Post di chiacchiere! Letture multiple!

Conversazioni

Buongiorno, questa mattina complice una prima tazza di caffè fumante, ora faremo anche la seconda, prima di immergermi in un milione e mezzo di debenda, ecco che vorrei parlare della mia modalità di lettura. Da qualche tempo ho deciso di impegnarmi molto per quel che riguarda i libri. Ammetto di aver trascorso qualche anno buio per quanto riguarda questa mia passione, come se non riuscissi ad individuare il bandolo della matassa in cui mi stavo aggrovigliando. Non riuscivo a trovare la concentrazione necessaria, sempre circondata da persone e assillata da tanti problemi, ogni volta che mi sedevo tranquilla con un libro in mano, ecco risaliva viscido il senso di colpa a dirmi devi fare ancora questo e quello, chiudevo il libro e mi impegnavo, non bastava mai. Tanto che alla fine, l’unico momento di relax dopo cena con la televisione era fare a maglia, che per carità mi piace, ma non quanto leggere. Nel vivere così mi sentivo un’ameba ma non trovavo il modo di uscire da questa routine. Quindi complice la pandemia, ho avuto più tempo per me stessa, senza tutte le interruzioni a cui vengo continuamente sottoposta, analizzando i miei desideri ed organizzandomi meglio, sono riuscita a ricavarmi del tempo.

Ora, avendo chiuso il mio B&B sicuramente è più semplice, anche se ci sono comunque tante cose da sistemare, burocratiche e non, aggiungiamoci anche che sono una persona malata di “pulizia&ordine”, ad ogni modo ora posso ricavare diverse ore al giorno per leggere. Fin qui tutto bene, direte voi. Magari! Perché io sono un’esperta nel doppio carpiato delle complicazioni esistenziali, ovviamente. Quindi leggere diventa una sorta di maratona ma, ragazzi, con gli ostacoli. Devo leggere tanti libri. Alcuni erano in lista da anni, altri li vedo in giro e li salvo e scarico, altri novità mlol sono in attesa e ho un mese per leggerne quattro. Corri corri Forrest! Sento una vocina alle mie spalle. E io corro a leggere o ad ascoltare un podcast appena ho un attimo. Poi c’è il blog tra poco collaborerò con un altro(!), amo condividere contenuti e comunicare in genere, ma attenzione solo se mi piace il tema e l’interlocutore sono una chiacchierona, altrimenti, statua di sale. Ultimamente ho creato un contest di scrittura che, sembra di no, ma richiede attenzione e tempo, ne sono entusiasta! Non ancora paga ovviamente ho avviato i mio primo gruppo di lettura che parte il 25.04.21 appositamente per portare avanti un libro (lunghetto) che mi interessava, Il mare sotto le stelle, se volete eccovi il link diretto alla chat telegram per iscriversi! A breve pubblicherò le tappe che saranno molto soft una sessantina di pagine a settimana!

ECCO IL LINK PER CONDIVIDERE I PROGRESSI! PARTIAMO IL 25.04.21!

https://t.me/joinchat/2Ee5RAmo2p40YmY0

Detto questo parliamo di organizzazione, ho dovuto cominciare a stabilire delle tappe per raggiungere i miei obiettivi. Si fa con tutto così.

L’organizzazione, in ogni cosa è la chiave del successo.

Ho stabilito fasce orarie e tipologia di letture. Divido i libri in obiettivi e leggo in base al programma. Ma ovviamente non voglio perdere il piacere di leggere solo per attenermi ai programmi, quindi se poi tra le mani mi capita un testo particolarmente bello, come è capitato con Circe della Miller, ecco che mollo tutto il resto mi concentro su questo libro ed una volta ultimato, riprendo il mio ritmo!

Ecco come mi sono organizzata per la lettura, ci sono ancora grossi margini di miglioramento, considerato che in queste ultime due settimane a causa di parecchi impegni e lavori a casa, non sono riuscita a proseguire bene con i miei programmi, ma credo con il tempo si migliori sempre di più. Soprattutto vedo che man mano che passano i giorni aumenta il mio livello di concentrazione.

Importante, il cellulare ed i social sono uno strumento fantastico di condivisione e socializzazione ma anche un elemento di disturbo, per quanto concerne il proprio focus, quindi ho stabilito alcuni momenti specifici della giornata in cui connettermi e utilizzare i social, in modo da non disperdere troppe energie per queste utili attività, concentrandole in tre momenti mattino, pranzo, cena, massimo mezz’oretta a volta e credetemi non è semplice fare tutto in poco tempo, a volte sforo, bisogna stare attenti!



Ottimo questa è la giostra sulla quale sono salita da qualche mese a questa parte, mi sto divertendo e prendendo le misure per trasformare questa fase in un’esperienza costruttiva ed interessante in cui dare pieno sfogo alle mie passioni, alle mie capacità relazionali e alla mia voglia di scrivere che poi è il vero unico obiettivo di tutto questo lavoro!

Leggere a più non posso di tutti i generi e scrivere senza un domani. Perché le due cose vanno esattamente di pari passo.

10 febbraio: giorno del ricordo

Conversazioni

Memoria. Abbiamo il dovere di conservarla. Siamo sentinelle vigili. Dobbiamo custodire la fiamma del ricordo, perché un’ingiustizia come quella perpetrata nelle foibe non accada mai più, perché ve ne sia consapevolezza, sempre più diffusamente.
Oggi ho pensato di cercare qualche lettura da dedicare a questa ricorrenza, dolorosamente legata al nostro altipiano carsico, affacciato su Trieste, la mia città. Ho avuto modo di riflettere a lungo sulla questione della memoria e del ruolo di ogni singola persona chiamata a proteggerla.
Siamo custodi di un passato mai troppo lontano. Per onorare questa ricorrenza ho tirato fuori dalla mia libreria alcuni testi ed un vecchio numero della rivista millenovecento, mi sono riletta alcuni stralci, per rinverdire la memoria, appunto. Lo faccio ogni anno e lo considero un dovere di ogni cittadino.

Tra le mie attività preferite annovero le lunghe camminate, possibilmente immersa nella natura. Spesso vado proprio a Basovizza, qui il bosco riesce ad infondermi un senso di pace e di equilibrio come pochi luoghi. A breve distanza dal centro città, un dedalo di sentieri ti conducono rapidamente in una realtà silenziosa e intatta, il verde dell’erba, la corteccia, il verso delle ghiandaie e piccoli scricchiolii provenienti da chissà dove… tra un prato e l’altro e superando ruscelli una tappa immancabile è certamente la sosta silenziosa davanti ai luoghi in cui tante persone sono state assassinate brutalmente. Il 29 e 30 aprile 1945 la località di Basovizza si trovò al centro di violenti scontri tra le formazioni jugoslave della IV Armata che puntava sulla città e le unità tedesche che la stavano abbandonando, vi fu l’esecuzione sommaria di soldati tedeschi e di altre persone, davanti ad un drappello della comunità, i corpi vennero messi in questo vecchio pozzo minerario scavato all’inizio del XX secolo e ormai in stato di abbandono. Il 5 giugno 1945 il Comitato di liberazione nazionale di Trieste, tornato in clandestinità durante l’occupazione jugoslava, raccolse notizie di uccisioni sommarie avvenute a Basovizza. Nel corso dell’estate, ritirate le truppe jugoslave da Trieste e costituito il governo alleato, il CLN chiese di recuperare le salme, ma le operazioni saranno frammentarie, rallentate e mai completate, tanto da non venire mai accertato l’esatto numero delle vittime, si parla a fine guerra di 250 persone, ma le stime potrebbero suggerire un numero dieci volte piu’ grande.

Infine la decisione di coprire questi siti e porvi una lapide, appena nel 1980, con l’intervento delle associazioni combattentistiche, patriottiche e dei profughi istriani-fiumani-dalmati, rese giustizia al luogo trasformandolo in Monumento di interesse nazionale.

Foibe, un brivido gelato che avvicina alla profonda ingiustizia vissuta da fratelli in quell’angolo perduto e silenzioso.
La foiba rappresenta idealmente una voragine nella coscienza umana, come se, in una fenditura nelle rocce di questa terra, sarebbe stato possibile nascondere questi delitti atroci. Esecuzioni sommarie di uomini, a cui per tanto tempo non è stato riconosciuto il diritto ad una degna sepoltura, il tutto per uno strascico ideologico. Ideologia che ancora oggi a tratti da segno di se, prova ne è la poca risonanza di questa ricorrenza, relegata a qualche approfondimento dopo la partita di calcio, sulla rai, le altre reti poco o nulla. Una pagina di storia dolorosa, che ha costretto all’esilio intere famiglie, forzate ad abbandonare le proprie case, la propria terra, a vivere da estranei e spesso isolati.

Mi sembrava doveroso un post per rendervi partecipi di queste mie riflessioni.
Lucy❤️

Le città di carta di Dominique Fortier

Recensioni

Emily Elizabeth Dickinson, Emily come le piacerà farsi chiamare, nasce nel 1830 nella piccola città di Amherts nel Massachuttes. Una sola fotografia ci restituisce il suo volto, in bianco e nero una sedicenne emaciata e magrissima con uno sguardo intenso, vicino a lei ovviamente un libro. Emily cresce nella campagna osservandone curiosa ogni dettaglio, ascolta il becchettio dei merli ai quali allunga molliche, intorno i fiori sembrano bisticciare tra loro, impara dalla natura acquisendone la calma serafica, la studia e ne raccoglie le tracce tra i libri, si commuove davanti alla prima neve. Il suo delicato sbocciare e l’inclinazione alla contemplazione delle piccole cose viene sempre accompagnato dall’espressione da “orologio a pendolo” del padre o dal silenzio indisposto di Madre. Le giornate scorrono scandite dalla quotidianità assieme ai fratelli Austen e Lavinia, ed Emily inizia a spillare le parole, come farfalle, a pezzetti di carta rubacchiati tra una faccenda e l’altra. Le stagioni si susseguono in circolo ed Emily perde la sua amica Sophie, senza lacrime. Durante il seminario Emily studia molto e condivide la vita, i sogni e i giochi di parole con le altre ragazze iscritte, domandandosi anni dopo come può qualcuno rispondere allo stesso nome dopo essere cambiato così radicalmente. Emily comincia ad arrovellarsi sulla trinità. Per un problema di salute ritorna a casa e alle occupazioni domestiche intervallate dai momenti di quiete silenziosa nella sua stanza, quando può fare posto alla sua voce interiore. Si sente fuori posto, uno spaventapasseri. Osserva con distacco la sua famiglia, non vi si riconosce. Scopre nuove prospettive dalle passeggiate brevi fatte sempre nello stesso giardino. Il tempo sembra immobile, i suoi bisogni sono ridotti al punto che potrebbe non essere mai esistita.

Malgrado le numerose pubblicazioni sulla poetessa, Emily Dickinson resta un personaggio affascinante ed enigmatico per la sua visione del mondo e per la scelta di vivere quasi da reclusa, sempre accudita dalla sorella piu’ piccola Lavinia che, silenziosa come i suoi gatti, si aggira intorno a lei, discreta e protettiva. In questo saggio, delicato ed evanescente, scritto con uno stile che evoca lo spirito con cui Emily si affacciava al mondo, l’autrice Dominique Fortier ci accompagna attraverso i luoghi della sua esistenza, Amherset, Boston il seminario di Mount Holyoke, ci porta per mano attraverso pensieri di Emily e ricostruzioni della sua vita, facendoci conoscere i volti che l’avevano accerchiata e da cui ad un certo punto aveva deciso di staccarsi. La  paesia di Emily Dickinson è questo, sparire dietro quel filo d’erba che non avremmo mai visto, non certo sotto la luce delicata ed unica con cui lei riesce ad illuminarlo per noi, lo può far risorgere dalla neve. Lei è fatta di carne, sangue ed inchiostro. La Fortier ci suggerisce i quesiti che Emily quasi certamente si sarà posta, la ragazzina si domanda se anche gli altri vedano la realtà come fa lei, forse non hanno finestre altrettanto nitide. A tratti l’autrice fa incursione nel racconto parlandoci in prima persona di se stessa, raccontando di aver toccato come reliquie i manoscritti ed il fragilissimo herbarium di Emily che sono custoditi alla Houghton Library dell’Università di Harvard, non si possono vedere ma solo manipolare dei fac-simile, tuttavia ci rende partecipi di un’esperienza commovente quasi lacerante, eppure ci fa scorgere come ogni giorno per Emily sia stato completo, in se e per se. Non c’è stata mancanza ai suoi occhi, quella di Emily è vita piena, fatta di ripetizione che trasforma il tempo in un unico filo continuo e sospeso nell’infinita bellezza delle piccole cose che lei riesce a far vivere in semplici parole, con poche gocce d’inchiostro.