlo con esercizi semplici e poco impegnativi ma quotidiani. Ho pensato quindi di avviare una challenge #21giorniscrivendo e domani proporrò questa mia iniziativa a chiunque desideri partecipare e a sua volta esercitarsi e condividere l’esercizio.

Come primo giorno scelgo a caso questo tema. Lo svolgimento non deve essere troppo esteso tra le 15 e le 40 righe, deve restare un esercizio agevole da svolgere che inneschi la fantasia senza appesantire la routine.

Foto di Erik Mclean da Pexels

Racconta un episodio della tua infanzia dal punto di vista del tuo giocattolo preferito

E’ da qualche tempo che rimango seduto qui, appollaiato sulla mia altalena di legno, i cordini ai quali aggrappo le zampe pendono dalle maniglie di una antina che Luciana non apre mai. Lei entra nella sua stanza sempre piena di pensieri e di faccende, mi pare stia per venire da me ma invece no, ecco che sfila dal comodino bianco quel quaderno nero. Ci ha appiccicato un adesivo trasparente dove vedo disegnata una maniglia, sembra la porticina segreta di un giardino tutto suo. Ultimamente passa tante ore a guardare quelle pagine, scrive pensa, mangiucchia la punta della matita. Chissà cosa ci trova di bello dentro lì, non riesco a vedere da dove mi ha messo. Vorrei mi tenesse più vicino al suo letto, dove stavo fino qualche anno fa. Mi dava sempre la buonanotte. Credevo saremmo rimasti amici per sempre ed invece pare si sia scordata di me. Che poi come fa a non vedermi, sono sempre io, Tommy, sempre qui a due passi da lei ma ora invisibile. Lucianina piccola mi ricordo mi aveva confidato i suoi segreti più grandi, quelli che non diceva a nessuno, quando si sentiva sola ero il suo compagnuccio fidato. Ora pare solo quel diario abbia potere. Ero il suo cocco, un orsetto di pezza con cappello di paglia, pantaloni rossi di velluto a coste e camicetta di jeans. Mi ricordo tante cose che facevamo assieme, di quando Luciana andava a rubacchiare le liquerizie dal cassettone in cucina, mi portava con lei perchè le davo coraggio, poi si rifugiava nel soggiorno, io le stavo seduto vicino mentre scartava le girelle, me ne offriva sempre un pezzetto. Una delle cartine è ancora nascosta nella mia camicetta proprio sopra la pancia. Chissà se un giorno mi prenderà di nuovo in braccio e si ricorderà delle nostre scorribande. Eccola, si alza. Andrà via, no sta riordinando la stanza, tutti i giochi ammonticchiati, divisi per colore per genere, vedo le ballerine, le miniature di coccodrillo, i mini profumi e le bambole smorfiose di stoffa. Ora guarda me, evviva mi solleva finalmente si ricorderà di noi. Ops, tutto buio qui, dove sono finito una scatola di cartone? E’ pieno di peluches intorno, sento che ci solleva, sballottoliamo tutti qui dentro, chissà se ha fatto caso al fatto che siamo schiacciati, ed ora, bim bim, si aprono porte, gli altri pupazzi sembrano dormire, forse dovrei anch’io… almeno finchè, un giorno, ne sono certo, Lucianina aprirà la scatola e troverà questa cartina che sa ancora un pochino di liquerizia, allora ne sono certo, questo profumo le farà ricordare tante cose e saremo di nuovo migliori amici.

Che ve ne pare? 🙂 Forse sono andata leggermente fuori tema…

Se qualcuno vuole cimentarsi nei commenti ben venuto!!!

LUCY

A est del nulla di Andrea Castagnini

Recensioni

Questo mese è stato denso di eventi per me. Presa dallo studio e da tante incombenze legate alla mia famiglia, mi sento in debito di molte molte energie vitali… mi trovo a quasi fine mese con ben pochi libri letti e pochissimo scritto. Mi dispiace, ma bisogna fare i conti con la vita e questo mese è stata molto ingombrante. Ammetto di avere bisogno di momenti di solitudine e calma per poter raccogliere le energie e se la mia testa è gremita di troppi pensieri non ci riesco. Si tratta di un mio limite, ma imparerò ad aggirarlo.

Ad ogni modo per tutte queste ragioni ho piacere di parlare e di consigliarvi la lettura del romanzo “A est del nulla” edito con La Nottola – Minerva, il cui autore Andrea Castagnini mi ha gentilmente omaggiato di una copia immortalata qui davanti la mia libreria. Credo sia una gentilezza veramente generosa e molto bella in questo periodo, il libro poi mi è piaciuto. Attendevo solo il momento giusto per poterne scrivere, tipo oggi, pomeriggio caldo, silenzio della mia “stanza per scrivere”, sole cattivo e calma. Ci sono, mi sento connessa e vado.

Il libro di Andrea è un romanzo di genere fantastico oserei dire. Mi è sembrato subito una favola per adulti, non sono abituata a leggere questo tipo di romanzi eppure era proprio quello che mi ci voleva. Il personaggio principale della storia è Felice, di nome ma forse non di fatto. Lui conduce un’esistenza cadenzata dalle cose da fare, forse non chiede molto alla sua quotidianità, c’è qualcosa di sospeso su cui non vuole riflettere ma sul quale forse solo il suo subconscio si ferma. Improvvisamente piomba nella sua vita e nella sua casa ordinata e mediamente vuota una creatura inaspettata, sembra un riflesso onirico ma ben presto Felice dovrà fare i conti con quest’angelo caduto dal cielo che gli porrà domande scomode. Durante il periodo in cui Felice è costretto, inizialmente suo malgrado a convivere con Concupiscenza, l’angelo a lui assegnato, entrambi prendono confidenza con i reciproci limiti e desideri, le persone intorno a loro piano piano cominciano ad essere strumenti attraverso i quali riconsiderare la realtà nella quale Felice si muove. Qualcosa manca alla sua vita. Un ingranaggio. L’Amore, quello con la A maiuscola, la sua anima aveva urlato così forte da scomodare addirittura gli angeli in Paradiso. Risolvere i problemi di Felice diventerà una missione, sarà anche il modo per liberare Concupiscenza dalla punizione a cui è stato sottoposto, proprio per aver inseguito un Amore impossibile. Lentamente Felice accetta la realtà, sonda i suoi reali sentimenti e scopre chi davvero manca nella sua vita. Una donna che aveva fatto soffrire, perchè la vita a volte è così, costellata di errori, rimediare non è semplice ma vivere col rimpianto di non averci provato è una condanna tremenda, Concupiscenza riesce a far capire questo a Felice, con molta pazienza aggiungo.

Questo messaggio veicolato dalla storia, in se molto semplice, mi è arrivato nettamente. Il fatto che l’autore voglia dirci che delle cose importanti della vita non si smette mai di imparare. Ci sono sfide e sconfitte. Faremo scivoloni, ci vergogneremo anche di qualche azione sciocca. Ci ricrederemo sulle amicizie e guarderemo chi ci circonda con occhi più consapevoli. Ma in tutto questo scorrere, nel passare della nostra vita attraverso le maglie del tempo, non dobbiamo crogiolarci nel nostro mondo, Felice col suo esempio ci invita ad abbandonare la nostra comfort zone, a rincorrere ciò che desideriamo, interrogarci ed una volta certi: esserci, vivere quanto ci attende senza paura delle conseguenze perchè sarà stata la nostra coerenza a guidarci, di questa non dovremo mai temere nulla. I sogni, rincorrerli è esattamente la ragione per la quale ci arrabattiamo su questa superficie terrestre. Al di là di aldiqua e aldilà, al di là del destino a volte beffardo, al di là anche della nostra pochezza, del fatto che non saremo all’altezza di alcune sfide, al di sopra di tutto sta sapere cosa davvero il nostro cuore brama, crederci e correrci incontro e qualunque sarà il risultato, per il viaggio sarà valsa la pena.

Grazie di cuore Andrea per questo libro, divertente e commovente allo stesso modo. Mi ha tenuto compagnia e mi ha fatto bene. Questo credo dovrebbe essere scrivere, donare qualcosa, qualunque cosa, purchè possa far fiorire nel lettore un suo desiderio, mettere in moto un pensiero. Ben fatta!

Piccola nota bio dell’autore che mi aveva inviato proprio dopo aver partecipato al mio mini contest #scattoescrivo già allora era stato gentilissimo, scusa ancora per il ritardo con cui arriva questo mio contributo!

Castagnini Andrea, scrittore, Bolognese, classe 1961. Sono sempre stato molto attivo nei social fin dal 2013, quando ho creato parecchi Gruppi vintage anni ’80 su Facebook con migliaia di iscritti. Nel 2016 ho aperto un blog sulla piattaforma WordPress, I ragazzi del Columbus. In soli quattro anni il blog ha totalizzato oltre 300.000 visualizzazioni in tutto il mondo. Visto il successo, ho poi scritto e pubblicato su Amazon nel novembre del 2018, come autore indipendente, il mio primo romanzo, I Ragazzi del Columbus, che ha avuto un grande successo ed è oramai arrivato alla sua terza edizione. Esce in questi giorni per La Nottola di Edizioni Minerva il mio nuovo romanzo “A Est del Nulla”: