Salti nel passato e voglia di rivincita.

Conversazioni, Scrittura

Ci sono fotogrammi. Scene particolari della nostra stessa vita che si cristallizzano nei ricordi, di tutto il contorno non resta niente, ma quella situazione per qualche ragione si imprime indelebilmente nella nostra memoria. Un ricordo, anche bello, può diventare doloroso un giorno, ma in quel momento non lo sappiamo, viviamo, inconsapevoli della nostra fortuna. Chiudo gli occhi e respiro, come fosse adesso, la grande felicità provata un giorno di giugno del 2001, in bicicletta a tutta velocità, sfreccio sotto i portici di Padova, l’ultimo esame in programma per la sessione, architettura del paesaggio – andato – tra l’altro con un bel trenta e lode. Quel lavoro in pizzeria – mollato il giorno prima – mi ero stancata di lavare piatti senza guanti di gomma ed uccidere scarafaggi col piede per liberare la strada alla cuoca in cucina. Il limite alla mia sopportazione credo di averlo raggiunto una settimana fa, durante un turno a pranzo, una pizza fumante con una bestiolina carbonizzata e mimetizzata, con le zampette rattrappite, tra le bolle annerite del cordolo. Il piatto, dalla bocca del forno era arrivato  fino al tavolo dei signori Lovato, ci conosciamo tutti al Portello. Un urlo in sala, poi silenzio, imbarazzo, movimenti rapidi delle sedie. L’uscita discreta degli ospiti aveva segnato il proprietario e la sua famiglia, io ero una dei pochi dipendenti extra. Erano delle brave persone, gentili e corrette, ma  il Portello, la zona residenziale sopra in canale, era infestato dalle blatte fuochiste, piccoli ed impertinenti scarafaggi rossicci, ma per non farsi mancare nulla faceva capolino anche qualche personaggio più corpulento e scuro. Nel ricordare queste creaturine rabbrividisco, nulla mi fa più orrore di questi insetti. Avevo capito che il mio tempo presso questa famiglia allegra era finito e forse anche la loro lunga avventura da ristoratori, ma al di là di questo, l’estate era sempre uno spartiacque per me. Tra una sessione e l’altra succedevano cose incredibili, a giugno ottobre sembrava lontano anni luce. Pregustavo il ritorno a Trieste in treno, una birretta fresca bevuta in cucina con i miei genitori a cui raccontare tutte le avventure degli ultimi mesi, il  puntuale ed allegro garrito delle rondini che ogni anno trovavano spazio sopra le grondaie della corte grigia su cui si affacciava la sala da pranzo. Sogno di essere già li, ma devo ancora fare tutto il viaggio in treno, lungo, caldo e scomodo.    

Parcheggiata la bicicletta dentro il garage, recupero lo zaino preparato la mattina presto prima di andare in sede a sostenere l’esame. Recupero il dolce del Santo che piace tanto a papà. Lo avevo comprato al mercato tradizionale che si svolge in Prato della Valle il 13 giugno appunto per Sant’ Antonio, patrono della città. Mi ero sentita molto padovana di adozione in quel frangente. Se non lo conoscete si tratta una torta con punte di pasta sfoglia ai lati e ripiena di un impasto morbido alla mandorla e sopra tanto zucchero a velo, viene imbustata in nylon trasparente, la metto in una borsa di carta bianca per non rovinarla, imbraccio il mio zaino e mi avvio a piedi verso la fermata dell’autobus, fa troppo caldo per arrivare a piedi fino la stazione dei treni. Mi fermo dal solito tabaccaio all’angolo, vicino al silos degli autobus, compro gomme da masticare e due biglietti orari. Ci sono sempre le stesse due persone dietro il banco che si alternano da anni, vicino invece noto una nuova attività di pizza al trancio, ottimo prima o poi la provo. Metto i biglietti in tasca e con lo zaino pesante in mano mi avvio nella calura. Pochissime persone camminano a piedi in questa zona residenziale, tutto intorno palazzetti con garage sotto, oppure villette accostate. Un signore elegante dentro una macchina scura mi chiede il numero di telefono, oggi so che si chiama cat calling, faccio finta di non aver sentito, come al solito. Mi dirigo con passo deciso alla fermata dell’autobus, per fortuna c’è una coppia di signore anziane, ora mi sento più a mio agio. Sono infastidita, ma mio malgrado, abituata a queste situazioni che si presentano all’ordine del giorno. Arriva l’autobus ed in poche fermate sono arrivata all’ampio piazzale davanti la Ferrovia. Sgattaiolo tra gli spacciatori, supero il solito drappello di ragazzi tunisini che fischiettano mandandomi segnali di disponibilità, continuo per la mia strada ignorando questi uomini ammiccanti in canottiera, sono tutti uguali, evito accuratamente di guardarli in faccia, cammino assorta nei miei pensieri. Una catasta di biciclette ammassate e incatenate le une con le altre fanno bella mostra di se luccicando sotto il sole dell’ora di pranzo. Molte lunedì non saranno più li, in parte recuperate dai legittimi proprietari, in parte destinate al mercato nero delle bici rubate a cui gli studenti, di regola senza molti soldi, ricorrono pur consapevoli di fare una brutta cosa ma spinti dalla necessità di avere un mezzo per spostarsi in città tra casa lavoro e lezioni, probabilmente perché la loro bicicletta era stata rubata la settimana prima. Entro nell’atrio della stazione, il caldo umidiccio aumenta, file interminabili di ragazzi e ragazze con i capelli appiccicati sulla fronte e le magliette chiazzate si accalcano davanti alle casse e agli sportelli automatici, mi metto in fila. Negli anni a Padova credo di aver fatto scorta di attese, file, odore di sudore e disappunto, una palestra per la vita, che ho capito constare soprattutto di queste cose e poche gioie nell’intermezzo.

Ritorno in me, quanti anni saranno passati da quel giorni di giugno, quasi venti. Due  decadi eppure indelebile quell’emozione mi torna indietro come un boumerang, carica di nostalgia. Una sottile consapevolezza di aver vissuto già molte chances, di averne colte alcune e perse altre. Probabilmente in queste due decadi non ho visto il potenziale di molte cose che potevano succedermi, a tratti mi sono lasciata interrompere da chi interferiva con le mie scelte e con la mia vita, giocandoci. Ma questo è il ritmo della mia esistenza, alti e bassi, imperscrutabili per chi mi osserva e che non sa, esattamente, cosa sia stata la mia vita e aggiungo, va bene così. Ora stiamo uscendo da questa fase rossa e da oggi a Trieste rientriamo in arancione. Chi mai avrebbe detto che i colori sarebbero stati i nostri alleati o nemici quotidiani, che ci saremmo chiesti con gli amici sparsi per l’Italia: «Ma tu, di che colore sei?». Torneremo bianchi, il colore che contiene tutti i colori, torneremo a splendere a sorridere, ci vorrà ancora del tempo, ma nel mentre so, ne sono certa, ho preso delle decisioni, intrapreso dei percorsi, stravolto la mia routine e puntato degli obiettivi. Questo reinventarsi e lavorare con costanza è l’unica strategia sostenibile nel lungo termine, l’unico modo che abbiamo per sfruttare il nostro potenziale e tirare fuori, da questa roccia da scolpire, la splendida opera d’arte in cui siamo chiamati a trasformarci per esserci, consapevoli, essenziali ed unici per chi ci circonda. Devo lavorare sulla pazienza, ma la mia voglia di rivincita è uno sprone che mi ha sempre fatto puntare lo sguardo più in la, conducendomi a mete un tempo inaspettate.

Ad maiora Lucy!

Post di chiacchiere! Letture multiple!

Conversazioni

Buongiorno, questa mattina complice una prima tazza di caffè fumante, ora faremo anche la seconda, prima di immergermi in un milione e mezzo di debenda, ecco che vorrei parlare della mia modalità di lettura. Da qualche tempo ho deciso di impegnarmi molto per quel che riguarda i libri. Ammetto di aver trascorso qualche anno buio per quanto riguarda questa mia passione, come se non riuscissi ad individuare il bandolo della matassa in cui mi stavo aggrovigliando. Non riuscivo a trovare la concentrazione necessaria, sempre circondata da persone e assillata da tanti problemi, ogni volta che mi sedevo tranquilla con un libro in mano, ecco risaliva viscido il senso di colpa a dirmi devi fare ancora questo e quello, chiudevo il libro e mi impegnavo, non bastava mai. Tanto che alla fine, l’unico momento di relax dopo cena con la televisione era fare a maglia, che per carità mi piace, ma non quanto leggere. Nel vivere così mi sentivo un’ameba ma non trovavo il modo di uscire da questa routine. Quindi complice la pandemia, ho avuto più tempo per me stessa, senza tutte le interruzioni a cui vengo continuamente sottoposta, analizzando i miei desideri ed organizzandomi meglio, sono riuscita a ricavarmi del tempo.

Ora, avendo chiuso il mio B&B sicuramente è più semplice, anche se ci sono comunque tante cose da sistemare, burocratiche e non, aggiungiamoci anche che sono una persona malata di “pulizia&ordine”, ad ogni modo ora posso ricavare diverse ore al giorno per leggere. Fin qui tutto bene, direte voi. Magari! Perché io sono un’esperta nel doppio carpiato delle complicazioni esistenziali, ovviamente. Quindi leggere diventa una sorta di maratona ma, ragazzi, con gli ostacoli. Devo leggere tanti libri. Alcuni erano in lista da anni, altri li vedo in giro e li salvo e scarico, altri novità mlol sono in attesa e ho un mese per leggerne quattro. Corri corri Forrest! Sento una vocina alle mie spalle. E io corro a leggere o ad ascoltare un podcast appena ho un attimo. Poi c’è il blog tra poco collaborerò con un altro(!), amo condividere contenuti e comunicare in genere, ma attenzione solo se mi piace il tema e l’interlocutore sono una chiacchierona, altrimenti, statua di sale. Ultimamente ho creato un contest di scrittura che, sembra di no, ma richiede attenzione e tempo, ne sono entusiasta! Non ancora paga ovviamente ho avviato i mio primo gruppo di lettura che parte il 25.04.21 appositamente per portare avanti un libro (lunghetto) che mi interessava, Il mare sotto le stelle, se volete eccovi il link diretto alla chat telegram per iscriversi! A breve pubblicherò le tappe che saranno molto soft una sessantina di pagine a settimana!

ECCO IL LINK PER CONDIVIDERE I PROGRESSI! PARTIAMO IL 25.04.21!

https://t.me/joinchat/2Ee5RAmo2p40YmY0

Detto questo parliamo di organizzazione, ho dovuto cominciare a stabilire delle tappe per raggiungere i miei obiettivi. Si fa con tutto così.

L’organizzazione, in ogni cosa è la chiave del successo.

Ho stabilito fasce orarie e tipologia di letture. Divido i libri in obiettivi e leggo in base al programma. Ma ovviamente non voglio perdere il piacere di leggere solo per attenermi ai programmi, quindi se poi tra le mani mi capita un testo particolarmente bello, come è capitato con Circe della Miller, ecco che mollo tutto il resto mi concentro su questo libro ed una volta ultimato, riprendo il mio ritmo!

Ecco come mi sono organizzata per la lettura, ci sono ancora grossi margini di miglioramento, considerato che in queste ultime due settimane a causa di parecchi impegni e lavori a casa, non sono riuscita a proseguire bene con i miei programmi, ma credo con il tempo si migliori sempre di più. Soprattutto vedo che man mano che passano i giorni aumenta il mio livello di concentrazione.

Importante, il cellulare ed i social sono uno strumento fantastico di condivisione e socializzazione ma anche un elemento di disturbo, per quanto concerne il proprio focus, quindi ho stabilito alcuni momenti specifici della giornata in cui connettermi e utilizzare i social, in modo da non disperdere troppe energie per queste utili attività, concentrandole in tre momenti mattino, pranzo, cena, massimo mezz’oretta a volta e credetemi non è semplice fare tutto in poco tempo, a volte sforo, bisogna stare attenti!



Ottimo questa è la giostra sulla quale sono salita da qualche mese a questa parte, mi sto divertendo e prendendo le misure per trasformare questa fase in un’esperienza costruttiva ed interessante in cui dare pieno sfogo alle mie passioni, alle mie capacità relazionali e alla mia voglia di scrivere che poi è il vero unico obiettivo di tutto questo lavoro!

Leggere a più non posso di tutti i generi e scrivere senza un domani. Perché le due cose vanno esattamente di pari passo.

SAVE THE DATE!!!! #SCATTOESCRIVO torna il 10.04.21

Recensioni, scattoescrivo, Scrittura

Carissim* Finalmente sabato 10.04.21 torna questo piccolo contest di scrittura!


Se ancora non lo sapete si tratta di un appuntamento bimensile con esercizi di scrittura creativa con i quali giocare con le parole e condividere un’esperienza collettiva divertente.
Mi piace tantissimo avere la possibilità di leggervi e anche di provare io stessa a trovare l’ispirazione cimentandomi in queste mini sessioni di scrittura!
La volta scorsa abbiamo affrontato i sogni dell’infanzia scrivendo una lettera al nostro Io bambino. Devo dire che molti hanno partecipato con grande entusiasmo, condividendo spesso frammenti personali della loro vita, davvero mi sono sentita in alcuni casi trasportata nella loro intimità, vi ringrazio di cuore per questa generosità nel mettervi in gioco, senza remore, perché una community di persone animate dall’amore per i libri e la scrittura, altro non può essere che un porto sicuro in cui esprimersi, senza timori di alcun genere. Lasciamo il flusso delle nostre creatività fondersi e condividiamo, per conoscerci di più.

Infatti chi riceve più like avrà alla fine la possibilità di presentare il proprio lavoro e le proprie aspirazioni alla community, creando una catena di condivisioni e di interesse che sono alla base della vita nei social, a mio modesto avviso. Sto incontrando e leggendo di tante persone interessanti. La volta scorsa mi è quasi dispiaciuto avere un solo posto da destinare, perché avrei voluto saperne di più di molti di voi… spero lentamente di averne l’opportunità!

Ecco cosa faremo il 10.04.21 3 step sempicissimi:

Siamo quindi arrivati al nuovo appuntamento e questa volta ho pensato ad un gioco interattivo sulla base della foto che troverete nel post di sabato 10.04.21:

  1. scegliere e indicarci un libro dalla vostra libreria
  2. sfogliarlo e scegliere 5 parole a caso da inserire nel vostro pensiero collocandolo nella foto che pubblicherò sabato per il contest

    Vi sembra difficile? Non credo, dimenticatevi di voi stessi, delle vostre idee, di tutto ciò che vi circonda ed immergetevi in una dimensione nuova, inaspettata, dove può accadere di tutto.
    Chiudete gli occhi e lasciate le idee arrivare depositarsi ed intrecciarsi nella vostra fantasia.
    Non vedo l’ora di leggervi. Potrete postare i vostri commenti sotto il post di instagram @amatoluciana_ e farvi votare da quanti volete, segnalate l’iniziativa, condividetela nelle storie e ci divertiremo, più siamo e meglio andremo!

    PREMIAZIONI:
  3. I 3 testi più votati andranno a spareggio: lunedì sera metterò nelle storie un box per la votazione e poi chi riceve più voti verrà premiato con un’intervista personalizzata e pubblicata sul blog, gli altri due profili riceveranno delle storie ad hoc che sicuramente valorizzeranno il loro profilo!

Cosa ne pensate? Fatemi sapere nei commenti se parteciperete! Io sono entusiasta e non vedo l’ora di leggervi!

Lucy

Tsugumi di Banana Yoshimoto

Recensioni

Tsugumi è un libro che ho letto molti anni fa. Ricordo di averlo comprato sbadatamente, non avevo ancora acquistato nulla di questa autrice che poi, tra i venti ed i venticinque anni ho letto sempre con tanto piacere. L’atmosfera del libro mi era molto congeniale in quel periodo, tratta di adolescenti e di amicizie, i sentimenti che li legano durante lo svolgimento della storia avevano qualche parallelismo con la mia vita di allora.

Il messaggio sottostante lo ricordo bene, mi aveva lasciato in parte ferita. In quella fascia d’età in cui stai uscendo dall’adolescenza e ti affacci alla vita da adulto, al mondo reale con tutte le sue complicazioni. Molte delusioni hanno già mitigato la tua visione del mondo e delle relazioni, non sogni più ad occhi aperti, tuttavia, resta quella vocina dentro di te, insiste, ottimista dicendo che comunque vada sicuramente la spunterai. Ora che ho superato i quaranta comprendo bene, che quella voce non ci abbandona mai.
Usciti dalle età in cui è concesso demandare ad altri le nostre responsabilità ed in cui possiamo decidere di essere altro da noi ogni secondo giorno, l’unica cosa a cui ci possiamo aggrappare è questa voce colma di speranza, è un Io interiore e bambino, un io impertinente che malgrado la razionalità ci spinge ancora a sognare un pochino, ad essere noi stessi anche se solo a stralci, rubando alle responsabilità di ogni giorno una piccola bolla di ossigeno, l’unica che ci consente di trattenere il fiato fino a domani.

Questo è il quarto romanzo della Yoshimoto, uscito nel 1989 in edizione completa e prima a puntate sulla versione giapponese del giornale “Marie Claire”, si tratta di uno dei titoli di maggiore successo dell’autrice con all’attivo più di due milioni di copie vendute. Non male. Segreti, spiriti, messaggi nascosti. Questo romanzo si materializza come una cartolina e sembra cristallizzare una località di mare dimenticata e monotona, uno di quei luoghi in cui siamo stati trascinati al seguito dei nostri genitori. Azioni vuote, ripetute nella noia e compiute con la speranza di vivere, domani, una vita più interessante, inconsapevoli della struggente nostalgia che proveremo da adulti per quell’ozio familiare, ormai un ricordo color seppia.

Provo molta nostalgia sfogliando le pagine ingiallite di questa edizione del 1999. Una vita fa.

La piccola Parigi di Massimiliano Alberti

Recensioni

Avverto che si tratta di una “recensione entusiasta” filtrata dall’amore che ho provato nel leggere questo libro.
Ci sono romanzi che appena li cominci si svelano con tutta la loro dirompente bellezza, dalle prima pagine.
Io non me ne ero accorta, ma travolta dagli eventi di queste ultime settimane, evidentemente ne avevo bisogno e mi sono lasciata trasportare dalla storia raccontata in “La piccola Parigi” pubblicato nel 2020 con InfinitoEdizioni. Una fuga in un mondo nuovo, visto con occhi diversi e con prospettive inaspettate ma che in parte hanno saputo guardare dentro di me, a mio modesto avviso queste sono le linee guida per riconoscere un classico.

Ero curiosa perché l’autore è di Trieste e racconta di una zona della città che mi ha sempre incuriosito, Piccola Parigi per l’appunto, la storia del nostro protagonista Lorenzo si svolge nello specifico in Corte Fedrigovez. Tra case sgretolate, odore di malta, gatti e muschio crescono i bambini, vivono gli adulti, tutti imbrigliati da una sottile brama di equilibrio, felici perché spensierati i piccoli, costretti a tirare avanti in qualche modo gli adulti.

Nel romanzo inizialmente sembra di trovarsi in una piccola Via Pal, un gruppo di bambini che sognano di trasformare il loro mondo che percepiscono ai margini e fatiscente, ma è la loro casa, insieme si lanciano in avventure e scoperte, esplorano i dintorni bisticciano anche picchiandosi ma restando uniti, da piccoli e forse anche da adulti. Attraverso le vicende dei personaggi si esplorano emozioni importanti, l’amicizia, i primi tormenti dell’amore, il rapporto con i genitori, i benpensanti, i limiti di una società sempre contrapposta, la malattia mentale, l’egoismo della gioventù, il sacrificio di mani ruvide, la voglia di ordine, quella cassetta della posta da mettere “a posto” anche dopo l’ennesimo vandalismo. Si incontrano la delusione, il dolore e la morte spesso tabù che vengono nascosti erroneamente ai bambini, qui nella Piccola Parigi ognuno vive una vita autentica, si fa carico della verità, completa di tutte le sue parti.

Le pagine si susseguono, rapide, intrise di una storia che ti conquista ad ogni paragrafo. Si fa strada lo spettro della droga degli anni ottanta e novanta, sempre sullo sfondo c’è chi parte e chi resta, immanente un desiderio di riscatto condito da una sottile speranza, sembra una lotta impari, un pensiero azzardato.

Leggendo del desiderio di rivalsa dei giovani protagonisti, che sembrano nella loro semplicità, incarnare gli unici ancora capaci di sognare o a cui è concesso questo diritto, mi sono venute in mente le mie riflessioni ai tempi dell’università, quando preparavo l’esame di architettura del paesaggio. Quanto la condizione dell’ambiente circostante interferisce sulla percezione di noi stessi e delle possibilità a cui possiamo aspirare? Moltissimo, e qui il romanzo diventa foriero di un messaggio cruciale, non lasciamo dimenticati gli spazi, perché vi abitano sogni che potrebbero esserne soffocati.

Proverò nostalgia per questa storia, mi è rimasta nel cuore, anche adesso dopo 24 ore, è un romanzo che rileggerò sicuramente, e troverò nuovi dettagli, emozioni e chiavi di lettura. Spero di trovare nei commenti le vostre impressioni se lo avete letto e se non lo avete ancora fatto, affrettatevi ne sarete conquistati!

Grazie Massimiliano Alberti per questo gioiellino.

Lucy

Contest #scattoescrivo ecco chi si cela @libri.dietrolatendascarlatta

scattoescrivo, Scrittura

Eccoci al post dedicato al mio piccolo contest di scrittura a cui avete aderito con tanto entusiasmo!
Tra i partecipanti che si sono fatti notare per il testo originale e generoso sicuramente annovero loro Serena e Stefania che collaborano nella gestione del profilo @libri.dietrolatendascarlatta, le trovate su instagram il loro nome e la loro gallery mi hanno subito conquistata per la scelta dei titoli e devo dire la loro risposta subito propositiva a questa mia piccola iniziativa mi ha portato una grande gioia! Sono due ragazze molto solari e vedrete, piene di sogni!

Se anche voi desiderate partecipare a #scattoescrivo, questo sabato 27.03.21 ci sarà il prossimo appuntamento per giocare con le parole, divertirci, stuzzicare la fantasia e conoscerci! Dai vi aspetto!

Conosciamole!

  1. Parlateci un po’ di voi, da dove arrivate e come e perchè siete sbarcate su instagram?

Siamo Serena e Stefania, due amiche di lunga data e viviamo nella “regione che non esiste”, il Molise. 😅 Dal liceo agli studi umanistici all’università, sono molte le esperienze e le passioni che condividiamo. La lettura ne è una e abbiamo aperto questo profilo instagram per poterle condividere e per sentirci più vicine durante questa fase particolare per tutti.

2. Scrivete o vi limitate a leggere? Chi vi ha trasferito questa passione?

Ci piace immaginare storie, spesso parlando partiamo da una situazione semplice e iniziamo a fantasticare. Abbiamo scritto qualcosa, ma per ora la lettura continua ad essere predominante
Serena: La lettura è un momento irrinunciabile per me. Passione trasmessa da mia madre che legge di tutto e colleziona fumetti; da mia nonna, amante di Pavese e Silone, che mi leggeva favole ogni sera da bambina e infine dalla maestra delle elementari che ci invogliava a leggere con iniziative molto coinvolgenti.
Stefania: Sono sempre stata affascinata dai libri, dal loro odore e dal potere di far vivere emozioni e esperienze. Mio padre è il lettore di casa, leggere per lui è cibo per l’anima e la mente ed è ciò che ha trasmesso anche a me. A mia madre devo il primo ingresso in una biblioteca ed è lei che mi ha fatto conoscere il mondo delle trasposizioni cinematografiche dei romanzi già da piccola.

3. Leggete? Quali sono i vostri tre autori preferiti e potreste darci una parola per convincerci a leggerli?

Essendo in due possiamo dirne 6? 😅 Isabel Allende, Jane Austen, le sorelle Brontë e Luis Sepúlveda. Li descriveremmo tutti con la parola “anima”, perché è a essa che danno voce, ognuno di loro con la propria unicità, ed è all’anima che parlano.

4. Scrivete? Quando e come avete cominciato?

Fino a un po’ di tempo fa la scrittura restava più in un mondo platonico e le idee non riuscivano a prendere forma sul foglio, c’era una specie di pudore. Finiti gli studi, abbiamo scoperto che insieme le cose stavano diversamente e abbiamo passato molte mattinate o pomeriggi a scrivere. In questo momento un po’ complicato, non potendo stare ore vicine, annotiamo idee sulla chat e diamo loro una forma quando abbiamo tempo libero da passare davanti a uno schermo, a distanza.

5. Avete pubblicato qualcosa o desiderate farlo in futuro? Dove potremmo acquistare il vostro libro? Oppure hai qualche progetto per il futuro da bookgrammer?

Conserviamo qualcosa nel cassetto e chissà, magari riusciremo a pubblicare. Progettiamo idee per la nostra pagina, per ora abbiamo già due rubriche mensili (una dedicata alla letteratura cilena e un’altra in cui viaggiamo per le regioni d’Italia attraverso i libri). Stiamo ancora imparando anche noi, vediamo come andrà e magari ci sarà tempo e modo per portare avanti altri percorsi.

6. Cosa potreste consigliare a chi ti sta leggendo per addentrarsi nel mondo bookgrammer o per la pubblicazione di uno scritto?

Siamo da poco su instagram e il nostro consiglio per chi vorrebbe intraprendere questo percorso è quello di curare i propri contenuti essendo sempre sè stessi. Riteniamo che non si debba mai cambiare solo per piacere di più.

7. Dove vi vedete tra 5 anni, raccontateci, quali sono i vostri desideri?

 A sistemare gli scaffali della piccola libreria che vorremmo gestire…è così che ci vediamo tra 5 anni, magari resterà solo un sogno, ma è sempre bene coltivarli, no?!🙂

8. Grazie per il tempo che avete dedicato a questa intervista e se lo desiderate potete lasciare un pensiero qui, una massima, una citazione, una vostra frase topica in cui vi riconoscete.

Grazie per l’opportunità, è stato un piacere partecipare a questa iniziativa e, se possiamo, vorremmo lasciare un messaggio di speranza per il futuro, in un momento storico così complicato, citando alcuni versi di un romanzo meraviglioso di Isabel Allende.
“Infine fu l’alba. Avanzò l’aurora come un fiore di fuoco e cacciò lentamente l’oscurità. Il cielo schiarì e la brumosa bellezza del paesaggio scaturì dinanzi ai loro occhi come un mondo appena nato.”

Grazie a voi ragazze per la vostra energia positiva è stato bello leggervi e scoprire di più di voi due. E spero il vostro sogno si concretizzi e di poter ordinare libri da voi un giorno!

Questa era l’ultima intervista in programma mi scuso per il piccolo ritardo nella pubblicazione sabato spero di leggervi in molti e di vedere i vostri commenti sotto i testi e i like!
Ricordo che dal prossimo evento solo un profilo riceverà questa mini intervista e così un piccolo posto in vetrina qui nel blog ma credo parleremo anche del testo che vi proporrò perché si tratta di un esercizio di scrittura molto intrigante e penso utile per tutti!

Stay tuned!
Con molto affetto!

Lucy

Scatto e scrivo

scattoescrivo, Scrittura

Eccoci come promesso al post di oggi, dedicato sempre al mio piccolo contest letterario.

Di cosa si tratta? Io amo la fotografia e ho pensato di proporre uno scatto e chiedere alla mia community di inventare una storia, l’ispirazione è libera oppure ci sono delle piccole indicazioni o suggerimenti! Un modo per giocare con le parole e conoscerci di più. Se vi piace l’idea il prossimo appuntamento è

sabato 27.03.2021

Il racconto che riceverà più like verrà selezionato e l’autore riceverà una piccola gratifica, ogni volta diversa. Nell’ultima edizione si trattava di un’intervista per farsi conoscere più a fondo e ho deciso di propporla a tutte 5 le ragazze appassionate di libri e scrittura che hanno voluto cimentarsi! Grazie davvero a voi è stato un piacere leggervi e vedere il vostro entusiasmo!


Ecco l’intervista che vi porterà nel mondo di @ilvelieroincantato il link di questa ragazza mi aveva subito attratta e i suoi modi gentili mi hanno conquistata!

Parlaci un po’ di te, da dove arrivi e come e perchè sei sbarcat* su instagram?

 Sono una ragazza di 30 anni della provincia di Bergamo e faccio un comunissimo lavoro, che però non mi fa sentire realizzata. Forse è proprio per questo che ho deciso di aprire la mia pagina Instagram: per portare nella mia vita un po’ di creatività e trasmettere la mia grande passione per i libri, che da sempre mi fa sentire viva.

Scrivi o ti limiti a leggere? Chi ti ha trasferito questa passione?

Leggo tantissimo, ma adoro anche scrivere e, dire la verità, non mi ha influenzato nessuno: mi è venuto spontaneo e naturale. Però in famiglia ho una nonna e un nonno che da giovani scrivevano poesie; chissà forse l’ho ereditato da loro. 

Leggi? Quali sono i tuoi tre autori preferiti e potresti darci una parola per convincerci a leggerli?

Leggo giorno e notte. Per me è come una boccata di ossigeno, non potrei vivere senza.

Ecco i miei autori preferiti e le mie parole chiave per loro:

Jane Austen: sublime

Emily Bronte: profonda

Charles Dickens: infinito

Scrivi? Quando e come hai cominciato?

Sì, scrivo da quando ero adolescente. Ho iniziato con il classico diario segreto, poi nel tempo mi sono spinta oltre, scrivendo poesie e racconti per bambini

Hai pubblicato qualcosa o desideri farlo in futuro? Dove potremmo accquistare il tuo libro? Oppure hai qualche progetto per il futuro da bookgrammer?

Non ho ancora pubblicato, ma mi piacerebbe riuscirci un giorno. Per ora sono ancora troppo incostante: serve molta disciplina e spesso non concludo le storie che scrivo, ma sto migliorando. Un progetto futuro (che in realtà ho già iniziato) è quello, oltre a recensire libri, di pubblicare sul mio blog qualcuno dei miei scritti.

Cosa potresti consigliare a chi ti sta leggendo per addentrarsi nel mondo bookgrammer o per la pubblicazione di uno scritto?

Di essere il più spontanei possibile. E’ importante liberarsi di ogni tabù e scrivere ciò che si ha nel cuore, senza paura. All’inizio ho fatto fatica a causa della mia incrollabile timidezza, ma poi mi sono detta che è importante farsi conoscere per quello che si è. Così ho abbassato il velo e mi sono lanciata; lo consiglio a tutti quelli che vogliano approcciarsi a questo settore.

Dove ti vedi tra 5 anni, raccontaci, quali sono i tuoi desideri?

Il mio desiderio più grande è quello di lavorare nell’editoria. Tra 5 anni mi piacerebbe fare un lavoro in questo ambito e, perché no, essere già riuscita a pubblicare un mio libro.

Grazie per il tempo che hai dedicato a questa intervista e se lo desideri puoi lasciare un tuo pensiero qui, una massima, una citazione, una tua frase topica in cui ti riconosci.

Grazie mille a te per avermi dato questa splendida opportunità!

Penso che i libri possano cambiare la nostra vita ed essere un toccasana per l’anima. Quando leggiamo, la nostra mente viaggia attraverso il tempo e lo spazio, e credo che questo sia un dono inestimabile: poche cose altre cose nella vita possono eguagliarlo.

Ti saluto con la mia citazione preferita, di Rossella O’Hara: “Dopotutto, domani è un altro giorno!”.

Grazie a te Nicole per questa ventata di energia positiva ne abbiamo tutti molto bisogno!!

E’ stato un vero piacere leggerti e spero avremo modo di condividere tanti libri e un piccolo pezzo di questa tua strada per raggiungere il tuo sogno!

Vi piace l’idea? Se vi resta qualche curiosità fatelo sapere nei commenti e poi domani altra intervista! Stay tuned!!


Lucy

Una passeggiata d’inverno di Henry Thoreau

Recensioni

Durante la notte il vento gelido artiglia la natura. Il bosco viene vestito da piccoli cristalli di neve, la vediamo posata sui davanzali e sugli alberi intorno.  Il sole ancora non fa mostra di se ma abbandoniamo il tepore casalingo e ci avviamo nell’aria gelida a scoprire la metamorfosi del bosco. La neve è ancora intatta, segnata solo da rade impronte di volpi,  scricchiola sotto i nostri passi, in lontananza si ascoltano versi di animali, rumori indecifrati, il suono ritmico delle accette sui tronchi. Nella foschia mattutina balugina la luce del carro di un contadino mattiniero. L’umidità si dipana in una nebbia rasoterra e si ritrae svogliatamente al sorgere del sole. Camminare nel freddo dell’inverno fa pensare con nostalgia all’estate, ma è dentro al nostro cuore che alberga il calore giusto per ogni stagione. Lasciamo alle nostre spalle la boscaglia, un sentiero ci riconduce in uno spazio aperto, un camino ci preannuncia compagnia affine, umana. Ma presto la passeggiata nel bosco ci richiama, seguendo lo scorrere del fiume, entriamo in confidenza con la vita che percorre l’acqua nei diversi momenti dell’anno. Il corso del fiume modifica il paesaggio tra il ghiaccio sul quale camminiamo ora ed il vapore che esala con il primo sole di aprile,  cerchiamo i pesci e gli altri animali, li ricordiamo in frenetica ricerca di cibo in estate, curiosi e spontanei. Nelle giornate di neve tutto tace, scompare ogni traccia, il vento suggerisce di tornare sui nostri passi, a raccoglierci in una rinnovata spiritualità. Al caldo della nostra dimora.

Thoreau in questo breve racconto, con la sua narrativa poetica ci conduce per mano durante una passeggiata invernale nel bosco, immediatamente ci uniamo a lui in un inno alla natura. Il paesaggio è sfigurato dalla potenza del gelo, gli animali che cicaleggiavano durante l’estate sono un ricordo, ora tutto si ritrae, con il nostro mentore seguiamo le acque del fiume a tratti sepolte dal ghiaccio e veniamo investiti dal vento che sferza noi, le pietre intorno ed i rami sopra le nostre teste. In fuga dalla città e dalle descrizioni scientifiche, dentro il bosco siamo natura nella natura, Thoreau ci insegna ad essere parte di essa, pur nella sua ostilità. Gli alberi sempreverdi spruzzati di neve portano in se l’estate, il cielo ci avvolge appiattedosi sulla terra, si crea un tutt’uno confuso con il nostro spirito, che il filosofo ci spinge a sondare profondamente. Siamo invitati dall’aspetto etereo ed imperturbabile del bosco algido in cui camminiamo, alla meditazione, al raccoglimento. L’aria fredda purifica l’ambiente e noi stessi, che dietro sprone del filosofo torniamo ad essere parte di un ciclo unico a cui apparteniamo da sempre. La connessione con la natura, nelle sue manifestazioni più selvagge e lontane dalla nostra comodità secondo Thoreau ci deve portare ad uno stato di purezza, e di apertura tali da ricongiungerci con una pace completa che ci rende consapevoli di noi stessi e del nostro posto nel mondo.

questo testo edito da @lanuovafrontiera tradotto splendidamente da @tommaso_pincio ed impreziosito dalle illustrazioni in bianco e nero di @rocco00073
La prima parte e’ 𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 e il titolo, appena visto, risuonava. Io cammino, tanto, quasi tutti i giorni.
La copertina illustra una montagna con un fiume o lago… un panorama che ultimamente occupa la mia immaginazione, ogni giorno, mentre scrivo la mia storia, quando cammino, bevo il caffe’, mangio, faccio la spesa. Era IL libro che mi chiamava.
Al posto giusto nel momento giusto.
Pensavo sarebbe stato un fuoco di paglia. Ma no!
La pesia nella narrativa mi ha afferrata, letteralmente. Cio’ che, in questa prima lettura, mi ha sorpreso e’ la capacita’ di Henry David Thoreau (1817-1862)di cesellare le frasi con le parole, limate una ad una, soggiogate e conosciute, trasmesse a chi legge.
Mi esalta leggere chi scrive con perizia ma non posso descrivere la gioia di scoprire chi sa farlo con sentimento.
Lo consiglio vivamente!

I fiori nascosti nei libri di Silvia Montemurro

Recensioni

Chiara, giovane stilista, muove i suoi primi passi nel mondo della moda. Ha ricevuto l’invito, da parte di un hotel di lusso a Sankt Moritz in Svizzera, di presentare la sua nuova collezione durante un evento, un’occasione inaspettata che la galvanizza, senza pensarci troppo parte piena di entusiasmo. Il viaggio in macchina però si dimostra quasi subito difficoltoso per una fortissima nevicata. Giunta alla dogana la avvisano che la strada è chiusa e non può proseguire a causa dell’allarme valanghe, le consigliano di pernottare presso Villa Gorbald. Brutto colpo per Chiara che non aveva preventivato nessun imprevisto del genere, partendo da una Firenze in cui la primavera stava appena sbocciando. Il suo soggiorno presso Villa Gorbald, la inquieta fin da subito. I due custodi Arold e Thomas, la osservano con un certo imbarazzo e seppure contraddistinti da una gentilezza fuori tempo, la fanno sentire a disagio. Si aggira nelle stanze della casa e viene rapita dai dettagli, dai profumi, da suoni e scricchiolii che non riesce a capire se provengono dalla sua fantasia o se davvero si propagano dagli spazi piu’ nascosti della Villa. Un quadro in particolare la rapisce e la lascia senza parole, ritrae una donna che le assomiglia in modo sorprendente, ma questa immagine sembra dissolversi enigmaticamente durante la notte. Chiara si interroga su questa figura femminile, gira per le ampie stanze, i corridoi, la biblioteca ed in un gioco di indizi tra fiori, quadri e lettere riesce a comunicare con questo fantasma del passato. Irena, tramite le sue lettere nascoste, parla a Chiara della sua fuga da Cracovia prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, della sua adolescenza solitaria, poi della scuola fatta proprio a Villa Gorbald che ospitava giovani di buona famiglia da preparare al mondo del lavoro, del suo amore clandestino per il contrabbandiere Toni, dei dolori della sua vita e delle speranze mai sopite. Un parallelismo tra due donne, separate dal tempo e dagli eventi.

I fiori nascosti nei libri è l’ultimo romanzo di Silvia Montemurro. La storia è un intreccio di enigmi e destini che si rincorrono attraverso il tempo ed i luoghi. Frash back che fanno incursione nella vita della protagonista Chiara. Il romanzo fa uso della forma dell’epistolario, capiremo con lo snodarsi del racconto il motivo per cui, un fantasma del passato, Irena, decide di comunicare in modo così personale e materico con Chiara. Interessante è il parallelismo creato tra due donne, simili nell’aspetto, come inequivocabilmente i quadri suggeriscono, ma separate dalla loro storia personale, dai contesti in cui sono cresciute, dall’epoca storica in cui vivono. La prima lettera di Irena ci catapulta in Polonia, siamo all’inizio della seconda guerra mondiale racconta che i suoi genitori, per metterla in salvo dalle persecuzioni di cui si cominciava a mormorare a Cracovia, l’avevano affidata ad un’amica della madre in Svizzera. Qui, una delle scene topiche del libro, che racchiude il filo conduttore della storia, un fiore, da proteggere e preservare con coraggio e determinazione. Irena deve fare i conti con una storia malvagia a tal punto da rimanere ai margini delle conversazioni, non si nominano i suoi genitori deportati o il suo fratellino di cui ricorda sempre piu’ vagamente il viso paffuto. Rimane segregata in casa finchè non parla fluentemente il tedesco, deve sostenere il giudizio severo di una società a cui non sente di appartenere. Chiara vive con una certa spregiudicatezza la sua esistenza, una ragazza libera, come voleva essere Irena. Due donne che sarebbero state uguali se avessero vissuto nella stessa epoca, due donne che scopriranno di avere molto in comune oltre all’aspetto. I fiori sono protagonisti assieme a Chiara ed Irena, essi rappresentano un linguaggio universale, un ponte emozionale che supera la barriera di tempo e spazio e unisce intimamente il cuore delle due donne. Donne che devono ritrovarsi, per chiudere finalmente il cerchio e restituire amore a chi ne era stato privato dal destino.

10 febbraio: giorno del ricordo

Conversazioni

Memoria. Abbiamo il dovere di conservarla. Siamo sentinelle vigili. Dobbiamo custodire la fiamma del ricordo, perché un’ingiustizia come quella perpetrata nelle foibe non accada mai più, perché ve ne sia consapevolezza, sempre più diffusamente.
Oggi ho pensato di cercare qualche lettura da dedicare a questa ricorrenza, dolorosamente legata al nostro altipiano carsico, affacciato su Trieste, la mia città. Ho avuto modo di riflettere a lungo sulla questione della memoria e del ruolo di ogni singola persona chiamata a proteggerla.
Siamo custodi di un passato mai troppo lontano. Per onorare questa ricorrenza ho tirato fuori dalla mia libreria alcuni testi ed un vecchio numero della rivista millenovecento, mi sono riletta alcuni stralci, per rinverdire la memoria, appunto. Lo faccio ogni anno e lo considero un dovere di ogni cittadino.

Tra le mie attività preferite annovero le lunghe camminate, possibilmente immersa nella natura. Spesso vado proprio a Basovizza, qui il bosco riesce ad infondermi un senso di pace e di equilibrio come pochi luoghi. A breve distanza dal centro città, un dedalo di sentieri ti conducono rapidamente in una realtà silenziosa e intatta, il verde dell’erba, la corteccia, il verso delle ghiandaie e piccoli scricchiolii provenienti da chissà dove… tra un prato e l’altro e superando ruscelli una tappa immancabile è certamente la sosta silenziosa davanti ai luoghi in cui tante persone sono state assassinate brutalmente. Il 29 e 30 aprile 1945 la località di Basovizza si trovò al centro di violenti scontri tra le formazioni jugoslave della IV Armata che puntava sulla città e le unità tedesche che la stavano abbandonando, vi fu l’esecuzione sommaria di soldati tedeschi e di altre persone, davanti ad un drappello della comunità, i corpi vennero messi in questo vecchio pozzo minerario scavato all’inizio del XX secolo e ormai in stato di abbandono. Il 5 giugno 1945 il Comitato di liberazione nazionale di Trieste, tornato in clandestinità durante l’occupazione jugoslava, raccolse notizie di uccisioni sommarie avvenute a Basovizza. Nel corso dell’estate, ritirate le truppe jugoslave da Trieste e costituito il governo alleato, il CLN chiese di recuperare le salme, ma le operazioni saranno frammentarie, rallentate e mai completate, tanto da non venire mai accertato l’esatto numero delle vittime, si parla a fine guerra di 250 persone, ma le stime potrebbero suggerire un numero dieci volte piu’ grande.

Infine la decisione di coprire questi siti e porvi una lapide, appena nel 1980, con l’intervento delle associazioni combattentistiche, patriottiche e dei profughi istriani-fiumani-dalmati, rese giustizia al luogo trasformandolo in Monumento di interesse nazionale.

Foibe, un brivido gelato che avvicina alla profonda ingiustizia vissuta da fratelli in quell’angolo perduto e silenzioso.
La foiba rappresenta idealmente una voragine nella coscienza umana, come se, in una fenditura nelle rocce di questa terra, sarebbe stato possibile nascondere questi delitti atroci. Esecuzioni sommarie di uomini, a cui per tanto tempo non è stato riconosciuto il diritto ad una degna sepoltura, il tutto per uno strascico ideologico. Ideologia che ancora oggi a tratti da segno di se, prova ne è la poca risonanza di questa ricorrenza, relegata a qualche approfondimento dopo la partita di calcio, sulla rai, le altre reti poco o nulla. Una pagina di storia dolorosa, che ha costretto all’esilio intere famiglie, forzate ad abbandonare le proprie case, la propria terra, a vivere da estranei e spesso isolati.

Mi sembrava doveroso un post per rendervi partecipi di queste mie riflessioni.
Lucy❤️