Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi

Recensioni

Recentemente ho letto questo breve romanzo di Francesca Diotallevi, mi appresto a scriverne subito, in modo che le sensazioni, molto intense, che questo scritto ha saputo suscitarmi possano essere trasmesse intere.

Era da tempo che desideravo avvicinarmi a quest’ autrice, l’istinto mi suggeriva che ci sarebbe stato feeling, non mi sono sbagliata come spesso mi accade. Ci sono assonanze che spesso i libri, con vibrazioni inaspettate mi suggeriscono, come se un’energia magica e speciale li associasse al mio percorso di lettrice. Il linguaggio della Diotallevi mi è piaciuto moltissimo, evocativo, un filo rosso si è creato immediatamente tra il mio inconscio, la mia storia personale di lettrice e lo stile delicato della sua scrittura.

La copertina racchiude nella sua grafica il mistero della storia raccontata, il legame della sua protagonista, anzi di tutti i personaggi con la natura e gli istinti, l’incantesimo arcano che ci unisce e che come esseri umani disattendiamo trasportati da interpretazioni errate della realtà.

Al centro delle vicende ci sono alcuni giovani ragazzi che abitano tra le montagne della Val d’Aosta, nel vecchio borgo di Saint Rhemy, la comunità è piccola e rinchiusa nelle proprie credenze. Tra tutti spicca Fiamma, giovane donna dalla chioma fulva che vive nel bosco vicino il villaggio, qui come le aveva insegnato la madre raccoglie le erbe e produce decotti ed infusi per gli abitanti del paesotto che, nottetempo, di nascosto, vanno, sdegnosi, a chiedere il suo aiuto di curandera, approfittano delle sue competenze ma la tacciano di stregoneria. Cesciuta con la madre, della quale abbiamo notizia grazie ai ricordi di Fiamma rimasta sola, la giovane ragazza vive isolata tra gli alberi, in un riparo diroccato, una volpe a farle compagnia, ricordo dell’amico carissimo ormai scomparso in battaglia, Raphael Rosset, conosciuto fin dall’infanzia e diventato il suo unico amico e contatto col mondo, lui con la sua spontaneità e con la sua gioia di vivere è l’unico della famiglia Rosset a partire per la guerra, una lunga avventura che lo porterà in un luogo buio, tanto buio da spegnere quel suo sorriso contagioso. La scomparsa di Raphael vela di dolore la vita di Fiamma e quella della famiglia Rosset, la madre che nel silenzio e nella chiesa del paese cerca di trovare conforto, il fratello Yann che si chiude sempre più aridamente dentro il suo dolore sia spirituale che fisico, una ferita procurata durante una scalata in montagna lo ha segnato per sempre rendendolo claudicante, coltiva la sua avversione per Fiamma sia per l’amicizia incomprensibile col fratello che dal fronte continuava a scriverle sia per un desiderio contro il quale combatte inconsapevolmente.

I personagggi della storia si intrecciano nelle loro esistenze, un destino li segna in modo ineluttabile. La storia si snoda come una favola di altri tempi in cui il bosco diventa ventre in cui la natura agisce indisturbata, qui, creature magiche come donne dallo spirito libero e volpi dorate riescono a custodire ciò che di più caro resta di noi uomini, il desiderio di buttarsi in ciò che anima dalle viscere la spinta alla vita. Per questo l’istinto all’amicizia dei bambini, un bacio rubato, un ballo nella neve o l’arresa del corpo a dispetto della ragione, dovrebbero dirci chi siamo, sulla base dei nostri desideri veri e più profondi, da questa consapevolezza in poi, scevri dalle convenzioni della realtà comune, diventiamo la versione migliore di noi stessi. Questo il messaggio che ho colto io in questa storia.

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