#21giorniscrivendo 2° esercizio!

Scrittura

Eccoci al secondo esercizio di scrittura, li metto qui nel blog così per divertimento. So benissimo che non si tratta di niente di particolare ma voglio tenerne memoria qui e poi è un modo interessante per interagire, qualora uno dei “passanti” volesse dirmi qualcosa o meglio scrivere qualcosa per instaurare un dialogo costruttivo a tema scrittura.

Ricordo che gli esercizi sono semplici butade, giusto per attivare la creatività. Inoltre non devono essere papiri, siamo sulle 15 massimo 40 righe. E’ una scrittura rapida, che deve stimolare la creatività, automatizzare meccanismo e far elaborare rapidamente scene, esattamente come le vediamo nella nostra testa, ognuno con il suo stile particolare, ovviamente!

Se partecipate fatemelo sapere sia su instagram @amatoluciana_ oppure con un commento qui! Mi farà molto piacere interagire!

Foto di cottonbro da Pexels

L’esercizio di oggi è il seguente:

Sei a cena con una coppia di amici che improvvisamente cominciano a litigare. Tu sei amico di entrambi e li conosci da tempo. Racconta il litigio dal tuo punto di vista di osservatore esterno.

Cena alla Marinella, il ristorante di tutte le nostre occasioni più importanti, elegante, ma non troppo formale. Accarezzo il cartellino della prenotazione, c’è scritto a mano Paola, lei conosce bene il proprietario ed era sempre caschè e prosecco fresco al nostro arrivo, non questa volta, forse mancavamo da troppo tempo. Non vedevamo i nostri amici da due anni, tra mille cambi a lavoro e problemi familiari. Eravamo sempre prodighi di cortesie telefoniche, per lo più asettiche conversazioni che invece di avvicinarli me li facevano sentire distanti, ma reggevo la recita. In attesa del dessert, per la prima volta in anni di amicizia, desidero che la serata si concluda. Simone al mio fianco è seduto di sghimbescio, muove ritmicamente il ginocchio mentre ascolta con la bocca imbronciata Stefano, Paola giocherella con i resti di un grissino. Avevo già notato anni fa questa sua tendenza, mangiava e parlava sempre meno, anche stasera tergiversa e si guarda intorno annoiata, mentre lo fa i solchi delle scapole mi bloccano il respiro. Mi sento triste per lei, per il ricordo delle risate con cui solitavamo pasteggiare. «I motori quest’anno ci stanno dando problemi, i fornitori dei pistoni hanno cambiato lega…». Un’infinito susseguirsi dei soliti dettagli tecnici che ci tagliano fuori dalla conversazione, non me ne ero mai accorta. Si avvicina il cameriere con i piatti, Paola si stringe nelle spalle, da un colpetto sul braccio di Stefano, immagino per sviarlo «Ste, ordina una bottiglia d’acqua frizzante dai». Stefano, si irrigidisce al suo tocco e scatta verso di lei mentre i dolci vengono adagiati davanti a loro. «Ordina tu, scusa» una voce stridula che non avevo mai sentito. «Ometto inutile» sibila Paola. Mi si raggela il sangue nelle vene, mai avevo sentito loro due rivolgersi parole aspre, il tono sembrava ormai ben accordato. Avverto Simone rizzarsi sulla sedia, immagino stia pensando – è successo qualcosa?- . Terminiamo in silenzio il nostro dolce, Paola ne lascia metà, Stefano lo divora in pochi minuti poi ci guarda cercando conforto. Lei si concentra sulle sue unghie, vuole alzarsi e scappare o scomparire, la conosco, anche se non mi parla più di quello che sente, la vedo. Sono in imbarazzo, per la recita a cui si sono voluti sottoporre. «Avevo solo voglia di una serata tra amici, come ai vecchi tempi, è chiedere troppo secondo voi?» Stefano rompe il silenzio all’improvviso, tagliente. Paola diventa paonazza, lei vuole lavare i panni sporchi a casa. «Ma se sono anni che non vuoi uscire con loro due!». Trasaliamo, la situazione si fa spinosa. Stefano sembra snodarsi come un serpente «Strega e farneticante, sei piena di problemi, io ragazzi non resisto. Voglio il divorzio. Ora lo sapete». «Si. Il divorzio. Povero illuso. Lo sapevate voi due anni fa con chi se la faceva, si?» Questa volta lei mi guarda direttamente, sento una voragine sotto la mia sedia. Stringo la mano di Simone e mi ci aggrappo, la testa mi gira, siamo alla resa dei conti. «Lo sapevi, tu. Tu, la mia amica». Scandisce quest’ultima parola, lentamente, ogni lettera è una silettata allo stomaco. Sento tenerezza per loro due, il mio rammarico è che non si potrà riavvolgere il nastro. «Come ci siamo potuti ridurre così». La frase mi esce di botto,  un pensiero che da tempo mi trascino dentro. – Come faremo a ricomporre questa brutta copia di noi. – Mi guardano stupiti. «Io prendo un taxi» sbotta Paola alzandosi bruscamente e facendo cadere la sua borsa, di riflesso balziamo tutti in piedi, Stefano cerca di aiutarla, lei lo scosta in malo modo, con le mani tremanti afferra la borsa e si avvia dignitosa fuori dalla sala, senza guardarci. Stefano rimane solo, davanti a noi, spalle curve e sembra un bambino. «Che gran cazzata che ho fatto!».  

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