#21giorniscrivendo 4° esercizio

Scrittura

Si lo so non sto facendo gli esercizi ogni giorno ed il mio grillo parlante mi sta massacrando. Eh si perchè io oltre ad essere supercritica verso me stessa ho pure una sorta di vocina interiore che rincara la dose. Tuttavia voglio prendere, ok vorrei prendere questa avventura morbidamente. La scrittura la trovo essenziale, ma devo ancora costruirmi una mia routine. Noto che la mattina potrebbe essere il mio momento anche perchè, con questa afa, nel pomeriggio trovo difficile concentrarmi. Invece il mattino, nel mio studio, con il riverbero del sole ed un po’ di aria si insinua dalla porta finestra, nel silenzio interrotto solo dal cinguettare di qualche canarino mi sento a mio agio. Anzi, mi sento esattamente al mio posto, dove vorrei stare sempre in realtà, se non avessi mille cose che mi distraggono. Devo decidermi a sfrondare. Ho la testa occupata da troppi pensieri nocivi ultimamente, questo sicuramente non fa bene alla creatività.

Se avete voglia di cimentarvi e taggarmi su instagram @amatoluciana_ con #21giorniscrivendo vengo a commentarvi con molto piacere! Buon lavoro!

Ed eccoci quindi al motivo per cui scrivo questi esercizi, per sgombrare la mente. Liberarmi da fardelli e disancorate le zavorre ecco che posso vibrare nell’aria e magari divertirmi e divertire, oddio, la seconda sarebbe il massimo!

Ecco l’esercizio di oggi:

Ti risvegli e scopri di aver cambiato sesso. Racconta la tua prima giornata nel nuovo corpo.

Foto di Nick Demou da Pexels

Apro gli occhi e mi sento allegra. Mi avvio in cucina per preparare il caffè, mio marito si sveglia sempre soltando al gorgoglio della caffettiera, un patto tacito di non belligenanza mattutina. D’altronde mi dice sempre che sono come le bambole: mi metto orizzontale e dormo, mi alzo verticale e sono al cento per cento. Tutto vero!  Il fuoco traballa sotto la moka e vado in bagno a lavarmi la faccia, sono senza occhiali. Apro l’acqua e guardo il getto fresco, con le mani la raccolgo a bacinella e me la lancio sul viso… peli? Come hanno fatto a crescermi dei baffetti così folti durate la notte, sotto le dita sento ispidi i peletti sopra il mio labbro, gli occhi sono chiusi per l’acqua che un po’ mi brucia sempre, anche senza sapone. Afferro con una sensazione di orrore e di panico l’asciugamano alle mie spalle, scartavetro la mia faccia in tutta velocità, mi avvicino allo specchio. Bocca aperta, occhi sgranati. La chioma è sempre quella, riccioluta, scura ed indomita, il pigiama a fiorellini è al suo posto, peccato che la mia mascella sia decisamente più robusta e che al centro della mia faccia, esattamente tra il naso, è sempre lui, e la mia bocca, è lei, spuntino due baffetti orripilanti alla Magnum PI. – No! – Guardo nella maglietta, sparito tutto, sono una tavola da surf. Ok ammetto questo l’avevo sognato da sempre. Già mi vedo a correre comodamente e senza sballonzolamenti molesti. Purtroppo però sento pure qualcosa di diverso più sotto, no questo davvero non l’avevo preventivato. I baffi passi, avevo già immaginato di debellarli con la lametta di Vince ma del resto? Come faccio. – Oh santo cielo, ora Vi si sveglia, che gli devo dire, infarta sicuro. – Il caffè gorgoglia ed il mio cuore impazza. Metto tutto nelle tazze, meccanicamente, pacco di biscotti. Mi siedo al mio posto. Vince si affaccia alla cucina, sono di spalle, tengo la tazza davanti alla faccia. Lui è assonnato, di solito parla poco a colazione, ci mette cinque minuti e si rifugia in bagno. Perfetto. Sono ancora in incognito, mi metto una tuta. «Vado a correre!» da dietro la porta del bagno, con le chiavi in mano. Sento scorrere l’acqua della doccia. « Oggi vado a cena con i colleghi, torno tardi. Scusa mi sono dimenticato di avvertirti» – Evvai! – «Nessun problema, stasera devo sbrigare una cosuccia». Esco correndo dalla porta e comincio il mio solito giro, la comodità è davvero unica, mi sento leggera, anche i pensieri molto più radi sembrano non affastellarsi in mille scatole cinesi. Tutto fluido, A poi B. Incrocio una ragazza bionda che vedo tutti i giorni e solitamente sembra concentratissima nella corsa al mio fianco, mi fa l’occhiolino. Non ci credo. Sento le budella che si contorcono, avrò anche l’aspetto di un uomo ma dentro sono donna. Ma poi, si usa ancora fare l’cchiolino? Proseguo la corsetta tra le felci che bordano il vialetto, sono veloce anche in salita, mai avuto tanto fiato. Buono per correre, ma cosa me ne faccio di questo corpo, come può essermi accaduta una cosa del genere. Avevo letto qualcosa sugli ormoni nella lattuga, ieri sera ho mangiato solo quella, per farle crescere in serra chissà cosa ci mettono. Finita la corsa passo un salto al supermercato, non lo avrei mai fatto da donna sudata ma da uomo sudato mi sento autorizzata, mancano diverse cose e riempio due borse, le tiro su come niente. Vantaggi: sono piatta, forte e me ne frego di quello che le persone intorno pensano di me, puzzo di sudore e mi sento al mio posto anche così. Faccio spallucce. Rietro a casa che Vi è già uscito, doccia, rapida e senza guardarmi, ho abbastanza ribrezzo per questo mio corpo fuori posto. Indossata una tuta pulita avverto in ufficio che non potrò recarmi a lavoro stamattina. Emicrania e mal di gola, si per quello è così cavernosa, passano le ore e aumentano segnali di mascolinità, mi trovo un sacco di peli su braccia e gambe, che orrore e che caldo. Lavoro in smart working tutto il giorno, non faccio pulizie e poi indosso un vestito di Vi e vado a fare due passi, voglio bermi una birra al pub vicino casa, quello con i tavolacci di legno dal cui ingresso esce sempre un odore di rancido, mi attrae. Ordino una lager al bancone e scambio due chiacchiere col barista, i miei vicini sono due ragazzi più giovani, mi invitano subito ad incrociare le pinte, giochiamo a freccette, li vinco e non nascondo la soddisfazione, anzi la sottolineo ridendo sguaiatamente ma offro generosamente un’altra birra ai due. Parliamo di calcio, per fortuna Vi mi fa da anni una testa così e riesco a ribattere qualcosa fingendomi interessata, niente massimi sistemi, niente pare sulla società o pettegolezzi, si parla asciutti. Concludiamo la serata con un sigaro ed un rhum, loro mi raccontano delle mogli, non generosamente, complice l’alcool, sembra una sorta di rituale a conclusione serata, prima di tornare a casa. Pur capendo a cosa si riferiscono cerco di non prenderli a randellate con lo sgabello, ma alla fine non conosco le mogli e potrei anche provare un pizzico di compassione per loro, mi sono anche divertita. Rientro a casa spossata e con le tempie pulsanti mi svesto, ripongo in lavanderia gli abiti puzzolenti di sigaro e di alcool e mi butto sul letto. Mi risveglia Vi che è rientrato a casa, si sta cambiando a fianco del letto. Buio quasi pesto, guardo con un occhio la sveglia, le due e mezza. «Ti sembra l’ora…» Biscico istintivamente e poi, memore delle parole dei ragazzi al pub, mi mordo la lingua girandomi sul fianco per nascondere ulteriormente la faccia, mi seguono le mie forme e mi porto immediatamente la mano sotto il naso. Liscia, grazie al cielo, liscia.

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