La ragazza con l’orecchino di perla – Tracy Chevalier

Recensioni

Questa settimana, anche senza programmarlo, ho alcuni libri da recensire e sono tutti di scrittrici donne, parlano, ognuno con una sfumatura diversa, di donne. Qualcosa in ogni libro suggerisce che le donne devono lottare, hanno sempre dovuto farlo nel corso della storia e la memoria di quelle battaglie ci arriva come un’ eco.

Devo recuperare parecchi libri di febbraio e qualcuno di gennaio, non credo di voler scrivere una recensione per ogni libro letto, questo porterebbe via troppe energie e temo non apporterebbe a chi legge alcun valore aggiunto. Penso utilizzerò i libri letti come un ponte comunicativo, ogni testo, se ci pensiamo è veicolo di un messaggio. Quale sia il messaggio principale nelle intenzioni dello scrittore probabilmente è spesso noto, arriva, poi all’interno di ogni libro ci sono, a mio avviso dei meta messaggi interpretabili in base allo stato d’animo del lettore, alla sua recettività, alla storia del suo vissuto, spesso anche in relazione aa sua consapevolezza… alcuni libri ci parlano in modo diverso a seconda dell’età nella quale li leggiamo. E’ un mondo magnifico un libro.

Copertina del romanzo edito da Neri Pozza con una tazza in ceramica bianca ed azzurra...come quelle piastrelle descritte nel romanzo dipinte dal padre di Griet

Nell’orecchino di perla di Tracy Chevalier ho trovato un paio di ingredienti che a me piacciono particolarmente, la protagonista, Griet, è donna, si parla d’arte, percepita in alcuni tratti anche dalla fantasia semplice di questa ragazza, ci sono intrighi, personaggi delineati bene, è un romanzo storico, ambientato nel XVII secolo, racconta di un’epoca di cui coglie lo spaccato sociale intrecciandovi la vita di personaggi immaginari, questo cala la storia in una dimensione verosimile ed utile per riflettere ed al contempo imparare qualcosa. Sullo sfondo la città di Delft, nei Paesi Bassi, fuori Rotterdam verso il mare del Nord, qui potreste visitare il Veermeer Centrum, se decidete di visitare il paese. Questo è il genere di romanzo che apprezzo di più. L’aspetto che più mi ha toccato è ovviamente la condizione di subalternità della protagonista, una ragazzina inerme e vinta dalla necessità, dagli eventi. Costretta a servizio da una disgrazia familiare e poi entrata in un turbine che la porterà a respirare un attimo di libertà consapevole di dover fare i conti con una realtà moto più dura rispetto quella in cui vive Veermeer ad esempio, ma a scapito di tutte le parole rivolte alla giovane Griet i suoi pensieri corrono molto veloci. Il piccolo colpo di scena finale è un minimo risarcimento, una piccolissima rivincita, su carta, per tante anime costrette ai margini, questo è il potere magico dei libri!

Dopo aver rimandato a lungo la lettura di questo romanzo sono finalmente felice di annoverarlo tra le letture fatte e lo consiglio!

Spero di avere i vostri commenti qualora lo abbiate letto o nel caso abbiate intenzione di farlo!

Lucy

L’inverno del nostro scontento

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Romanzo di John Steinbeck

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Siamo a Long Island, isola a largo di New York,
la famiglia di Ethan Hawley è conosciuta da tutti in città ma ormai è caduta in
uno stato di dignitosa povertà. Il nonno, un tempo ricco baleniere, aveva perso
il suo status a seguito di un incidente occorso alla sua imbarcazione.
Sulla vicenda verranno gettate lunghe ombre che faranno da connettore tra le
disgrazie attuali ed alcune scelte corrotte del passato. Ora Ethan
è commesso in un negozio che un tempo apparteneva alla sua famiglia, ormai da anni
proprietà dell’ anziano signor Cerullo, un immigrato siciliano.

Nella prima parte del romanzo i personaggi
sembrano privi di ombre. Il tempo scorre piacevolmente scandito da fatti e
dialoghi che ci svelano alcuni retroscena. Ethan si mimetizza nella narrazione
senza dare troppo nell’occhio, vive mansueto la sua vita, decorosa senza molti
grilli per la testa. Tutte le altre figure circolano intorno alla sua
esistenza, ognuno al suo posto ordinato.

La storia si complica quando le persone intorno
ad Ethan cominciano a dibattersi, a sognare l’emancipazione rispetto ad una
realtà soffocante,  a mostrare tutto il loro
lato disilluso e decadente. In particolare la moglie Mary incarna una sorta di alter
ego che istiga Ethan ad accrescere il suo prestigio ad ogni minimo spiraglio
presentato dal caso. Il potere economico viene interpretato quale passaporto individuale
per accedere ad un livello superiore e diventare ognuno ingranaggio di una
società in corsa verso il consumismo ed l’affermazione del se.

Qui subentra nettamente una nuova percezione del mondo circostante da parte di Steinbeck. Spicca il risentimento dell’uomo deluso, forse vi si può leggere l’amarezza dello scrittore ormai consapevole della sconfitta morale dell’uomo. Ethan incarna questa decadenza. La narrazione oscilla tra descrizioni di fatti, resi noti mediante dialoghi diretti, e le continue riflessioni del soliloquio con cui il protagonista confessa i propri dubbi, trascinando il lettore nel flusso dei suoi pensieri. Steinbeck racconta la dolorosa dicotomia in cui la società degli anni sessanta stava trascinando gli uomini, non si tratta piu’ di lotta contro le circostanze avverse, ma piuttosto un’opposizione tra circostanze e libero arbitrio. La caduta quindi dell’uomo e dei suoi valori atavici a favore delle pressioni deplorevoli di una società corrotta dal desiderio di ricchezza che porterà allo spegnersi dei sogni, anche e soprattutto nel momento del successo, in una corsa verso il nulla.