Karla Suarez. La viaggiatrice.

Recensioni

Una scrittrice che desidero approfondire anche perchè con un rapido test su instagram mi sono accorta che la conoscono in pochi, o comunque pochi di coloro che frequento nella mia community, forse sono stati timidi, non lo so.

Classe 1969, laurea in Ingegneria informatica all’Havana e primo romanzo “Silenzi” pubblicato nel 1999 con cui vince in Spagna il premio Lengua de Trapo. Questo contrasto tra la sua formazione e la capacità di conciliare la sua professione e la scrittura, mi ha conquistata quando nel 2007 avevo comprato, alla stazione dei treni di Padova oppure alla Feltrinelli, ora non ricordo un suo libro, “La viaggiatrice”, che ho divorato viaggiando in treno. Ricordo addirittura le persone che erano sedute con me nel treno, mentre leggevo, la calura impossibile di quel luglio. La copertina arancione con una donna munita di trolley. La mia vita allora era sempre in viaggio, nemmeno disfavo completamente la valigia, pochi giorni in una città e via pronta per la prossima. Mi mancano tantissimo quei tempi e riprendere in mano questo libro me li ha riportati alla memoria.

La viaggiatrice è un romanzo in viaggio e ricerca, nel quale avevo trovato un sacco di rimandi alla mia stessa vita e alle emozioni che provavo allora. Si tratta del secondo pubblicato da Karla. Le protagoniste sono due cubane, Lucia e Circe, due donne profondamente diverse e per questo legate, forse anche dalle loro radici, come accade a me ed una mia carissima amica, viviamo in città e paesi lontani, esperienze diverse, eppure unite da un filo indissolubile. Entrambe lasciano la loro città, Circe seguendo un uomo a Roma ma vivendo di rimpianto e nostalgia per il suo paese, pur consapevole che nemmeno li avrebbe trovato pace. Ricordo che a quel tempo vivevo una sensazione simile verso la mia Trieste ma in realtà volevo essere Lucy (mia omonima tra l’altro), lei sembra decisa a cercare davvero il suo posto nel mondo, certa che le appartenga di diritto, lei vuole la libertà, sempre a cambiare città, progetti, sogni, tesa verso la sfrenata ricerca di qualcosa che le sfugge. Si passa da l’Avana a Parigi, Roma, poi il Messico…tutti posti che avevo già visitato quando ho letto il romanzo, forse per questo motivo sono riuscita a seguire oltre che spiritualmente anche fisicamente i movimenti delle donne. Circe inoltre sccrive un diario di bordo, annota i suoi pensieri le sensazioni che vive nei luoghi che attraversa, “sorride alle piazze, si perde e cammina fino a farsi dolere i piedi”. Mentre leggevo ricordo che risuonava Concierto de aranguez nelle mie orecchie perchè più volte citato nel romanzo, anche oggi se ascolto quell’aria ecco che tutta la potente nostalgia di queste vite mi pervade.

Una volta letto credo possa rientrare facilmente tra i romanzi preferiti di molti. Chi non è in bilico? Chi non vive momenti di smarrimento per affrontare i quali si potrebbe pensare effettivamente ad una fuga dalla routine, una ricerca di altre case, altra aria, altra gente?

Mi ci ritrovavo molto allora e anche oggi. Credo i libri vengano a cercarci quando ne abbiamo bisogno oppure è proprio l’inconscio a guidarci nella ricerca di risposte. Per quel che mi riguarda questa storia mi aveva aperto un mondo rispetto la vita, uno sguardo consapevole sulla realtà, sulle amicizie, sui desideri che non possono essere sopiti. Credo abbia risvegliato allora qualcosa in me, che temo non si sia mai spento.

Una giovane donna che pur non avendo particolari possibilità o poteri, si ribella, al suo retaggio, alla sua storia, si cimenta nel riscrivere la sua vita e per farlo va nel mondo a cercare nuovi tasselli. Suggerisco a tutti gli adolescenti la lettura di questo genere di libri, stimolare il linguaggio e l’ideale, il proprio modo di vedere la realtà che ci circonda. Comprendere ed interrogarsi sulla vera natura dei rapporti con le persone e con i luoghi che abitiamo, ci parlano o ci ricordano qualcosa? Li viviamo con tutta la passione di cui siamo capaci oppure siamo sospesi nel presente, senza la reale convinzione di appartenervi? Abbiamo coraggio?

Sono quesiti per niente banali se ci pensi, domandati adesso a bruciapelo, cosa ci stai facendo esattamente dove ti trovi adesso, ti piace? Chi hai al tuo fianco? Quali sono i tuoi amici? Ci credi in quello che ti raccontano, ci tieni? Davvero? Sei nel posto giusto. No? Devi continuare la tua ricerca, che temo non smetta mai perchè come cita Karla “La città esiste e ha un semplice segreto: conosce solo partenze e non ritorni” da Le città invisibili di Calvino ed io so, per certo, che quando ho lasciato per la prima volta la mia città, non sono più tornata uguale ed ho perso in parte le mie radici, non lo considero un male ma è un dato di fatto con cui ho dovuto confrontarmi.

Siamo una specie senza pace. Destinati al tormento forse fino all’ultimo respiro, perchè la curiosità, quella che ci fa rompere le cose e di cui parla Stirner nell’incipit di “L’unico e la sua proprietà” sempre alla ricerca legittima, come bambini alla ricerca di un sacrosanto conflitto con la realtà, per dominarla finchè, dopo averla esplorata e compresa, sono sicuri e paghi. Chi legge e scrive ha l’opportunità di trasformare in un cubo di rubik lo scenario, di riconsiderarlo… forse è solo un inganno. Siamo qui a cercare un senso, un posto, uno sguardo nel quale perderci e che ci confermi di non essere soli a guardare il mondo.

Il romanzo della Suarez mi ha sempre lasciato questa sensazione di nostalgica ricerca, leggendola mi sono sentita meno sola, spero possa consolare altri questa mia segnalazione.

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