Urla sempre primavera di Michele Vaccari

Recensioni
Ph Luciana Amato

Ho impiegato molto tempo per elaborare le emozioni suscitate da questo libro. Non conoscevo Vaccari prima di leggere Urla sempre Primavera, bugia, ho avuto occasione di ascoltarlo durante un corso organizzato da Giulio Perrone Editore e credo ancora quest’inverno mi ero imbattuta per caso in una sua intervista. Ricordo di averlo archiviato come “iinteressante appena ho tempo vedo” e poi, presa dal marasma di informazioni a cui siamo tutti normalmente sottoposti, me ne sono scordata, dimmi che succede anche a te. Intendo recuperare gli altri suoi libri, dopo l’estate, ora devo leggere una pila infinita di acquisti compulsivi.

Ebbene il libro è uscito con NN editore, a cui mi sono avvicinata da poco e che considero tra gli editori attualmente più interessanti per scelte, valori e per le persone che vi gravitano intorno. La copertina di Rocco Lombardi aveva subito conquistato la mia attenzione, vi sono alcune sue illustrazione anche all’ interno, mappe. Il libro si contraddistingue per un’impostazione grafica originale, ci sono pagine con significato e formato che vengono distinte con un colore grigio, o carattere differente. Anche questa scelta non scontata per l’editore, è esemplificativa del coraggio e dell’ indipendenza che sembrano mettere l’arte al centro, non solo l’ economica (credo), così cresce la stima che provo per queste persone. Il libro pertanto già di per se è un “oggetto anomalo”, quindi meritevole di essere acquistato, sfogliato e letto.

Urla sempre primavera, il titolo, così evocativo, ecco contiene una summa di significati, tutto il testo è fatto anche di sottotesto. La storia non è fine a se stessa. Questo è l’unico motivo per cui sono riuscita a leggerlo fino in fondo malgrado l’ osticità con cui volutamente lo scrittore pungola il lettore. Ho percepito, in ogni riga lo sforzo intellettuale dell’autore. Pur trattandosi di un genere lontano anni luce dalla mia definizione di “bel libro” ovvero quel genere di letture che ti fanno sentire a casa… qui mi si è aperto un mondo e non so se sia possibile poi tornare indietro. Posso dire, senza paura di essere smentita, che questa storia resta nel cuore e nelle budella. E’ un libro che risveglia ricordi di altri libri, Orwell c’è, si tratta di una lotta umana, naturale ed anche di linguaggio, quindi di emancipazione e sopravvivenza.

Il libro è diviso in cinque: Rosso, Blu, Nero, Verde, Bianco. Ogni sezione è una storia che trova continuità col precedente ed è intrecciato col successivo. I personaggi cambiano, sono tutti splendidamente caratterizzati, ognuno di loro porta in se un corredo di sentimenti ed emozioni universali. Siamo noi in tutti i personaggi visti. Disgusto per il potere che opprime Zelinda, tra l’altro che splendido nome, originale e credo non scelto a caso. Il commissario Giuliani, a metà strada tra comprensione e sogno, tra lotta per la libertà ed ossequio alle regole, lui mi sembra incarnare il rimorso per la propria pavidità. Spartaco è un centenario massiccio, che ti sconvolge con il racconto della sua esistenza tormentata, ne attraversa tutte le bruttezze e bellezze, un paradigma di cui porta il carico e non si arrende, comunica, trasferisce. Egle sua nipote è l’ultimo strumento della sua lotta, non sua, della libertà. Libertà da chi? Da uno Stato oppressore, controllato dalla Venerata Gherusia, qui a tratti mi sono anche divertita quando a scapito della gioventù e della rigenerazione sovvenzionano la ricreazione vegliarda, piste di bocce a gogo. Il finale è pazzesco, inaspettato quasi fino all’ultimo, come tutto nella vita. Uno squarcio che fa gioire da un lato e dall’altro fa riflettere, cosa stiamo facendo al futuro, ai bambini che ci osservano. Chi sta prendendo le loro parti, chi rispetta la vera libertà. Sappiamo ancora dove si trova la libertà?

Ph Luciana Amato

Già le mie idee sono usualmente sovversive ed insofferenti per quanto concerne la nostra non-società, ma il libro sicuramente ha il grande merito di avermi fatto riflettere. Mi viene sempre più spesso da pensare che siamo una società di controllori ansiosi e controllati, al contempo abbiamo perso di vista cosa siamo, chi siamo a chi apparteniamo e soprattutto dove vorremmo arrivare. Non a caso tutti i coach della jeu de vivre pongono spesso queste domande e gli individui non sanno rispondere, se il branco o il gregge non lo sa nelle sue componenti minime, ecco che ne deriva che anche le sovrastrutture siano confuse. Il caos in cui viviamo concede il potere a pochi. Nell’ attivismo becero e nel pensiero piccolo borghese in cui ci rincitrulliamo, altri decidono della nostra sorte. La lotta a che prezzo dev’essere riscoperta, chi sono i partigiani della nostra epoca? Possono ad esempio gli scrittori instillare desideri e sogni, forse questo libro ha un obiettivo più grande di lui, oppure le rivoluzioni sono fatte di piccole gocce che tarlano lentamente ma inesorabilmente la quiete apparente. La nostra società corre troppo velocemente, come far sedimentare e crescere un pensiero, temo per questa ragione stia avanzando il nulla, eppure da qualche parte nel mondo, in qualche angolo del tempo, qualcuno capace di ribellarsi e di mostrare una via alternativa prenderà voce. Un ciclo inesorabile, come la primavera che urla il richiamo alla vita.

Questo il punto che ho colto sulla linea della trama. In parallelo con il tema viene trattato il linguaggio. Non c’è spazio per il consueto, il già sentito, ogni frase è cesellata, le parole usate in modo inconsueto ma sempre coerente, pennellate che stupiscono come un quadro di Kandinski visto per la prima volta, le hai già viste quelle forme ma messe così, no. I colori sono pochi, eppure dicono tutto. Essenziale eppure pieno di tutte le anomalie della nostra contemporaneità e foriero di memoria, ti prende per mano e ti scomoda ti fa pensare. Queste mie personali osservazioni me lo faranno sempre considerare come un classico e come tale meriterà altre letture, sono certa si scoveranno altri significati, dettagli sfuggiti, interpretazioni a seconda del tempo in cui lo leggeremo.

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