The Curse di Damiana Giacobbe

Recensioni, Scrittura

Qualche tempo fa mi sono imbattuta in un video in cui, Damiana Giacobbe, l’autrice del romanzo che mi appresto a recensire, parlava della sua raccolta di racconti “Ritratti di zucchero” edito per Montedit con cui ha vinto il premio Prevert. Incuriosita dai modi gentili con cui questa giovane scrittrice esordiente si presentava, ho deciso di curiosare nel suo profilo Instagram ed ho scoperto che in quel momento, credo fosse fine gennaio, era completamente immersa nella sua avventura con Bookabook, nota casa editrice con modalità crowdfunding molto gettonata tra gli autori emergenti. Ebbene, d’istinto ho preordinato il libro, curiosa da un lato e desiderosa di appoggiarne un sogno dall’altro. Scrivere per Damiana è ossigeno, comprendendo questa necessità mi piaceva l’idea di essere un piccolo mattoncino nella costruzione di questo suo obiettivo che in effetti ha centrato, portando a termine con successo la sua campagna. Purtroppo presa da milioni di letture in sospeso sono riuscita a leggere il romanzo soltanto nelle ultime settimane e devo dire che è stata una piacevole sorpresa. Non mi ero resa conto si trattasse di un fantasy, ho scaricato il libro ed iniziato a leggerlo, volutamente a scatola chiusa, senza documentarmi, per non farmi condizionare nel mio giudizio.

La storia parla, come si evince dal titolo, di un sortilegio, anzi ad essere precisi di una maledizione. Attorno a vicende che attraversano il tempo, personaggi comuni e del tutto ignari del destino che li unisce, si apprestano a vivere la loro vita, con tutti i problemi del caso. La protagonista, Cleo Wood, è un’adolescente di diciassette anni, tormentata, molto riflessiva e poco appariscente che negli ultimi tempi vive con difficoltà le relazioni familiari. La madre sta iniziando una nuova convivenza che stravolge la quotidianità di Cleo, le relazioni con il patrigno ed il fratellastro sono molto complicate e a tratti il fratellastro è imperscrutabile per noi come per il personaggio. Per sfuggire alle tensioni in casa Cleo, invaghita del suo professore si rifugia sempre più in questo suo sentimento inizialmente unilaterale e casto ma che poi, con il passare del tempo assume connotazioni più intense tali da intimorirla. Nel mentre questa relazione si svela sempre più sconveniente il rapporto con il suo fratellastro Remì finalmente sembra distendersi, scopriranno di avere in comune molto più di quanto non potessero immaginare. I personaggi vengono sbalzati ed intrecciati in un flusso di tensione che ci svela lentamente e non senza colpi di scena molte retrospettive, presentimenti e visioni. Si rimane interdetti a tratti, e poi la storia vira verso nuove direzioni.

Devo dire che pur discostandosi completamente dalle mie normali letture, questo romanzo mi è piaciuto, sicuramente lo stile c’è, è un primo romanzo in cui Damiana Giacobbe ha messo tutta se stessa, l’impegno di vede molto. Ritengo le premesse ci siano tutte per continuare a leggere in futuro nuove storie che riserveranno evoluzioni stilistiche e di contenuti. Stay tuned!

Lucy

La piccola Parigi di Massimiliano Alberti

Recensioni

Avverto che si tratta di una “recensione entusiasta” filtrata dall’amore che ho provato nel leggere questo libro.
Ci sono romanzi che appena li cominci si svelano con tutta la loro dirompente bellezza, dalle prima pagine.
Io non me ne ero accorta, ma travolta dagli eventi di queste ultime settimane, evidentemente ne avevo bisogno e mi sono lasciata trasportare dalla storia raccontata in “La piccola Parigi” pubblicato nel 2020 con InfinitoEdizioni. Una fuga in un mondo nuovo, visto con occhi diversi e con prospettive inaspettate ma che in parte hanno saputo guardare dentro di me, a mio modesto avviso queste sono le linee guida per riconoscere un classico.

Ero curiosa perché l’autore è di Trieste e racconta di una zona della città che mi ha sempre incuriosito, Piccola Parigi per l’appunto, la storia del nostro protagonista Lorenzo si svolge nello specifico in Corte Fedrigovez. Tra case sgretolate, odore di malta, gatti e muschio crescono i bambini, vivono gli adulti, tutti imbrigliati da una sottile brama di equilibrio, felici perché spensierati i piccoli, costretti a tirare avanti in qualche modo gli adulti.

Nel romanzo inizialmente sembra di trovarsi in una piccola Via Pal, un gruppo di bambini che sognano di trasformare il loro mondo che percepiscono ai margini e fatiscente, ma è la loro casa, insieme si lanciano in avventure e scoperte, esplorano i dintorni bisticciano anche picchiandosi ma restando uniti, da piccoli e forse anche da adulti. Attraverso le vicende dei personaggi si esplorano emozioni importanti, l’amicizia, i primi tormenti dell’amore, il rapporto con i genitori, i benpensanti, i limiti di una società sempre contrapposta, la malattia mentale, l’egoismo della gioventù, il sacrificio di mani ruvide, la voglia di ordine, quella cassetta della posta da mettere “a posto” anche dopo l’ennesimo vandalismo. Si incontrano la delusione, il dolore e la morte spesso tabù che vengono nascosti erroneamente ai bambini, qui nella Piccola Parigi ognuno vive una vita autentica, si fa carico della verità, completa di tutte le sue parti.

Le pagine si susseguono, rapide, intrise di una storia che ti conquista ad ogni paragrafo. Si fa strada lo spettro della droga degli anni ottanta e novanta, sempre sullo sfondo c’è chi parte e chi resta, immanente un desiderio di riscatto condito da una sottile speranza, sembra una lotta impari, un pensiero azzardato.

Leggendo del desiderio di rivalsa dei giovani protagonisti, che sembrano nella loro semplicità, incarnare gli unici ancora capaci di sognare o a cui è concesso questo diritto, mi sono venute in mente le mie riflessioni ai tempi dell’università, quando preparavo l’esame di architettura del paesaggio. Quanto la condizione dell’ambiente circostante interferisce sulla percezione di noi stessi e delle possibilità a cui possiamo aspirare? Moltissimo, e qui il romanzo diventa foriero di un messaggio cruciale, non lasciamo dimenticati gli spazi, perché vi abitano sogni che potrebbero esserne soffocati.

Proverò nostalgia per questa storia, mi è rimasta nel cuore, anche adesso dopo 24 ore, è un romanzo che rileggerò sicuramente, e troverò nuovi dettagli, emozioni e chiavi di lettura. Spero di trovare nei commenti le vostre impressioni se lo avete letto e se non lo avete ancora fatto, affrettatevi ne sarete conquistati!

Grazie Massimiliano Alberti per questo gioiellino.

Lucy

Contest #scattoescrivo ecco chi si cela @libri.dietrolatendascarlatta

scattoescrivo, Scrittura

Eccoci al post dedicato al mio piccolo contest di scrittura a cui avete aderito con tanto entusiasmo!
Tra i partecipanti che si sono fatti notare per il testo originale e generoso sicuramente annovero loro Serena e Stefania che collaborano nella gestione del profilo @libri.dietrolatendascarlatta, le trovate su instagram il loro nome e la loro gallery mi hanno subito conquistata per la scelta dei titoli e devo dire la loro risposta subito propositiva a questa mia piccola iniziativa mi ha portato una grande gioia! Sono due ragazze molto solari e vedrete, piene di sogni!

Se anche voi desiderate partecipare a #scattoescrivo, questo sabato 27.03.21 ci sarà il prossimo appuntamento per giocare con le parole, divertirci, stuzzicare la fantasia e conoscerci! Dai vi aspetto!

Conosciamole!

  1. Parlateci un po’ di voi, da dove arrivate e come e perchè siete sbarcate su instagram?

Siamo Serena e Stefania, due amiche di lunga data e viviamo nella “regione che non esiste”, il Molise. 😅 Dal liceo agli studi umanistici all’università, sono molte le esperienze e le passioni che condividiamo. La lettura ne è una e abbiamo aperto questo profilo instagram per poterle condividere e per sentirci più vicine durante questa fase particolare per tutti.

2. Scrivete o vi limitate a leggere? Chi vi ha trasferito questa passione?

Ci piace immaginare storie, spesso parlando partiamo da una situazione semplice e iniziamo a fantasticare. Abbiamo scritto qualcosa, ma per ora la lettura continua ad essere predominante
Serena: La lettura è un momento irrinunciabile per me. Passione trasmessa da mia madre che legge di tutto e colleziona fumetti; da mia nonna, amante di Pavese e Silone, che mi leggeva favole ogni sera da bambina e infine dalla maestra delle elementari che ci invogliava a leggere con iniziative molto coinvolgenti.
Stefania: Sono sempre stata affascinata dai libri, dal loro odore e dal potere di far vivere emozioni e esperienze. Mio padre è il lettore di casa, leggere per lui è cibo per l’anima e la mente ed è ciò che ha trasmesso anche a me. A mia madre devo il primo ingresso in una biblioteca ed è lei che mi ha fatto conoscere il mondo delle trasposizioni cinematografiche dei romanzi già da piccola.

3. Leggete? Quali sono i vostri tre autori preferiti e potreste darci una parola per convincerci a leggerli?

Essendo in due possiamo dirne 6? 😅 Isabel Allende, Jane Austen, le sorelle Brontë e Luis Sepúlveda. Li descriveremmo tutti con la parola “anima”, perché è a essa che danno voce, ognuno di loro con la propria unicità, ed è all’anima che parlano.

4. Scrivete? Quando e come avete cominciato?

Fino a un po’ di tempo fa la scrittura restava più in un mondo platonico e le idee non riuscivano a prendere forma sul foglio, c’era una specie di pudore. Finiti gli studi, abbiamo scoperto che insieme le cose stavano diversamente e abbiamo passato molte mattinate o pomeriggi a scrivere. In questo momento un po’ complicato, non potendo stare ore vicine, annotiamo idee sulla chat e diamo loro una forma quando abbiamo tempo libero da passare davanti a uno schermo, a distanza.

5. Avete pubblicato qualcosa o desiderate farlo in futuro? Dove potremmo acquistare il vostro libro? Oppure hai qualche progetto per il futuro da bookgrammer?

Conserviamo qualcosa nel cassetto e chissà, magari riusciremo a pubblicare. Progettiamo idee per la nostra pagina, per ora abbiamo già due rubriche mensili (una dedicata alla letteratura cilena e un’altra in cui viaggiamo per le regioni d’Italia attraverso i libri). Stiamo ancora imparando anche noi, vediamo come andrà e magari ci sarà tempo e modo per portare avanti altri percorsi.

6. Cosa potreste consigliare a chi ti sta leggendo per addentrarsi nel mondo bookgrammer o per la pubblicazione di uno scritto?

Siamo da poco su instagram e il nostro consiglio per chi vorrebbe intraprendere questo percorso è quello di curare i propri contenuti essendo sempre sè stessi. Riteniamo che non si debba mai cambiare solo per piacere di più.

7. Dove vi vedete tra 5 anni, raccontateci, quali sono i vostri desideri?

 A sistemare gli scaffali della piccola libreria che vorremmo gestire…è così che ci vediamo tra 5 anni, magari resterà solo un sogno, ma è sempre bene coltivarli, no?!🙂

8. Grazie per il tempo che avete dedicato a questa intervista e se lo desiderate potete lasciare un pensiero qui, una massima, una citazione, una vostra frase topica in cui vi riconoscete.

Grazie per l’opportunità, è stato un piacere partecipare a questa iniziativa e, se possiamo, vorremmo lasciare un messaggio di speranza per il futuro, in un momento storico così complicato, citando alcuni versi di un romanzo meraviglioso di Isabel Allende.
“Infine fu l’alba. Avanzò l’aurora come un fiore di fuoco e cacciò lentamente l’oscurità. Il cielo schiarì e la brumosa bellezza del paesaggio scaturì dinanzi ai loro occhi come un mondo appena nato.”

Grazie a voi ragazze per la vostra energia positiva è stato bello leggervi e scoprire di più di voi due. E spero il vostro sogno si concretizzi e di poter ordinare libri da voi un giorno!

Questa era l’ultima intervista in programma mi scuso per il piccolo ritardo nella pubblicazione sabato spero di leggervi in molti e di vedere i vostri commenti sotto i testi e i like!
Ricordo che dal prossimo evento solo un profilo riceverà questa mini intervista e così un piccolo posto in vetrina qui nel blog ma credo parleremo anche del testo che vi proporrò perché si tratta di un esercizio di scrittura molto intrigante e penso utile per tutti!

Stay tuned!
Con molto affetto!

Lucy

Le città di carta di Dominique Fortier

Recensioni

Emily Elizabeth Dickinson, Emily come le piacerà farsi chiamare, nasce nel 1830 nella piccola città di Amherts nel Massachuttes. Una sola fotografia ci restituisce il suo volto, in bianco e nero una sedicenne emaciata e magrissima con uno sguardo intenso, vicino a lei ovviamente un libro. Emily cresce nella campagna osservandone curiosa ogni dettaglio, ascolta il becchettio dei merli ai quali allunga molliche, intorno i fiori sembrano bisticciare tra loro, impara dalla natura acquisendone la calma serafica, la studia e ne raccoglie le tracce tra i libri, si commuove davanti alla prima neve. Il suo delicato sbocciare e l’inclinazione alla contemplazione delle piccole cose viene sempre accompagnato dall’espressione da “orologio a pendolo” del padre o dal silenzio indisposto di Madre. Le giornate scorrono scandite dalla quotidianità assieme ai fratelli Austen e Lavinia, ed Emily inizia a spillare le parole, come farfalle, a pezzetti di carta rubacchiati tra una faccenda e l’altra. Le stagioni si susseguono in circolo ed Emily perde la sua amica Sophie, senza lacrime. Durante il seminario Emily studia molto e condivide la vita, i sogni e i giochi di parole con le altre ragazze iscritte, domandandosi anni dopo come può qualcuno rispondere allo stesso nome dopo essere cambiato così radicalmente. Emily comincia ad arrovellarsi sulla trinità. Per un problema di salute ritorna a casa e alle occupazioni domestiche intervallate dai momenti di quiete silenziosa nella sua stanza, quando può fare posto alla sua voce interiore. Si sente fuori posto, uno spaventapasseri. Osserva con distacco la sua famiglia, non vi si riconosce. Scopre nuove prospettive dalle passeggiate brevi fatte sempre nello stesso giardino. Il tempo sembra immobile, i suoi bisogni sono ridotti al punto che potrebbe non essere mai esistita.

Malgrado le numerose pubblicazioni sulla poetessa, Emily Dickinson resta un personaggio affascinante ed enigmatico per la sua visione del mondo e per la scelta di vivere quasi da reclusa, sempre accudita dalla sorella piu’ piccola Lavinia che, silenziosa come i suoi gatti, si aggira intorno a lei, discreta e protettiva. In questo saggio, delicato ed evanescente, scritto con uno stile che evoca lo spirito con cui Emily si affacciava al mondo, l’autrice Dominique Fortier ci accompagna attraverso i luoghi della sua esistenza, Amherset, Boston il seminario di Mount Holyoke, ci porta per mano attraverso pensieri di Emily e ricostruzioni della sua vita, facendoci conoscere i volti che l’avevano accerchiata e da cui ad un certo punto aveva deciso di staccarsi. La  paesia di Emily Dickinson è questo, sparire dietro quel filo d’erba che non avremmo mai visto, non certo sotto la luce delicata ed unica con cui lei riesce ad illuminarlo per noi, lo può far risorgere dalla neve. Lei è fatta di carne, sangue ed inchiostro. La Fortier ci suggerisce i quesiti che Emily quasi certamente si sarà posta, la ragazzina si domanda se anche gli altri vedano la realtà come fa lei, forse non hanno finestre altrettanto nitide. A tratti l’autrice fa incursione nel racconto parlandoci in prima persona di se stessa, raccontando di aver toccato come reliquie i manoscritti ed il fragilissimo herbarium di Emily che sono custoditi alla Houghton Library dell’Università di Harvard, non si possono vedere ma solo manipolare dei fac-simile, tuttavia ci rende partecipi di un’esperienza commovente quasi lacerante, eppure ci fa scorgere come ogni giorno per Emily sia stato completo, in se e per se. Non c’è stata mancanza ai suoi occhi, quella di Emily è vita piena, fatta di ripetizione che trasforma il tempo in un unico filo continuo e sospeso nell’infinita bellezza delle piccole cose che lei riesce a far vivere in semplici parole, con poche gocce d’inchiostro.