L’inverno del nostro scontento

Recensioni, Senza categoria

Romanzo di John Steinbeck

Photo by Josh Sorenson on Pexels.com

 

Siamo a Long Island, isola a largo di New York,
la famiglia di Ethan Hawley è conosciuta da tutti in città ma ormai è caduta in
uno stato di dignitosa povertà. Il nonno, un tempo ricco baleniere, aveva perso
il suo status a seguito di un incidente occorso alla sua imbarcazione.
Sulla vicenda verranno gettate lunghe ombre che faranno da connettore tra le
disgrazie attuali ed alcune scelte corrotte del passato. Ora Ethan
è commesso in un negozio che un tempo apparteneva alla sua famiglia, ormai da anni
proprietà dell’ anziano signor Cerullo, un immigrato siciliano.

Nella prima parte del romanzo i personaggi
sembrano privi di ombre. Il tempo scorre piacevolmente scandito da fatti e
dialoghi che ci svelano alcuni retroscena. Ethan si mimetizza nella narrazione
senza dare troppo nell’occhio, vive mansueto la sua vita, decorosa senza molti
grilli per la testa. Tutte le altre figure circolano intorno alla sua
esistenza, ognuno al suo posto ordinato.

La storia si complica quando le persone intorno
ad Ethan cominciano a dibattersi, a sognare l’emancipazione rispetto ad una
realtà soffocante,  a mostrare tutto il loro
lato disilluso e decadente. In particolare la moglie Mary incarna una sorta di alter
ego che istiga Ethan ad accrescere il suo prestigio ad ogni minimo spiraglio
presentato dal caso. Il potere economico viene interpretato quale passaporto individuale
per accedere ad un livello superiore e diventare ognuno ingranaggio di una
società in corsa verso il consumismo ed l’affermazione del se.

Qui subentra nettamente una nuova percezione del mondo circostante da parte di Steinbeck. Spicca il risentimento dell’uomo deluso, forse vi si può leggere l’amarezza dello scrittore ormai consapevole della sconfitta morale dell’uomo. Ethan incarna questa decadenza. La narrazione oscilla tra descrizioni di fatti, resi noti mediante dialoghi diretti, e le continue riflessioni del soliloquio con cui il protagonista confessa i propri dubbi, trascinando il lettore nel flusso dei suoi pensieri. Steinbeck racconta la dolorosa dicotomia in cui la società degli anni sessanta stava trascinando gli uomini, non si tratta piu’ di lotta contro le circostanze avverse, ma piuttosto un’opposizione tra circostanze e libero arbitrio. La caduta quindi dell’uomo e dei suoi valori atavici a favore delle pressioni deplorevoli di una società corrotta dal desiderio di ricchezza che porterà allo spegnersi dei sogni, anche e soprattutto nel momento del successo, in una corsa verso il nulla.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...