La mano nera.

Recensioni

Vorrei ringraziare Infinito Edizioni per avermi inviato copia e-book di questo splendido saggio. Lettura preziosa che consiglio caldamente a tutti. Regalatelo e conservatene copia, perché l’usura è un pericolo concreto e serpeggiante che potrebbe intaccare la serenità di chiunque, in qualsiasi momento di difficoltà ed in questa fase storica di tracollo economico, scontento sociale e Covid stiamo rischiando molto.

Il testo è un racconto, un documentario scritto che attraversa il fenomeno dell’usura storicamente e geograficamente. Una pratica diffusa nel vicinato e su tutto il territorio italiano, parla dei cravattari romani, dell’immigrazione degli anni settanta ottanta al Nord e la creazione, in particolare in Lombardia, di una rete mista di imprenditori, colletti bianchi e mafia. Sonda tramite l’esperienza diretta delle vittime questo tremendo fenomeno, che imbavaglia costringendo alla schiavitù chi ne è vittima. La parola schiavitù, non siamo abituati a confrontarci con le conseguenze reali di una tale condizione, la consideriamo superata. Eppure gli autori, Salvatore Giuffrida e Luigi Ciatti, riescono a restituire esattamente la sensazione di claustrofobia in cui è costretto a vivere chi malauguratamente decide di avvicinarsi a queste offerte d’aiuto. La parte più controversa di questo reato sta proprio nel fatto che il primo atto di avvicinamento lo fa proprio la vittima.

Il reato di usura a differenza dell’estorsione è di difficile individuazione, i colpevoli devono essere colti in flagranza di reato e questo mette in difficoltà chi decide, con coraggio, di denunciare. E’ un reato che, si comprende bene leggendo le parole delle vittime, soggioga dal punto di vista psicologico, ti porta via la dignità non solo i soldi, alla fine non sempre ti restituisce la tua identità anche se resti vivo, ci saranno incubi, tic, ferite indelebili a segnare ogni giorno della tua esistenza. Resti marchiato per sempre dall’esperienza, perché ti nascondi nella menzogna, nell’orgoglio ferito, nella convinzione di riuscire a liberarti con le tue mani dalla situazione, ma più ti muovi e più il cappio si stringe attorno al collo, tuo e dei tuoi cari per i quali cominci ad avere paura. Mi sento ancora adesso soffocare se ripenso ad alcune delle prime testimonianze. Ho pianto per pagine intere, soprusi, violenze, percosse, minacce ed intimidazioni hanno ridotto le persone a spettri in cerca di denaro impossibile da racimolare, debiti che da poche centinaia o migliaia di euro si trasformavano in montagne di soldi che sarebbe stato impossibile mettere assieme. Lo spettro della perdita di tutto, della propria attività, della casa, paura di non poter riempire il frigo. Una vita senza libertà, solo per aver voluto più denaro di quello che si poteva gestire. Il sottile filo che separa noi tutti dalla follia o dalla povertà è facilmente valicabile e questo libro lo dimostra, come dimostra che viviamo in una società totalmente malata.

L’allarme è tremendo ed è lanciato causticamente dagli autori che hanno realizzato questo lavoro intervistando questori, personale impiegato nelle prefetture, la Caritas, responsabili degli sportelli di ascolto, la Federazione Antiracket, e tanti tanti altri che non posso citare qui, incluse tutte le vittime che con la loro testimonianza hanno reso tangibile il concetto di usura, ormai un fenomeno in rapida espansione. Dopo la crisi del Covid, le conseguenze economiche hanno condotto al disastro economico moltissime aziende che non avendo disponibilità economica né opportunità di accedere a prestiti bancari sono facili prede di questo sistema. Ormai si tratta di un’organizzazione innestata con la malavita. Dal Veneto al Lazio per la Puglia, la Campania la Calabria e la Sicilia, ma in tutta Italia le denunce e le richieste di aiuto al Fondo di prevenzione dell’usura sono in crescita. Addirittura l’impoverimento delle famiglie ha portato, in mancanza di altre opportunità di accesso al microcredito, per pagare bollette e spesa (!) a cadere vittime di questi giri loschi, ed il problema, il nocciolo della questione sta in due punti fondamentali:

  1. Scarsa educazione economica in una società di consumi
  2. Esclusione finanziaria

Questi due fenomeni rendono l’usura ormai un fenomeno innestato nella metamorfosi sociale, lo Stato dove lascia spazio viene sostituito dalla criminalità organizzata la quale utilizza questo strumento dell’usura come panacea iniziale per le proprie vittime per riacquistare credito ad esempio in Sicilia dove le grandi operazioni antimafia avevano provveduto ad estirpare certi fenomeni, ed in altre zone dell’Italia dove guadagna posizioni.

Economia sana viene trangugiata da questo sistema malato portando sul lastrico lavoratori spesso sprovveduti o semplicemente in un momento di difficoltà, ed alimentando i traffici di mafia e ‘ndrangheta che, con questi soldi ed acquisendo le aziende vessate, hanno l’opportunità di riciclare denaro sporco. Tutto sulla pelle di persone ingenue o impreparate ad affrontare situazioni troppo impegnative, in un sistema che con l’assenza dello Stato genera a sua volta condizioni adatte a questo fenomeno subdolo.

La denuncia è l’unica via. Proprio oggi ho sentito un’intervista di Condorelli, che ha denunciato un tentativo di estorsione ed oggi dopo due anni sono state arrestate quaranta persone. Ma i grandi imprenditori sono una fetta, dobbiamo pensare alle migliaia di persone e di piccole imprese che vengono vessate quotidianamente e che stanno vivendo l’incubo peggiore.
Ci sono gli strumenti e le persone a cui affidarsi per uscire da questa situazione, nulla sarà come prima, non subito, ma il sollievo di chiudere con una vita di sotterfugi e di paura deve essere un baluardo a cui tendere. Chi osserva situazioni poco chiare deve denunciare, per non consentire a questo costume di diffondersi e distruggere la vita di altre persone.

Ripensandomi.

Conversazioni

Consideriamo il fatto che sono una persona ignorante. Non so. Non conosco. Uniamo questa mia consapevolezza ad un carattere ansioso. Oddio non so. Oddio non conosco. Il mix è micidiale. Rendersi conto di questo è un peso agghiacciante, e credi di essere senza via d’uscita. Avevo credo undici anni quando ho cominciato a pensare in questo modo di me stessa, in relazione al mondo esterno, ovviamente. Senza metri di paragone non potremmo mai conoscerci a fondo. L’adolescenza infatti è uno spartiacque tra quello che credevamo, le famose credenze e la verità, o la realtà, cruda e pura, non edulcorata e assicuro che la mia non lo è mai stata. In questa perenne dicotomia e contrapposizione eccomi, affacciarmi al Mondo, mi vedo nitidamente. Sono una ragazzina, matura per la mia età, ma troppo riflessiva. Non mi piacciono molto le persone, inclusi gli adulti. Mi correggo. Soprattutto gli adulti. Li trovo ondivaghi. Non mi raccontano la verità. Ed io a undici, dodici, tredici anni la verità la vedo, ne ho vista tanta. Ingurgitata e vomitata, più e più volte. Mi guardate con sguardo stupito, eppure non sapete quanto la vostra falsità mi offenda. Ma non posso dirlo a nessuno, non conosco le parole esatte per esprimere il senso di inadeguatezza e di disillusione che mi provoca affacciarmi alla realtà. Quindi leggo. Nella mia stanza, cerco tra le pagine dei libri, risposte. Le cerco forsennatamente. Proust, quando avevo quindici anni era il mio migliore amico, Marquez mi aveva insegnato cosa significa un amore per sempre, malgrado tutto, Flaubert mi aveva raccontato del dolore. Sono sconfitta da questo mondo orrendo nel quale mi dovrò tuffare, prima o poi. L’unica strategia che riesco a trovare è un diversivo, faccio finta che nulla mi interessi. Vivo, nel senso che inspiro ed espiro, eseguo le mie debenda. Poi che farne, sfuggo tutto ciò che posso sfuggire, il confronto con questa realtà che ho già intravisto, come la vedo oggi a quarantadue anni, non mi piace. Mi sottraggo perché già so che la delusione sarà cocente. Mi ripenso e vedo un po’ di Emily Dickinson, mentre con le manine aggrappate alla mia penna scrivo diari pieni di filosofia esistenzialista adolescenziale, ma rileggendo, scopro che di adolescenziale c’è ben poco. Ho scritto di un dolore molto più inspiegabile. Mi rendo conto di aver vissuto per anni sul ciglio di un burrone, nessuno se n’era accorto, perché sorridevo sempre. Vivevo oscillando tra il conformismo richiesto e l’agognata follia da disertore.

Per poco, pochissimo, la mia vita non si è trasformata in una tragedia, ma quella che viviamo è un’avventura fatta di chiaro scuri, di ipocrisie infinite e di compromessi: ciò che rifiutavo da adolescente. Il mio percorso è stato accellerato, violento, impervio e pieno di lacrime che, generose e pazienti, mi hanno forgiata come steatite. A qualcuno sembrerà di una lontananza siderale eppure è la mia storia. Oggi questa sono io, summa di tutto quello che ho visto e che non ho potuto esprimere e che ha sedimentato dentro di me un hummus dal quale attingere. Un filtro attraverso il quale osservo la realtà. Distaccata ed al contempo coinvolta. Un equilibrio in perenne movimento. Ma libera. Si, posso affermare di essere libera, dopo aver camminato per certe lande desolate del mio spirito, aver respirato a fondo la solitudine a cui siamo naturalmente destinati, dopo aver accettato il mio passato semplicemente vedendone il bello, questo deserto umano in cui siamo destinati ad esistere appare nulla a confronto, onestamente. Ringrazio sempre per il viaggio fatto. Senza di questa avventura, la mia percezione del mondo e di me stessa non sarebbero uguali. Non potrei scriverne, anche se scrivere è sempre stato il mio rifugio, la mia scialuppa di salvataggio. E continuo, sperando di poterlo fare a lungo, con racconti che possano suscitare emozioni, semplicemente perchè vicini al cuore di chi legge. Il miracolo, la magia arcana e lo stupore insito nella chimica inaspettata suscitata dalla mescolanza di parole e pensiero. Il ponte tra scrittore e lettore, quello che non ho mai avuto il coraggio di costruire ma che ritengo sia arrivato il tempo di progettare.

The Curse di Damiana Giacobbe

Recensioni, Scrittura

Qualche tempo fa mi sono imbattuta in un video in cui, Damiana Giacobbe, l’autrice del romanzo che mi appresto a recensire, parlava della sua raccolta di racconti “Ritratti di zucchero” edito per Montedit con cui ha vinto il premio Prevert. Incuriosita dai modi gentili con cui questa giovane scrittrice esordiente si presentava, ho deciso di curiosare nel suo profilo Instagram ed ho scoperto che in quel momento, credo fosse fine gennaio, era completamente immersa nella sua avventura con Bookabook, nota casa editrice con modalità crowdfunding molto gettonata tra gli autori emergenti. Ebbene, d’istinto ho preordinato il libro, curiosa da un lato e desiderosa di appoggiarne un sogno dall’altro. Scrivere per Damiana è ossigeno, comprendendo questa necessità mi piaceva l’idea di essere un piccolo mattoncino nella costruzione di questo suo obiettivo che in effetti ha centrato, portando a termine con successo la sua campagna. Purtroppo presa da milioni di letture in sospeso sono riuscita a leggere il romanzo soltanto nelle ultime settimane e devo dire che è stata una piacevole sorpresa. Non mi ero resa conto si trattasse di un fantasy, ho scaricato il libro ed iniziato a leggerlo, volutamente a scatola chiusa, senza documentarmi, per non farmi condizionare nel mio giudizio.

La storia parla, come si evince dal titolo, di un sortilegio, anzi ad essere precisi di una maledizione. Attorno a vicende che attraversano il tempo, personaggi comuni e del tutto ignari del destino che li unisce, si apprestano a vivere la loro vita, con tutti i problemi del caso. La protagonista, Cleo Wood, è un’adolescente di diciassette anni, tormentata, molto riflessiva e poco appariscente che negli ultimi tempi vive con difficoltà le relazioni familiari. La madre sta iniziando una nuova convivenza che stravolge la quotidianità di Cleo, le relazioni con il patrigno ed il fratellastro sono molto complicate e a tratti il fratellastro è imperscrutabile per noi come per il personaggio. Per sfuggire alle tensioni in casa Cleo, invaghita del suo professore si rifugia sempre più in questo suo sentimento inizialmente unilaterale e casto ma che poi, con il passare del tempo assume connotazioni più intense tali da intimorirla. Nel mentre questa relazione si svela sempre più sconveniente il rapporto con il suo fratellastro Remì finalmente sembra distendersi, scopriranno di avere in comune molto più di quanto non potessero immaginare. I personaggi vengono sbalzati ed intrecciati in un flusso di tensione che ci svela lentamente e non senza colpi di scena molte retrospettive, presentimenti e visioni. Si rimane interdetti a tratti, e poi la storia vira verso nuove direzioni.

Devo dire che pur discostandosi completamente dalle mie normali letture, questo romanzo mi è piaciuto, sicuramente lo stile c’è, è un primo romanzo in cui Damiana Giacobbe ha messo tutta se stessa, l’impegno di vede molto. Ritengo le premesse ci siano tutte per continuare a leggere in futuro nuove storie che riserveranno evoluzioni stilistiche e di contenuti. Stay tuned!

Lucy

Post di chiacchiere! Letture multiple!

Conversazioni

Buongiorno, questa mattina complice una prima tazza di caffè fumante, ora faremo anche la seconda, prima di immergermi in un milione e mezzo di debenda, ecco che vorrei parlare della mia modalità di lettura. Da qualche tempo ho deciso di impegnarmi molto per quel che riguarda i libri. Ammetto di aver trascorso qualche anno buio per quanto riguarda questa mia passione, come se non riuscissi ad individuare il bandolo della matassa in cui mi stavo aggrovigliando. Non riuscivo a trovare la concentrazione necessaria, sempre circondata da persone e assillata da tanti problemi, ogni volta che mi sedevo tranquilla con un libro in mano, ecco risaliva viscido il senso di colpa a dirmi devi fare ancora questo e quello, chiudevo il libro e mi impegnavo, non bastava mai. Tanto che alla fine, l’unico momento di relax dopo cena con la televisione era fare a maglia, che per carità mi piace, ma non quanto leggere. Nel vivere così mi sentivo un’ameba ma non trovavo il modo di uscire da questa routine. Quindi complice la pandemia, ho avuto più tempo per me stessa, senza tutte le interruzioni a cui vengo continuamente sottoposta, analizzando i miei desideri ed organizzandomi meglio, sono riuscita a ricavarmi del tempo.

Ora, avendo chiuso il mio B&B sicuramente è più semplice, anche se ci sono comunque tante cose da sistemare, burocratiche e non, aggiungiamoci anche che sono una persona malata di “pulizia&ordine”, ad ogni modo ora posso ricavare diverse ore al giorno per leggere. Fin qui tutto bene, direte voi. Magari! Perché io sono un’esperta nel doppio carpiato delle complicazioni esistenziali, ovviamente. Quindi leggere diventa una sorta di maratona ma, ragazzi, con gli ostacoli. Devo leggere tanti libri. Alcuni erano in lista da anni, altri li vedo in giro e li salvo e scarico, altri novità mlol sono in attesa e ho un mese per leggerne quattro. Corri corri Forrest! Sento una vocina alle mie spalle. E io corro a leggere o ad ascoltare un podcast appena ho un attimo. Poi c’è il blog tra poco collaborerò con un altro(!), amo condividere contenuti e comunicare in genere, ma attenzione solo se mi piace il tema e l’interlocutore sono una chiacchierona, altrimenti, statua di sale. Ultimamente ho creato un contest di scrittura che, sembra di no, ma richiede attenzione e tempo, ne sono entusiasta! Non ancora paga ovviamente ho avviato i mio primo gruppo di lettura che parte il 25.04.21 appositamente per portare avanti un libro (lunghetto) che mi interessava, Il mare sotto le stelle, se volete eccovi il link diretto alla chat telegram per iscriversi! A breve pubblicherò le tappe che saranno molto soft una sessantina di pagine a settimana!

ECCO IL LINK PER CONDIVIDERE I PROGRESSI! PARTIAMO IL 25.04.21!

https://t.me/joinchat/2Ee5RAmo2p40YmY0

Detto questo parliamo di organizzazione, ho dovuto cominciare a stabilire delle tappe per raggiungere i miei obiettivi. Si fa con tutto così.

L’organizzazione, in ogni cosa è la chiave del successo.

Ho stabilito fasce orarie e tipologia di letture. Divido i libri in obiettivi e leggo in base al programma. Ma ovviamente non voglio perdere il piacere di leggere solo per attenermi ai programmi, quindi se poi tra le mani mi capita un testo particolarmente bello, come è capitato con Circe della Miller, ecco che mollo tutto il resto mi concentro su questo libro ed una volta ultimato, riprendo il mio ritmo!

Ecco come mi sono organizzata per la lettura, ci sono ancora grossi margini di miglioramento, considerato che in queste ultime due settimane a causa di parecchi impegni e lavori a casa, non sono riuscita a proseguire bene con i miei programmi, ma credo con il tempo si migliori sempre di più. Soprattutto vedo che man mano che passano i giorni aumenta il mio livello di concentrazione.

Importante, il cellulare ed i social sono uno strumento fantastico di condivisione e socializzazione ma anche un elemento di disturbo, per quanto concerne il proprio focus, quindi ho stabilito alcuni momenti specifici della giornata in cui connettermi e utilizzare i social, in modo da non disperdere troppe energie per queste utili attività, concentrandole in tre momenti mattino, pranzo, cena, massimo mezz’oretta a volta e credetemi non è semplice fare tutto in poco tempo, a volte sforo, bisogna stare attenti!



Ottimo questa è la giostra sulla quale sono salita da qualche mese a questa parte, mi sto divertendo e prendendo le misure per trasformare questa fase in un’esperienza costruttiva ed interessante in cui dare pieno sfogo alle mie passioni, alle mie capacità relazionali e alla mia voglia di scrivere che poi è il vero unico obiettivo di tutto questo lavoro!

Leggere a più non posso di tutti i generi e scrivere senza un domani. Perché le due cose vanno esattamente di pari passo.

Tsugumi di Banana Yoshimoto

Recensioni

Tsugumi è un libro che ho letto molti anni fa. Ricordo di averlo comprato sbadatamente, non avevo ancora acquistato nulla di questa autrice che poi, tra i venti ed i venticinque anni ho letto sempre con tanto piacere. L’atmosfera del libro mi era molto congeniale in quel periodo, tratta di adolescenti e di amicizie, i sentimenti che li legano durante lo svolgimento della storia avevano qualche parallelismo con la mia vita di allora.

Il messaggio sottostante lo ricordo bene, mi aveva lasciato in parte ferita. In quella fascia d’età in cui stai uscendo dall’adolescenza e ti affacci alla vita da adulto, al mondo reale con tutte le sue complicazioni. Molte delusioni hanno già mitigato la tua visione del mondo e delle relazioni, non sogni più ad occhi aperti, tuttavia, resta quella vocina dentro di te, insiste, ottimista dicendo che comunque vada sicuramente la spunterai. Ora che ho superato i quaranta comprendo bene, che quella voce non ci abbandona mai.
Usciti dalle età in cui è concesso demandare ad altri le nostre responsabilità ed in cui possiamo decidere di essere altro da noi ogni secondo giorno, l’unica cosa a cui ci possiamo aggrappare è questa voce colma di speranza, è un Io interiore e bambino, un io impertinente che malgrado la razionalità ci spinge ancora a sognare un pochino, ad essere noi stessi anche se solo a stralci, rubando alle responsabilità di ogni giorno una piccola bolla di ossigeno, l’unica che ci consente di trattenere il fiato fino a domani.

Questo è il quarto romanzo della Yoshimoto, uscito nel 1989 in edizione completa e prima a puntate sulla versione giapponese del giornale “Marie Claire”, si tratta di uno dei titoli di maggiore successo dell’autrice con all’attivo più di due milioni di copie vendute. Non male. Segreti, spiriti, messaggi nascosti. Questo romanzo si materializza come una cartolina e sembra cristallizzare una località di mare dimenticata e monotona, uno di quei luoghi in cui siamo stati trascinati al seguito dei nostri genitori. Azioni vuote, ripetute nella noia e compiute con la speranza di vivere, domani, una vita più interessante, inconsapevoli della struggente nostalgia che proveremo da adulti per quell’ozio familiare, ormai un ricordo color seppia.

Provo molta nostalgia sfogliando le pagine ingiallite di questa edizione del 1999. Una vita fa.

La piccola Parigi di Massimiliano Alberti

Recensioni

Avverto che si tratta di una “recensione entusiasta” filtrata dall’amore che ho provato nel leggere questo libro.
Ci sono romanzi che appena li cominci si svelano con tutta la loro dirompente bellezza, dalle prima pagine.
Io non me ne ero accorta, ma travolta dagli eventi di queste ultime settimane, evidentemente ne avevo bisogno e mi sono lasciata trasportare dalla storia raccontata in “La piccola Parigi” pubblicato nel 2020 con InfinitoEdizioni. Una fuga in un mondo nuovo, visto con occhi diversi e con prospettive inaspettate ma che in parte hanno saputo guardare dentro di me, a mio modesto avviso queste sono le linee guida per riconoscere un classico.

Ero curiosa perché l’autore è di Trieste e racconta di una zona della città che mi ha sempre incuriosito, Piccola Parigi per l’appunto, la storia del nostro protagonista Lorenzo si svolge nello specifico in Corte Fedrigovez. Tra case sgretolate, odore di malta, gatti e muschio crescono i bambini, vivono gli adulti, tutti imbrigliati da una sottile brama di equilibrio, felici perché spensierati i piccoli, costretti a tirare avanti in qualche modo gli adulti.

Nel romanzo inizialmente sembra di trovarsi in una piccola Via Pal, un gruppo di bambini che sognano di trasformare il loro mondo che percepiscono ai margini e fatiscente, ma è la loro casa, insieme si lanciano in avventure e scoperte, esplorano i dintorni bisticciano anche picchiandosi ma restando uniti, da piccoli e forse anche da adulti. Attraverso le vicende dei personaggi si esplorano emozioni importanti, l’amicizia, i primi tormenti dell’amore, il rapporto con i genitori, i benpensanti, i limiti di una società sempre contrapposta, la malattia mentale, l’egoismo della gioventù, il sacrificio di mani ruvide, la voglia di ordine, quella cassetta della posta da mettere “a posto” anche dopo l’ennesimo vandalismo. Si incontrano la delusione, il dolore e la morte spesso tabù che vengono nascosti erroneamente ai bambini, qui nella Piccola Parigi ognuno vive una vita autentica, si fa carico della verità, completa di tutte le sue parti.

Le pagine si susseguono, rapide, intrise di una storia che ti conquista ad ogni paragrafo. Si fa strada lo spettro della droga degli anni ottanta e novanta, sempre sullo sfondo c’è chi parte e chi resta, immanente un desiderio di riscatto condito da una sottile speranza, sembra una lotta impari, un pensiero azzardato.

Leggendo del desiderio di rivalsa dei giovani protagonisti, che sembrano nella loro semplicità, incarnare gli unici ancora capaci di sognare o a cui è concesso questo diritto, mi sono venute in mente le mie riflessioni ai tempi dell’università, quando preparavo l’esame di architettura del paesaggio. Quanto la condizione dell’ambiente circostante interferisce sulla percezione di noi stessi e delle possibilità a cui possiamo aspirare? Moltissimo, e qui il romanzo diventa foriero di un messaggio cruciale, non lasciamo dimenticati gli spazi, perché vi abitano sogni che potrebbero esserne soffocati.

Proverò nostalgia per questa storia, mi è rimasta nel cuore, anche adesso dopo 24 ore, è un romanzo che rileggerò sicuramente, e troverò nuovi dettagli, emozioni e chiavi di lettura. Spero di trovare nei commenti le vostre impressioni se lo avete letto e se non lo avete ancora fatto, affrettatevi ne sarete conquistati!

Grazie Massimiliano Alberti per questo gioiellino.

Lucy

Scatto e scrivo

scattoescrivo, Scrittura

Eccoci come promesso al post di oggi, dedicato sempre al mio piccolo contest letterario.

Di cosa si tratta? Io amo la fotografia e ho pensato di proporre uno scatto e chiedere alla mia community di inventare una storia, l’ispirazione è libera oppure ci sono delle piccole indicazioni o suggerimenti! Un modo per giocare con le parole e conoscerci di più. Se vi piace l’idea il prossimo appuntamento è

sabato 27.03.2021

Il racconto che riceverà più like verrà selezionato e l’autore riceverà una piccola gratifica, ogni volta diversa. Nell’ultima edizione si trattava di un’intervista per farsi conoscere più a fondo e ho deciso di propporla a tutte 5 le ragazze appassionate di libri e scrittura che hanno voluto cimentarsi! Grazie davvero a voi è stato un piacere leggervi e vedere il vostro entusiasmo!


Ecco l’intervista che vi porterà nel mondo di @ilvelieroincantato il link di questa ragazza mi aveva subito attratta e i suoi modi gentili mi hanno conquistata!

Parlaci un po’ di te, da dove arrivi e come e perchè sei sbarcat* su instagram?

 Sono una ragazza di 30 anni della provincia di Bergamo e faccio un comunissimo lavoro, che però non mi fa sentire realizzata. Forse è proprio per questo che ho deciso di aprire la mia pagina Instagram: per portare nella mia vita un po’ di creatività e trasmettere la mia grande passione per i libri, che da sempre mi fa sentire viva.

Scrivi o ti limiti a leggere? Chi ti ha trasferito questa passione?

Leggo tantissimo, ma adoro anche scrivere e, dire la verità, non mi ha influenzato nessuno: mi è venuto spontaneo e naturale. Però in famiglia ho una nonna e un nonno che da giovani scrivevano poesie; chissà forse l’ho ereditato da loro. 

Leggi? Quali sono i tuoi tre autori preferiti e potresti darci una parola per convincerci a leggerli?

Leggo giorno e notte. Per me è come una boccata di ossigeno, non potrei vivere senza.

Ecco i miei autori preferiti e le mie parole chiave per loro:

Jane Austen: sublime

Emily Bronte: profonda

Charles Dickens: infinito

Scrivi? Quando e come hai cominciato?

Sì, scrivo da quando ero adolescente. Ho iniziato con il classico diario segreto, poi nel tempo mi sono spinta oltre, scrivendo poesie e racconti per bambini

Hai pubblicato qualcosa o desideri farlo in futuro? Dove potremmo accquistare il tuo libro? Oppure hai qualche progetto per il futuro da bookgrammer?

Non ho ancora pubblicato, ma mi piacerebbe riuscirci un giorno. Per ora sono ancora troppo incostante: serve molta disciplina e spesso non concludo le storie che scrivo, ma sto migliorando. Un progetto futuro (che in realtà ho già iniziato) è quello, oltre a recensire libri, di pubblicare sul mio blog qualcuno dei miei scritti.

Cosa potresti consigliare a chi ti sta leggendo per addentrarsi nel mondo bookgrammer o per la pubblicazione di uno scritto?

Di essere il più spontanei possibile. E’ importante liberarsi di ogni tabù e scrivere ciò che si ha nel cuore, senza paura. All’inizio ho fatto fatica a causa della mia incrollabile timidezza, ma poi mi sono detta che è importante farsi conoscere per quello che si è. Così ho abbassato il velo e mi sono lanciata; lo consiglio a tutti quelli che vogliano approcciarsi a questo settore.

Dove ti vedi tra 5 anni, raccontaci, quali sono i tuoi desideri?

Il mio desiderio più grande è quello di lavorare nell’editoria. Tra 5 anni mi piacerebbe fare un lavoro in questo ambito e, perché no, essere già riuscita a pubblicare un mio libro.

Grazie per il tempo che hai dedicato a questa intervista e se lo desideri puoi lasciare un tuo pensiero qui, una massima, una citazione, una tua frase topica in cui ti riconosci.

Grazie mille a te per avermi dato questa splendida opportunità!

Penso che i libri possano cambiare la nostra vita ed essere un toccasana per l’anima. Quando leggiamo, la nostra mente viaggia attraverso il tempo e lo spazio, e credo che questo sia un dono inestimabile: poche cose altre cose nella vita possono eguagliarlo.

Ti saluto con la mia citazione preferita, di Rossella O’Hara: “Dopotutto, domani è un altro giorno!”.

Grazie a te Nicole per questa ventata di energia positiva ne abbiamo tutti molto bisogno!!

E’ stato un vero piacere leggerti e spero avremo modo di condividere tanti libri e un piccolo pezzo di questa tua strada per raggiungere il tuo sogno!

Vi piace l’idea? Se vi resta qualche curiosità fatelo sapere nei commenti e poi domani altra intervista! Stay tuned!!


Lucy

La ragazza con l’orecchino di perla – Tracy Chevalier

Recensioni

Questa settimana, anche senza programmarlo, ho alcuni libri da recensire e sono tutti di scrittrici donne, parlano, ognuno con una sfumatura diversa, di donne. Qualcosa in ogni libro suggerisce che le donne devono lottare, hanno sempre dovuto farlo nel corso della storia e la memoria di quelle battaglie ci arriva come un’ eco.

Devo recuperare parecchi libri di febbraio e qualcuno di gennaio, non credo di voler scrivere una recensione per ogni libro letto, questo porterebbe via troppe energie e temo non apporterebbe a chi legge alcun valore aggiunto. Penso utilizzerò i libri letti come un ponte comunicativo, ogni testo, se ci pensiamo è veicolo di un messaggio. Quale sia il messaggio principale nelle intenzioni dello scrittore probabilmente è spesso noto, arriva, poi all’interno di ogni libro ci sono, a mio avviso dei meta messaggi interpretabili in base allo stato d’animo del lettore, alla sua recettività, alla storia del suo vissuto, spesso anche in relazione aa sua consapevolezza… alcuni libri ci parlano in modo diverso a seconda dell’età nella quale li leggiamo. E’ un mondo magnifico un libro.

Copertina del romanzo edito da Neri Pozza con una tazza in ceramica bianca ed azzurra...come quelle piastrelle descritte nel romanzo dipinte dal padre di Griet

Nell’orecchino di perla di Tracy Chevalier ho trovato un paio di ingredienti che a me piacciono particolarmente, la protagonista, Griet, è donna, si parla d’arte, percepita in alcuni tratti anche dalla fantasia semplice di questa ragazza, ci sono intrighi, personaggi delineati bene, è un romanzo storico, ambientato nel XVII secolo, racconta di un’epoca di cui coglie lo spaccato sociale intrecciandovi la vita di personaggi immaginari, questo cala la storia in una dimensione verosimile ed utile per riflettere ed al contempo imparare qualcosa. Sullo sfondo la città di Delft, nei Paesi Bassi, fuori Rotterdam verso il mare del Nord, qui potreste visitare il Veermeer Centrum, se decidete di visitare il paese. Questo è il genere di romanzo che apprezzo di più. L’aspetto che più mi ha toccato è ovviamente la condizione di subalternità della protagonista, una ragazzina inerme e vinta dalla necessità, dagli eventi. Costretta a servizio da una disgrazia familiare e poi entrata in un turbine che la porterà a respirare un attimo di libertà consapevole di dover fare i conti con una realtà moto più dura rispetto quella in cui vive Veermeer ad esempio, ma a scapito di tutte le parole rivolte alla giovane Griet i suoi pensieri corrono molto veloci. Il piccolo colpo di scena finale è un minimo risarcimento, una piccolissima rivincita, su carta, per tante anime costrette ai margini, questo è il potere magico dei libri!

Dopo aver rimandato a lungo la lettura di questo romanzo sono finalmente felice di annoverarlo tra le letture fatte e lo consiglio!

Spero di avere i vostri commenti qualora lo abbiate letto o nel caso abbiate intenzione di farlo!

Lucy

Amore colpevole

Recensioni

Questo di oggi sarà un post diverso dal solito ma sempre legato alle mie letture, evito di fare riassunti e valutazioni stilistiche perché ho già letto innumerevoli post al riguardo e mi limito a condividere i pensieri che questi due libri mi hanno suscitato.
Il titolo è il romanzo di Sof’ja Tolstaja Amore colpevole, si l’Amore è colpevole in molti modi.


Marzo è il mese in cui si celebrano le donne, una tradizione nella quale, a tratti, sento odore di stantio.
Marzo lo dobbiamo riconquistare, perché la nostra causa non finisce, è sempre sul filo del rasoio e non solo in senso figurato. L’8 marzo diventa l’occasione in cui si rispolverano lotte, storia, voglia di rivalsa, molte denunce, innumerevoli sogni.
Naturale sarebbe gioire ogni giorno con empatia oltre le barriere segnate dal genere, per natura dovremmo dimostrarci solidali ed uniti nel reciproco rispetto per l’affermazione di pensiero, personalità e desideri dell’altro. Eppure mossi da egoismo ed incomprensione, viviamo tragedie che portano in se la colpa di essere già note.

Trovo che le donne in particolare, alcune inconsapevoli, possano essere  guidate  da una  passione capace di imprese titaniche. Siamo in grado di sostenere pesi fisici – vedi il parto, che non ho sperimentato personalmente e che trovo la cosa, in assoluto, più coraggiosa e generosa che un essere umano possa affrontare e lo può affrontare solo la donna – e pesi psicologici, tolleriamo stress, grandi sconfitte e privazioni, ma noi donne riusciamo comunque a trovare forza e risolutezza, arriviamo al fondo di ogni questione, se lo desideriamo veramente. Gli uomini, forse da sempre abituati al successo e ad avere un ruolo atavico nel mondo, si concedono davanti alle difficoltà delle pavide malinconie davanti alle quali bisogna ammutolire, per custodire la dignità. Invece le donne, abituate dai tempi di Adamo ed Eva a gestire situazioni alquanto scomode, ecco, noi donne siamo pronte a tutto. Lo dico con il rischio di essere presa in antipatia da alcuni uomini, che sento molto spesso, affermare di sentirsi esasperati da queste prese di posizione, forse ridondanti…ma devono esserlo, dobbiamo oltrepassare la linea! Il traguardo è molto lontano, anche se il tema è sulla bocca di tutti, rendiamocene conto.

Questa premessa per dirvi che in febbraio mi sono unita per la prima volta ad un gruppo di lettura di instagram si chiama coppie nell’inchiostro, ogni mese si cambia coppia e si approfondisce la relazione che c’è stata tra gli scrittori a livello personale ma soprattutto letterario. Solitamente lo scrittore di genere maschile è molto più noto, e già qui il tema si rivela, ma andando a fondo alla questione non si tratta esclusivamente di visibilità, è quel mix di inaccessibilità, di diritti e soprattutto di parole  non concesse che porta in se la discriminazione di genere. Ebbene, posso dire che aver letto i due romanzi “Sonata Kreutzer” di Tolstoy e “Amore colpevole” di Sof’ja Tolstaja mi ha lasciato l’amaro in bocca, ho terminato di leggere questi due libri intorno a 19 febbraio, proprio nei giorni in cui è stata uccisa a Genova, nel suo piccolo negozio Clara Ceccarelli, dall’ex compagno. Una donna di 69 anni, non una ragazzina, una donna con la responsabilità di un padre anziano ed un figlio disabile, accoltellata ripetutamente dalla follia di un uomo instabile. Stesso epilogo riservato alle protagoniste dei due romanzi, stessa vicenda narrata con prospettiva maschile e femminile. Ho letto a fatica la Sonata e mi sono lasciata conquistare da Amore colpevole, per lo stile scorrevole e la sensibilità unica con cui viene descritta l’esistenza di questa giovane protagonista, privata di innocenza e di gioia da un uomo egocentrico e a tratti crudele, insicuro ed ingiusto.
Un uomo che decide, con i suoi pensieri e le sue azioni di giudicare e di recludere un altro essere umano all’interno di un ruolo prescritto, senza comprenderla conduce Anna fuori dalla sua esistenza portandola in uno stato di confusione e sensi di colpa, fino a dubitare di se stessa come madre. Quanti uomini riescono ad avere questo subdolo potere, rendendo inerme la donna al loro fianco, che per errate convinzioni lascia l’amore trasformarsi in uno strumento di tortura. Io ho trovato queste letture dolorosamente attuali, pertanto consigliabili in età adolescenziale a tutti le ragazze ed i ragazzi, dobbiamo aiutarli ad acquisire consapevolezza, per rispettare se stessi a tal punto da vivere relazioni sane, equilibrate.

Il 19 febbraio ho provato, forse più delle altre volte in cui sento di questi assassinii, una rabbia esplosiva e dolorosa, un moto di esasperata impotenza. Io cosa posso fare per aiutare le donne che vivono e muoiono per mano di uomini gelosi e violenti?

Tutti noi, cosa possiamo fare per non continuare ad ascoltare queste vicende, per consentire a tutti uomini e donne di vivere una vita appagante e libera. Abbiamo tanta saggezza, pensiero sviluppato, cultura, libri, documentari, fil, piece teatrali, poesie, lotte politiche, donne che sono state paladine eppure continua questo stillicidio orrendo.

Possiamo liberarci da questo bagaglio ancestrale? Evolvere?
L’importante è non mollare mai e non stare mai zitte, come scrive la Murgia nel suo ultimo libro che sarà il mio regalo per lunedì … già vedo instagram in fermento e le bacheche piene del suo libro! Ma va bene, è una mossa commerciale che fa da cassa di risonanza per un tema importante, VA BENE! Daje!

L’isola sotto il mare di Isabel Allende

Recensioni

Siamo a Santo Domingo, ora Haiti, terra di colonie francesi dove grandi proprietari terrieri vivono una realtà ben diversa da quella della spensierata Parigi del 1770, siamo poco prima della rivoluzione, l’aristocrazia vive un sogno ormai destinato a tramontare, una società corrotta dai privilegi di pochi in cui un nuovo pensiero, rivoluzionario, comincia a farsi strada e non solo tra gli intellettuali, il popolo brama uguaglianza, legalità ma la “fraternite”, quel senso di innata solidarietà tra esseri umani e che trascende la diversa estrazione economica, sociale e  colore è ancora un miraggio lontanissimo. Belletti e pizzi che adornano le dame nei salotti della capitale sono pagati con denari sporchi di sangue ed umiliazione. Il giovane Touluse Valmorain giunge in queste terre esotiche e disperate in visita al padre, presto si rende conto suo malgrado di avere il dovere morale di sostituirlo per difendere il nome e le ricchezze della sua famiglia. Riluttante si appresta a gestire e terre e gli schiavi, giustificandosi sempre e sostenendo di gestire con più umanità la sua gente. Zaritè entra nella vita di Valmorain come serva per la sua giovane moglie in arrivo da Cuba. Le sofferenze di queste donne si intrecceranno tra riti tribali, medicina tradizionale, spiriti, parti dolorosi e morti inaspettate. Zaritè trascorre la sua vita occupandosi, uno dopo l’altro, dei figli e delle vite degli altri, attendendo il suo turno per vivere, questa attesa colma di speranza non la abbandona mai, anche quando derubata di tutto ciò che ha di più caro, figli, amore, danze tra i tamburi il cui suono è un richiamo invincibile che dai piedi vibra risuonando in tutto il suo corpo, Erzulie la guida, lei è inconsapevole eppure sacrario di un’antica tradizione, di una cultura che la permea e la rende il perno attorno a quale girano le vite degli altri, lei è una lucciola, brilla sempre anticipando la strada da percorrere. La libertà il cui desiderio arde nel cuore della piccola Zaritè incontrata nei primi capitoli sarà una conquista dura, segnata dal dolore. Intorno alla nostra eroina si svolgono rivoluzioni culturali e politiche, gli americani invadono Haiti, la situazione a Cuba diventa incandescente perchè i rifugiati dalle piantagioni di Haiti ormai erano troppi, Zaritè assieme a Valmorain e i suoi figli si rifugiano a New Orleans, qui la famiglia si occupa sempre di piantagioni, entra una nuova figura antagonista di Zaritè che avrà ancora tante avventure da vivere nei suoi quarant’anni descritti nel romanzo.

Durante i dialoghi interiori di Zaritè, che avvicinano in modo sapiente alle emozioni di questa piccola grande donna, viene nominata spesso Erzulie, loa dell’amore, una divinità familiare propria del Vodun, praticato ad Haiti dove era nata la nostra protagonista. Zaritè vi si affida con tutte le sue forze per superare le privazioni ed il dolore di vivere in un mondo in cui nemmeno la dignità di essere umano le viene concessa, non si ritiene possa avere emozioni questo è uno dei pensieri che spesso mi hanno trafitta, al di là dell’espediente letterario, posso immaginare che le emozioni descritte dalla Allende siano state effettivamente sperimentate da qualcuno, forse anche in questo momento mentre io scrivo o tu leggi, e questo mi indigna profondamente, la mia totale impotenza mi fa percepire le emozioni del tenero Moris che scoprirete leggendo il romanzo . Ma questa donna coraggiosa porta con onore le sue cicatrici, le rispetta e riesce a trasformare i suoi dolori in gioielli. La fraternitè tarda ad arrivare se pensiamo che ne 1860 si stima che gli africani deportati in America e costretti ai lavori forzati fosse circa 4 milioni e mezzo milioni era costituito da schiavi liberi tra Nord e Sud, ma liberi cosa poteva significare per persone costrette ai margini di una società che fino a ieri aveva trattato queste persone come oggetti. Nella storia viene descritta la ribellione degli schiavi realmente condotto dal sacerdote vudù Boukman, ribellione che portò all’uccisione di moti bianchi e alla distruzione delle piantagioni, infine la testa di Boukman catturato venne esposta per spaventare i ribelli, ma ormai l’impresa era iniziata, nel 1792 era stata concessa la cittadinanza ai maroons, decisione contrattata in terra coloniale, e per questo motivo venne inviata una delegazione composta da Leger-Felicitè Sonthonax ed Etienne Polverel per mediare le decisioni prese. Le vicende del romanzo si intrecciano con i fatti ed i personaggi realmente coinvolti nel processo di abolizione della schiavitù a cui i bianchi si opponevano fermamente. Si incontrano Galbaud, che guida le forze francesi a Le Cap, per sconfiggerli Sonthonax si servì di mulatti e di una forza di mille schiavi ai quali venne concessa la libertà. Questo irritò i mulatti schiavisti, tanto da privare Sontonax di un importante sostegno, quindi cercò sostegno tra i neri, per i quali il 29 agosto del 1793 decretò l’emancipazione generale del Nord di Santo Domingo, poi estesa a tutta la colonia.

 Il 4 febbraio del 1794 la Convenzione Nazionale Francese dichiarò abolita la schiavitù.

Inghilterra Francia e Spagna in ogni caso si apprestavano a conquistare la colonia ormai sguarnita e indebolita dalle lotte interne, le vicende di Zaritè si intrecciano su più fronti con i fatti storici realmente accaduti tra il 1770 ed il 1806, quarant’anni di vita di una donna in lotta e un subbuglio storico e culturale che porterà lentamente a conquiste ancora oggi da definire.